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Maròcco

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(Al-Mamlakah al-Maghribīyah). Stato dell'Africa nordoccidentale (442.311 km², esclusa la superficie del Sahara Occidentale). Capitale: Rabat. Divisione amministrativa: regioni (14). Popolazione: 32.000.500 ab. (stima 2012). Lingua: arabo (ufficiale), dialetti berberi, francese. Religione: musulmani (sunniti 97%, sciiti 2%), altri 1%. Unità monetaria: dirham (100 santimat). Indice di sviluppo umano: 0,617 (129° posto). Confini: Mar Mediterraneo (N), Algeria (E e SE), Niger, Sahara Occidentale (SW) (quest'ultimo però è stato interamente incorporato dal Marocco, che così confina con la Mauritania; l'annessione è tuttavia contestata in sede internazionale) oceano Atlantico (W). Membro di: EBRD, Lega Araba, OCI, ONU e WTO.

Generalità

Formatosi con l'unione dei due territori che costituivano i protettorati francese e spagnolo, il Marocco si è esteso verso S nel 1958 annettendo la fascia di territorio compresa tra il Draa e il parallelo di 27º 40´, ceduta dalla Spagna. Nel 1960 incorporò il territorio di Tangeri e nel 1969 acquisì dalla Spagna la zona di Ifni sulla costa atlantica. Tra il 1976 e il 1979 il Marocco procedette all'annessione del Sahara Occidentale (ex Sahara Spagnolo). Sulla costa mediterranea invece sussistono ancora le due enclaves spagnole di Ceuta e Melilla, che il Marocco rivendica. Il territorio del Marocco corrisponde al settore più occidentale e montuoso del Maghreb; è quindi una regione geograficamente periferica nell'ambito del mondo arabo-islamico, al quale tuttavia il Marocco deve lingua e religione, nonché l'elaborazione di una civiltà ricca e raffinata. Il suo nome infatti deriva dalla parola Maghreb, che in arabo significa "Occidente". La sua storia nazionale si è caratterizzata per una più lunga indipendenza di fatto e una più breve esperienza coloniale sotto forma di protettorato, diventando indipendente nel 1956. Il Marocco si distingue per un'apertura ai Paesi occidentali pur restando ancorato alla sua identità di stato islamico, alla solidarietà con gli altri Paesi maghrebini e con gli altri Stati del continente.

Lo Stato

Il Marocco è una monarchia costituzionale dal 28 marzo 1956. In base alla Costituzione, approvata per referendum nel settembre del 1992, capo dello Stato è il sovrano, che nomina il Primo ministro e i responsabili dei principali dicasteri. Il governo è responsabile nei confronti del sovrano e del Parlamento, divenuto bicamerale in base alle modifiche apportate alla Costituzione nel 1996, cui è demandato il potere legislativo. Esso è costituito da una Camera dei Rappresentanti, eletta a suffragio diretto per 5 anni, e da una Camera dei Consiglieri, eletta per i 3/5 dagli organismi locali e per i restanti 2/5 dalle organizzazioni professionali. Il sistema giudiziario si basa sul diritto francese e sulla legge islamica (shari‘ah). Nel 2004 sono state approvate una serie di norme che riconoscono alla donna diritti personali e patrimoniali fino ad allora negati. La giustizia è amministrata, nel suo massimo grado, dalla Corte suprema, con sede a Rabat, divisa in 5 Camere; successivamente troviamo le Corti d'appello; i tribunali sodad, competenti in materia civile, commerciale e personali; e i tribunali di prima istanza. La pena di morte è in vigore, ma le esecuzioni non hanno luogo dal 1993. Le forze armate sono divise nelle tre armi tradizionali. Accanto a questi lavorano la gendarmeria reale e le forze ausiliarie, una forza paramilitare che opera per la sicurezza interna. Il servizio militare dura 12 mesi. L'istruzione è gratuita, in tutti suoi grandi, purché sia impartita nella scuola pubblica. La scuola primaria è obbligatoria, comincia all'età di 7 anni e ha durata di 6 anni. Quella secondaria dura anch'essa 6 anni e si articola al suo interno in due microcicli. Malgrado l'aumento della popolazione scolastica la percentuale di analfabeti nel Paese è ancora alta, circa il 44,4% nel 2007. Le più importanti università del Paese si trovano a Rabat, Marrakech, Oujda, Casablanca e Tétouan.

Territorio: morfologia

La regione fu sottoposta nell'era paleozoica all'orogenesi ercinica che diede origine a una serie di allineamenti montuosi, successivamente logorati e peneplanati dall'erosione meteorica; in seguito fu più volte sommersa dal mare, con conseguente formazione di potenti strati di sedimenti, in prevalenza arenarie, calcari e conglomerati, d'origine sia marittima sia continentale, sovrapposti alle rocce di base risalenti al Cambriano e anche al Precambriano o Archeozoico (scisti in prevalenza, che formano lo zoccolo continentale dell'Africa). L'orogenesi alpino-himalayana cominciò a manifestarsi già nel Mesozoico, raggiungendo però il suo massimo sviluppo nell'era cenozoica; ne ebbero origine i poderosi allineamenti montuosi che interessano il territorio marocchino, disponendosi fra loro paralleli, se si eccettua il Rif (Er Rif), con direzione predominante NE-SW: dal Mediterraneo alla valle del Draa si susseguono infatti le catene del Rif, del Medio Atlante, dell'Alto Atlante e dell'Anti Atlante. Il Rif, formato in prevalenza da rocce mesozoiche, si estende ad arco lungo la costa mediterranea con la convessità rivolta a SW tra la bassa valle del fiume (oued) Moulouya e lo stretto di Gibilterra, oltre il quale si raccorda geologicamente con le catene della Cordigliera Betica; è un allineamento compatto, che ha la sua cima più elevata nel Jebel Tidiquin (2456 m). A S dell'accentuata depressione tettonica rappresentata dal cosiddetto “corridoio di Taza”, che digrada progressivamente fino a confluire da sinistra nella valle del Moulouya, si erge la catena del Medio Atlante, delimitato a E dalla valle superiore del Moulouya, mentre a W digrada dolcemente verso la pianura costiera atlantica del Rharb; ha struttura in parte tabulare e in parte corrugata, e tocca i 3340 m nell'Adrar-Bou-Nasseur. Procedendo verso S succede l'Alto Atlante che si salda al Medio Atlante mediante la regione montuosa di Beni-Mellal; si tratta di una catena continua, possente ed elevata, con cime superiori ai 4000 m (Djebel Toubkal, 4165 m, massima elevazione del Marocco e di tutta l'Africa settentrionale), che si estende per oltre 700 km con fianchi profondamente incisi da lunghe vallate. La catena si presenta più stretta ed elevata nel settore occidentale, a W del Tizi n'Tichka (2270 m), uno dei suoi valichi principali, più ampia ma con cime ancora molto alte in quello centrale, mentre nel settore orientale è assai più bassa con una serie di minori allineamenti divergenti a ventaglio, trapassando gradualmente nell'arido altopiano che si stende in prossimità del confine con l'Algeria. A SW l'Alto Atlante si salda mediante il massiccio vulcanico del Jebel Siroua (3304 m) con l'Anti Atlante, grande piega che ha fatto sollevare le antiche rocce precambriane e paleozoiche, e che si abbassa a S verso la valle del Draa e le prime hamada sahariane. Il versante meridionale del Rif e quelli settentrionali del Medio e dell'Alto Atlante digradano dando origine a un vasto altopiano, cui succede una serie di pianure costiere, fertili e assai popolate, che costituiscono anzi i vertici della geografia umana del Paese. La maggiore è quella settentrionale (il Rharb), compresa tra il Rif e il Medio Atlante e attraversata dal Sebou; fra le estreme propaggini sudoccidentali dell'Alto Atlante e l'Anti Atlante si apre la piana del Souss, che, come il Rharb, è un'ampia depressione colmata da recenti alluvioni. Altre pianure atlantiche sono quelle formate dall'Oum-er-Rbia e dal Tennsift. Sul Mediterraneo si stende una sola vasta pianura, corrispondente alla bassa valle del Moulouya. Il Marocco ha uno sviluppo costiero di 1750 km; mentre le coste atlantiche sono in genere unite e basse, quelle mediterranee, tranne che in corrispondenza delle foci fluviali, sono piuttosto alte e frastagliate per la prossimità al mare della catena del Rif.

Territorio: idrografia

La disposizione dei rilievi montuosi, nella parte centrale del territorio, condiziona la struttura a raggiera dell'idrografia marocchina. Verso l'interno scendono vari corsi d'acqua (Ziz, Guir ecc.), che per essere insufficientemente alimentati si perdono nel deserto e rientrano quindi nella vastissima area endoreica dell'interno dell'Africa settentrionale dando però vita a tutta una serie di oasi. I corsi d'acqua che scendono al mare, grazie alle precipitazioni relativamente abbondanti sui versanti montuosi esterni, hanno uno sviluppo ben maggiore, ma un regime assolutamente torrentizio per la grande irregolarità delle precipitazioni. Alle lunghe magre estive, culminanti nel settembre, succedono portate abbondanti e piene violente ma brevi, dovute alle piogge invernali. Essi svolgono inoltre un'intensa azione di erosione e di deposito; sono quindi caratterizzati da profonde gole, frane frequenti, imponenti conoidi di deiezione e abbondante materiale detritico, che ingombra gli alvei fluviali. Il fiume principale è l'Oum-er-Rbia, che nasce nel Medio Atlante e che, attraversati gli altopiani del Chaouia, sfocia nell'Atlantico poco a N di El-Jadida. Gli altri maggiori corsi d'acqua del versante atlantico sono i citati Sebou, Tensift e Souss. Nel settore sudoccidentale del Paese si sviluppa il Draa, fiume atlantico quanto a foce (raggiunge però l'oceano solo negli anni più piovosi) ma sahariano per origine poiché nasce dal versante interno dell'Alto Atlante; è teoricamente il più lungo fiume (ca. 1200 km) del Marocco, ma il corso medio e inferiore è normalmente asciutto. Il principale tributario del Mediterraneo è il Moulouya, che scorre tra le catene del Medio e dell'Alto Atlante.

Territorio: clima

La posizione astronomica situa il Marocco nella zona temperata calda, ma la sua morfologia e i differenti influssi marittimi, cui è soggetto, determinano condizioni climatiche assai diverse da zona a zona. Il clima mediterraneo interessa la regione montuosa del Rif, specialmente le parti meno elevate del suo versante esterno, il clima atlantico la parte occidentale del Paese, il clima continentale le regioni interne montuose, il clima sahariano tutto il territorio che si stende a S dell'Alto Atlante. Le temperature sono generalmente miti sulle fasce costiere e tendono ad aumentare procedendo verso S, dove però vengono mitigate dalla prossimità della fredda corrente delle Canarie: così a Tangeri e a Casablanca la temperatura media annua è di ca. 17 ºC, a Safi di 20 ºC, ma ad Agadir di 18 ºC. Dalle aree costiere a quelle dell'interno si accentuano progressivamente le escursioni termiche sia giornaliere sia stagionali; nelle aree più interne le massime assolute estive possono raggiungere i 50 ºC (altopiano di Tadla) e le minime invernali toccare anche i -20 ºC (Jebel Toubkal). Le precipitazioni in genere diminuiscono da N a S e da W a E. L'area più piovosa (oltre 800 mm annui) è rappresentata dal Rif occidentale e dal versante atlantico del Medio Atlante, quella più arida (meno di 200 mm) dai territori desertici meridionali; le pianure costiere e le aree esterne di pedemonte ricevono precipitazioni varianti in media tra i 400 e gli 800 mm, nel resto del Paese si hanno oscillazioni tra i 200 e i 400 mm. La neve è frequente d'inverno nelle aree montuose più elevate, dove, al di sopra dei 2000 m, persiste sul terreno da 2 a 3 mesi nel Rif, da 3 a 4 nel Medio e ancor più nell'Alto Atlante.

Territorio: geografia umana

Nonostante la profonda arabizzazione del Paese, la popolazione marocchina è ancora costituita in parte dal gruppo etnico berbero (45%), che si è conservato in tutta la sua purezza nelle regioni montuose più appartate dell'interno; gli arabi, giunti qui nel sec. VII, sono il 44%. Gli altri gruppi, complessivamente, sono l' 11%. Tuttavia, data la difficoltà se non l'impossibilità di distinguere il più delle volte gli arabi dai berberi, si parla spesso qui genericamente di popolazioni arabo-berbere. Nella regione dell'Anti Atlante si ebbe inoltre un'infiltrazione neroafricana, che ha dato origine a meticciamenti con i berberi. Caratteristica fu anche l'immigrazione ebraica, particolarmente intensa tra i sec. XIV e XVII. La prima metà del sec. XX aveva visto l'immigrazione di circa 300.000 europei, ma questi, dopo la cessazione dei protettorati francese e spagnolo sono rifluiti in gran numero verso l'Europa, o hanno preso la strada dell'America. Contemporaneamente anche molti ebrei hanno lasciato il Marocco per Israele, altri Paesi europei e il Nordamerica. La popolazione marocchina è cresciuta nel sec. XX con un ritmo elevatissimo, per effetto delle migliorate condizioni di vita: nel 1931 era di 6 milioni di ab., quasi raddoppiati nel 1961 e più che quadruplicati nel 2000. La crescita demografica, a lungo fra le più elevate del mondo, si è ridotta all'1,9% (1994-99). La densità della popolazione è di 72 ab./km². I valori demografici più elevati si registrano nelle aree costiere, in particolare nella zona di Tangeri e nel retroterra di Casablanca. Procedendo verso l'interno la densità decresce ma in misura ineguale, secondo le possibilità economiche delle varie zone, sino a giungere nella regione sahariana e nel settore orientale del Paese a valori semidesertici. Dove le condizioni climatiche e la fertilità dei suoli lo consentono, la popolazione è sedentaria e vive raccolta in villaggi ma anche in case sparse; nelle zone più povere e aride, dove le attività economiche sono strettamente legate alla pastorizia, cioè in gran parte della sezione meridionale del Paese, la popolazione vive in tende e si sposta continuamente alla ricerca di sempre nuovi pascoli per il bestiame. Caratteristici sono nell'Alto Atlante i villaggi fortificati (ksar) a difesa delle razzie che un tempo esercitavano i nomadi del Sahara. L'urbanesimo interessa oltre la metà degli ab. (nel 2012 era il 57,4%), che per quasi un terzo si concentrano a Casablanca (o Dar-el-Beida), moderna metropoli industriale, commerciale e portuale, sviluppatasi vertiginosamente a partire dai primi anni del sec. XX. Il Marocco vanta inoltre 4 città “imperiali”: Rabat, l'odierna capitale, Fès, Marrakech e Meknès; si tratta di antiche città islamiche, sorte in epoche diverse come sedi del governo centrale delle differenti dinastie che si avvicendarono al potere, sviluppatesi come vivaci centri di mercato e poi anche come centri industriali e turistici. Di grande interesse è la struttura di queste città e di alcune altre minori: nel Marocco infatti l'urbanesimo islamico ha elaborato i suoi modelli più caratteristici (soprattutto a Fès e Marrakech è ancora intatto) con la cinta muraria, il souk o mercato, le moschee, la casbah o cittadella, la mellah o quartiere ebraico; accanto alla medina, o città antica, normalmente su un'area completamente distinta, sono sorti in età coloniale i quartieri residenziali di tipo europeo, che si sono sviluppati in modo autonomo, rispettando così il carattere straordinariamente suggestivo del centro originario. Città antichissima è Tangeri, in ottima posizione sullo stretto di Gibilterra, che grazie allo statuto di città internazionale fu centro bancario e finanziario assai fiorente; oggi va riprendendo importanza come scalo marittimo (sbocco in particolare della regione del Rif) e stazione climatico-balneare. Altre città di rilievo sono Salé, quasi congiunta alla capitale, Tétouan, già capoluogo del Marocco spagnolo, i porti atlantici di Safi e Kénitra, e Oujda, importante nodo ferroviario in prossimità del confine con l'Algeria.

Territorio: ambiente

Il Marocco appartiene alla regione floristica mediterranea, benché vi crescano specie mancanti nelle altre regioni dell'Africa settentrionale e presenti invece nella Penisola Iberica (p. es. la tuia), oppure nelle isole Canarie, che fino al Cenozoico formavano con il Marocco un'unica entità geomorfologica. Belle foreste si trovano sugli umidi versanti esterni dell'Atlante e sul Rif, dove tra l'altro alligna il cedro; la steppa arbustiva con specie erbacee e di graminacee caratterizza gran parte del Paese. Infine nel Marocco meridionale appaiono specie sahariane o tropicali, come le acacie, le piante bulbose (asfodelo), le graminacee e la palma nana; nelle oasi del deserto sono intensamente coltivate le palme da datteri. La fauna selvatica del Marocco è molto varia: qui infatti vivono specie sia europee sia africane. Tra le prime ricordiamo volpi, conigli, cinghiali, lontre e scoiattoli; tra le seconde, gazzelle, babbuini, capre selvatiche e vipere. Il paesaggio vegetale spontaneo del Paese è stato profondamente alterato dall'uomo, che ha ridotto l'estensione del bosco originario in favore del pascolo, ha messo a coltura vaste aree e ha introdotto nuove specie, come il fico d'India e l'eucalipto. Questi cambiamenti sono la causa dei principali problemi ambientali che il Marocco deve affrontare: l'erosione del suolo, il progressivo aumento della desertificazione e la scarsità delle risorse idriche. Dodici sono i parchi nazionali del Paese a cui vanno aggiunte altre aree protette, per un totale del19,9% del territorio nazionale.

Economia: generalità

Il Marocco è abbastanza favorito quanto a risorse. Durante il periodo coloniale la sua economia subì un profondo cambiamento: le terre un tempo destinate al pascolo e alla raccolta della legna vennero ridistribuite ai coloni europei provocando la disgregazione della tradizionale economia agropastorale; per i pastori e i contadini (fellahin) cominciò il processo di emigrazione dalle campagne alle città. L'attività agricola allo stesso tempo ricevette un forte impulso: l'irrigazione fu estesa mediante la costruzione di dighe sui principali corsi d'acqua (soprattutto nel Centro e nel Sud del Paese) e vennero introdotte nuove colture commerciali; si diede allora anche avvio allo sfruttamento dei giacimenti di fosfati e furono incrementate le comunicazioni terrestri e marittime. Dopo l'indipendenza lo Stato attuò una politica di "pianificazione liberale" e, durante gli anni sessanta del sec. XX, il Paese vide un forte sviluppo del settore secondario. Per realizzare il decollo economico il governo adottò una politica volta a un adeguamento strutturale, sotto il controllo del Fondo Monetario Internazionale. Fu approntato un programma generale teso a incoraggiare gli investimenti privati nazionali e lo sviluppo di piccole e medie imprese locali. Vennero, inoltre, favorite le produzioni orientate all'esportazione, specialmente nel settore manifatturiero, in modo da creare nuovi posti di lavoro, ridurre l'alto tasso di disoccupazione/sottoccupazione (che rimane comunque elevato 9,6% nel 2008) e contemporaneamente diversificare i beni esportati. Il quadro macroeconomico è, nel primo decennio del Duemila, positivo e, grazie sopratutto agli investimenti esteri e alle rimesse degli emigrati, il PIL è in crescita (86.394 ml $ USA nel 2008) e il PIL pro capite è elevato (2.748 $ USA nel 2008). Il Marocco dispone di risorse naturali e potenzialità industriali e anche il turismo contribuisce alla sua crescita economica. Di fronte alla grave crisi di identità e di coesione regionale che colpisce il Maghreb, il Marocco rappresenta il principale punto di riferimento delle politiche europee volte a recuperare migliori relazioni con l'Africa settentrionale, nel quadro di un'auspicata integrazione dell'area mediterranea. Il Marocco, del resto, ha sempre costituito una cerniera negli scambi commerciali dell'Europa occidentale, nell'ambito della quale è soprattutto la Francia a sostenere il processo di democratizzazione e di ristrutturazione economica del Paese. Sul piano commerciale la firma di un trattato con l'Unione Europea (1996) per la rimozione delle barriere doganali, oltre a limitare le controversie legate alle zone di pesca e all'esportazione di agrumi, in concorrenza con i Paesi mediterranei della Comunità stessa, ha aperto alla prospettiva della creazione di una zona di libero scambio. Rimane ancora un importante fonte di valuta estera per il Paese (secondo alcuni la principale fonte prima ancora dei fosfati e delle rimesse degli emigrati) la commercializzazione del kif (cannabis): il Marocco è il primo esportatore mondiale di hashish (2007) e il primo fornitore dell'Europa.

Economia: agricoltura, foreste, allevamento e pesca

L'agricoltura è una fondamentale struttura portante dell'economia marocchina e occupava nel 2006 il 45,4% della popolazione attiva, partecipando all'esportazione in misura molto rilevante. Malgrado il forte incremento della produzione registrato negli anni Ottanta del Novecento, nel suo sviluppo l'agricoltura è stata però frenata dalla suddivisione delle terre caratterizzata da un lato dall'estrema parcellizzazione fondiaria, dall'altro da latifondi sufficientemente sfruttati; dall'estensione delle aree poste a coltura pari al solo 21,8% della superficie territoriale; dalla carente meccanizzazione e impiego dei fertilizzanti; infine dalla scarsa diversificazione che rende l'intero settore agricolo molto soggetto a pesanti fluttuazioni della produzione. La costruzione di dighe negli anni Settanta del XX secolo ha permesso l'incremento dei perimetri irrigui. Oltre metà dell'arativo è destinato ai cereali (grano, orzo, frumento, mais). Nella valle del Sebou prospera la viticoltura, praticata in origine solo per l'uva, oggi anche per la vinificazione; l'olivo è diffuso soprattutto nelle regioni di Marrakech, Fès e Meknès. Un rimarchevole sviluppo si è avuto nel settore ortofrutticolo, in buona parte destinato all'esportazione: pomodori, patate, legumi, agrumi, albicocche, mele, pesche, datteri, fichi ecc. Si hanno inoltre, tra le colture industriali, quelle del cotone, del girasole, del lino, delle arachidi, delle barbabietole da zucchero e del tabacco. § Le foreste interessano ca. il 7% della superficie territoriale; hanno notevole importanza per le numerose essenze di pregio, quali il cedro, la tuia e la quercia da sughero. § Diffusissimo è l'allevamento, in prevalenza estensivo, che annovera soprattutto ovini, caprini, volatili da cortile e in minor misura bovini e asini. Le attività di pascolo sono però fortemente dipendenti dall'andamento climatico e il loro rendimento è considerato poco competitivo. § In continua espansione è la pesca, favorita dai fondali marini e dalle correnti, e che dispone di vari porti quali Safi, Agadir e Mohammedia, con vari impianti conservieri.

Economia: industria e risorse minerarie

Il Marocco possiede un consisteste sistema industriale. Le aree di produzione delle materie prime e i grandi centri portuali, massimamente Casablanca, sono le zone di più intensa industrializzazione (in questa fascia sono collocate l'80% delle imprese e il 70% degli impiegati). Hanno particolare rilievo i settori basati sulla trasformazione di materie prime di produzione locale, come l'alimentare (oleifici, zuccherifici, conservifici, pastifici ecc.), il tessile (cotonifici), il conciario (assai pregiate sono le marocchinerie), il chimico (fertilizzanti soprattutto, ma anche acido solforico), la manifattura di tabacchi; si sono inoltre registrati progressi nei settori siderurgico, metallurgico, cementiero, petrolchimico, meccanico, cartario e della gomma. Rinomata e di alto livello è infine la produzione di tappeti. § L'attività estrattiva era già praticata sin dall'epoca romana, ma solo nella seconda metà del sec. XX ha conseguito uno sviluppo tale da divenire un elemento di fondamentale importanza per l'economia nazionale. Come si è detto, il sottosuolo è ricco soprattutto di fosfati (di cui il Paese è il secondo produttore mondiale), estratti in prevalenza nelle zone di Khouribga, Youssoufia e Khemis des Meskala ed esportati attraverso i porti di Casablanca e di Safi. Vengono estratti inoltre in discrete quantità minerali di ferro, manganese, piombo, zinco, stagno, rame, argento, cobalto, antimonio, molibdeno e piriti. Il Marocco è praticamente privo di minerali energetici (si estraggono quantitativi estremamente modesti di carbone, petrolio e gas naturale) e importa il 90% del fabbisogno energetico sotto forma di petrolio; è peraltro buona la produzione di energia elettrica, grazie alla realizzazione delle varie dighe.

Economia: commercio, comunicazioni e turismo

La bilancia commerciale è costantemente in passivo. Si esportano in prevalenza fosfati, agrumi, pomodori e altri prodotti ortofrutticoli, acido solforico, fertilizzanti, tappeti ecc., mentre si importano essenzialmente combustibili, veicoli e macchinari, nonché considerevoli quantitativi di cereali e altri generi alimentari; gli scambi si svolgono per più di due terzi con l'Unione Europea e in particolare con la Francia, quindi con gli USA. In crescita i rapporti commerciali con Russia, Arabia Saudita (per il petrolio) e Cina. § Il Marocco dispone di un'efficiente e in continua espansione rete di vie di comunicazione stradali (57.493 km nel 2004) e ferroviarie, che unisce tutti i principali centri. La rete stradale si articola sulle due litoranee, mediterranea e atlantica, e sulle due arterie interne, che raccordano la costa l'una con Fès e Meknès, l'altra con Marrakech. Svolge in parte un analogo tracciato la rete ferroviaria, che si collega con quella algerina: molto attivi sono i rami ferroviari al servizio dell'industria estrattiva che dall'interno giungono a Safi e a Casablanca. Quest'ultima è il principale porto del Paese; seguono Tanger (Tangeri), Safi, Mohammedia, Kénitra e Agadir. Sempre più intensi sono i collegamenti aerei; Casablanca, Rabat, Tanger, Agadir e Marrakech sono i maggiori aeroporti internazionali. § Notevole importanza ha il turismo, favorito da molteplici richiami d'arte e naturalistici e dalle ottime attrezzature ricettive delle molte stazioni climatiche e balneari (Casablaca, Marrakech, Agadir, Tanger e Restinga). I flussi turistici superano in media i 5 milioni di arrivi annui (5.843.000 ingressi nel 2005) e forniscono alla bilancia dei pagamenti un contributo apprezzabile.

Preistoria

I giacimenti relativi alle più antiche tracce di frequentazione umana sono abbastanza numerosi, soprattutto nei dintorni di Casablanca. Lo sfruttamento di cave a Sidi-Abderrahman ha permesso il rinvenimento di industrie riferibili a fasi forse anche pre-acheuleane, ma soprattutto relative a diversi stadi della sequenza acheuleana del Paese (S. A. Cunette, S. A. Extension, S. A. Fronte Est, cava della STIC, cava Thomas, ecc.). Diversi resti umani rinvenuti in queste e altre località (Salé, vicino a Rabat, cava Thomas, grotta delle Littorine a Casablanca, ecc.) datano al Pleistocene medio e sono generalmente riferiti a Homo erectus, mentre per alcuni dei più recenti (Temara, non lontano da Casablanca) si è pensato a un'evoluzione regionale di Homo erectus verso Homo sapiens. Industrie musteriane sono conosciute nei livelli basali della grotta dei Contrebandiers (Rabat), a Gebel Irhoud, vicino a Safi (dove sono associate a resti cranici riferiti o a una varietà nordafricana dei Neandertaliani o a una fase della già menzionata evoluzione regionale a partire da Homo erectus), e nella grotta di Taforalt (Oujda), dove a un Musteriano con tecnica Levallois segue una lunga sequenza con diverse fasi dell'Ateriano, datate da 34.500 a 32.300 a. C. ca., e industrie dal Paleolitico superiore fino all'Epipaleolitico (datate da 21.900 a 10.800 a. C. ca.), rappresentato da una necropoli con oltre 180 individui. L'Ateriano è anche diffuso in numerosi altri siti, come la già citata grotta dei Contrebandiers, dove è datato a ca. 23.700 a. C., El Harhoura (Rabat) dove i livelli ateriani, compresi tra 41.000 e 32.000, sono ricoperti da una necropoli del Paleolitico superiore, e Ain Aghbal, con Ateriano finale e Iberomaurusiano. Quest'ultima facies culturale è nota in diversi siti tra i quali si ricordano Uadi Mellah, vicino a Casablanca, Gar Cahal (Ceuta) e Sidi Abderrahman Extension.

Storia: dall'antichità al Settecento

Probabilmente raggiunto dai fenici già nel sec. XII o XI a. C., fu sede di colonie cartaginesi nel sec. V, secondo la tradizione del periplo di Annone. Nel sec. IV a. C. doveva già esistere un regno di Mauretania. Conquistata e tenuta dai vandali per circa un secolo, l'intera Mauretania fu riconquistata nel corso del sec. VI dai bizantini, che però ne controllarono solo alcune zone costiere. Poco dopo il 680 alcuni gruppi di arabi invasori giunsero nella Tingitana e ne fecero la base per la loro conquista della Spagna a partire dal 711. I rapporti tra gli autoctoni berberi e gli invasori arabi non furono dei più facili. Convertitisi all'eresia kharigita, i berberi si sollevarono e costituirono vari piccoli principati, sottratti al controllo degli arabi (ca. 740). Nel 788 si affermò la prima dinastia marocchina, che prese il nome dagli idrisiti (788-985); la seconda dinastia, quella dei Magharāwa, tentò inutilmente di liberarsi dal controllo che gli Omayyadi di Cordova avevano stabilito sul regno. Essa ebbe vita breve (985-1062). Dallo stato di disordine e decadenza in cui era caduto, il Marocco fu risollevato da un potente movimento religioso-politico, quello degli Almoravidi, che creò il primo Stato berbero della storia (1062-1147). Contemporaneamente al decadere degli Almoravidi cominciò a diffondersi un altro movimento religioso divenuto ben presto politico, quello degli Almohadi, che fondò una nuova potente dinastia berbera (1147-1269). Il suo primo sovrano, ʽAbd al-Mu'min (1147-63), assunse il titolo di principe dei credenti e dichiarò usurpatori i califfi abbasidi; si sostituì agli Almoravidi in Spagna ma poi preferì concentrare la sua azione e autorità nell'Africa settentrionale, portando sotto il proprio controllo tutto il territorio dall'Atlantico alla Gran Sirte, servendosi dell'aiuto degli Arabi Banū Hilāl, che deportò dalla Tunisia e Algeria in Marocco. Più tardi gli Almohadi dovettero fronteggiare una famiglia imparentata con gli Almoravidi, i Banū Ğāniyah i quali dalla loro residenza nelle Baleari mossero attacchi nel Nordafrica. Queste lotte e la sconfitta subita a Las Navas de Tolosa a opera dei re spagnoli coalizzati (1212) indebolirono la dinastia almohade. Gli emiri di Tunisi e di Tlemcen si resero indipendenti rispettivamente nel 1235 e 1236 mentre i Merinidi passavano all'attacco. Occupata Fès e quindi Marrakech, dove uccisero l'ultimo almohade, i Merinidi dettero inizio a una nuova dinastia cui succedette poi quella dei Waṭṭāsidi. Sotto queste due dinastie ebbe inizio l'attacco ai porti del Marocco da parte di spagnoli e portoghesi, provocando una reazione anticristiana che favorì l'affermazione dei Saʽdidi, dinastia sceriffiana, cioè discendente da Maometto, che riuscì a tenere testa vittoriosamente agli attacchi dei Turchi di Algeria non meno che a quelli di spagnoli e portoghesi. La morte del grande sultano Aḥmad al-Manṣūr (1603) aprì un lungo periodo di rivalità tra i successori con la conseguente creazione di repubblichette autonome. Da questa situazione caotica emerse una nuova dinastia sceriffiana: quella degli Alawiti (1659). I primi due sultani ricostituirono l'unità del regno, mentre il terzo, Mūlāy Ismā'īl (1672-1727), si dedicò al suo consolidamento, riducendo all'obbedienza i gruppi berberi ribelli, organizzando un grosso esercito di schiavi neroafricani, strappando agli stranieri le località che avevano conquistato lungo le coste. Non altrettanto fortunato fu contro i turchi d'Algeria e gli spagnoli di Ceuta. Dopo la sua morte si ebbero circa trent'anni di disordini e di anarchia, cui pose fine un altro grande sultano, Muḥammad III (1757-90), che, oltre a sottomettere i berberi dissidenti, tolse ai portoghesi l'ultimo centro atlantico in mano loro (Mazagan, 1769) e favorì i rapporti commerciali con l'Europa con una serie di trattati.

Storia: dall'Ottocento all'indipendenza

Alla sua morte seguì un altro periodo di disordini, terminato con l'ascesa al trono di Mūlāy Sulayman o Sliman (1794-1822), che, capovolgendo la politica di Muḥammad, chiuse il Marocco agli europei, i cui agenti diplomatici e consolari furono costretti a risiedere a Tangeri. La conquista francese dell'Algeria (1830) fu fatale al Marocco. L'aiuto da questo dato ad ʽAbd al-Qādir ibn Muḥyī d-Dīn provocò la reazione della Francia, che inflisse una grave sconfitta alle forze marocchine, mentre la Spagna, irritata dagli attacchi ai presidi, condusse anch'essa una campagna contro il Marocco, terminata col Trattato di Tetuan (1860), che imponeva al sultano cessioni di territori e una pesante indennità di guerra. Per pagare l'indennità il Marocco fu costretto a contrarre prestiti in Europa, il che aprì la strada all'intervento straniero negli eventi interni del Paese. Sotto ʽAbd al-ʽAzīz ibn al-Ḥasan (1894-1908) maturò la crisi che portò il Marocco sotto il protettorato francese. Dopo un periodo di abile equilibrio tra le potenze e di saggia politica interna guidata, durante la minorità del sultano, dal reggente Bā Aḥmad, ʽAbd al-ʽAzīz non riuscì a dominare le rivolte interne, che furono prese a pretesto dalla Francia e dall'Inghilterra per i primi interventi. In base a un complesso gioco di accordi e compensi reciproci, la Francia ottenne il riconoscimento dei suoi interessi specifici sul Marocco, in cambio fu riconosciuta libertà di azione all'Inghilterra in Egitto (1904) e una zona di influenza spagnola nell'area settentrionale del Marocco (1904). Con l'Italia era stato raggiunto precedentemente un accordo che riconosceva i suoi interessi sulla Tripolitania e la Cirenaica (1902). La Germania, unica potenza che non aveva ricevuto compensi, era quindi l'unico possibile alleato del Marocco e con essa la Francia dovette superare numerose difficoltà. Dopo aver presentato ferme proteste in difesa dei propri interessi, Guglielmo II sbarcò a Tangeri (1905) assicurando il proprio appoggio ad ʽAbd al-ʽAzīz. Nel 1906 una conferenza tenuta ad Algeciras sembrò aver conciliato la necessità di difendere gli interessi francesi con quella di salvare l'integrità territoriale del Paese, ma di fronte ad azioni intraprese dalla Francia per affermare il proprio controllo si aprì una nuova crisi (il sultano intanto, travolto da questi avvenimenti, era stato costretto ad abdicare nel 1908). Il governo tedesco inviò nel 1911 una cannoniera ad Agadir e infine Parigi e Berlino raggiunsero un accordo (4 novembre 1911) per effetto del quale la Germania dava mano libera alla Francia in Marocco in cambio della cessione di ampi territori francesi a E del Camerun. Il 30 marzo 1912 la Francia stipulò la convenzione di protettorato col Marocco, seguita dalla Spagna (Convenzione 27 novembre 1912). Primo presidente fu Lyautey; Tangeri ebbe lo statuto di città internazionale. Dopo la ribellione scatenata (1921) nel Rif da Muḥammad ibn ʽAbd al-Karīm al Haṭṭābī (ʽAbd al-Krīm) contro la Spagna e la Francia, quest'ultima, che era riuscita a sconfiggere il capo berbero solo nel 1926 dopo un lungo periodo di combattimenti, impostò un'amministrazione sempre più diretta del protettorato tendendo a eliminare le strutture tradizionali, che in un primo tempo erano state conservate. Questa posizione, unita all'applicazione di una politica equivoca, tendente a privilegiare l'elemento berbero, accelerò il formarsi di un sentimento nazionale: la borghesia si legò ai movimenti riformistici, lo stesso sultano Muḥammad V ibn Yūsuf sembrava impegnato a ottenere l'alleggerimento del protettorato. A questi movimenti la Francia rispose nel 1934 col trasferimento del Paese sotto la giurisdizione del Ministero della Francia d'oltremare, dandogli cioè sempre più chiaramente un carattere coloniale. Durante la seconda guerra mondiale il Marocco, scosso da continue insurrezioni, si legò fin dal 1939 agli Alleati e dal 1941 alla Francia libera. Al termine della guerra, i movimenti nazionalistici, appoggiati da Muḥammad, mostrarono la ferma volontà di riacquistare l'indipendenza e la sovranità, tanto che il Marocco rifiutò di entrare a far parte dell'Unione Francese con la qualifica di Stato associato. La Francia reagì duramente deponendo ed esiliando il sultano, ma la pressione popolare, la guerriglia scatenatale contro nel Paese e le sconfitte subite su altri fronti (Indocina e Algeria) la costrinsero a mutare atteggiamento. Con la Convenzione del marzo 1956 la Francia rinunciò al protettorato e riconobbe l'indipendenza del Marocco.

Storia: il lento processo di modernizzazione

L'esempio francese fu seguito dalla Spagna, che nel 1958 cedette al Marocco anche la parte settentrionale del Sahara Spagnolo e nel 1969 Ifni. Il sultano assunse fin dal 1957 il titolo di re. Le tensioni sociali, che già durante il regno di Muḥammad avevano portato alla secessione dal partito Istiqlāl (che aveva dato il maggior contributo all'indipendenza) del movimento più rinnovatore guidato da Ben Barka al-Mahdī, si fecero più gravi dopo la morte del sovrano (1961). Gli successe infatti al trono il figlio Hassan II che, nonostante le promesse contenute nella Costituzione promulgata nel dicembre dello stesso anno, manifestò tendenze autoritarie sfociate nell'assunzione dei pieni poteri (1965). Se le riforme costituzionali del 1970 e del 1972 non valsero a soddisfare le aspettative dell'opposizione, un clima di relativa concordia nazionale sembrò delinearsi con la massiccia mobilitazione promossa dal sovrano per annettere, d'intesa con la Mauritania, il territorio del Sahara Occidentale in base agli accordi di Madrid (novembre 1975). L'iniziativa provocò però la reazione armata delle locali forze di liberazione del Fronte Polisario, sostenute dall'Algeria e dalla Libia. Le elezioni politiche del giugno 1977 videro l'affermazione dello schieramento filomonarchico, ma il prolungamento dello stato di guerra incrinò la tregua interna, esasperando il malcontento per la politica economica del governo. La crisi, segnata da una lunga serie di agitazioni sociali, culminò nei sanguinosi tumulti di Casablanca (giugno 1981). Ne conseguì un'accentuata azione repressiva del governo, che solo nel corso del 1982 cominciò a dare qualche segno di graduale allentamento. Permanendo il sostegno degli Stati confinanti alla RASD (Repubblica Araba Saharaui Democratica, proclamata in esilio dal Fronte Polisario nel 1976), il Marocco cercò quindi di attenuare l'opposizione all'annessione compiuta stipulando nel 1984 un trattato d'unione con la Libia. La posizione moderata assunta sulla questione israeliana (con contatti diretti fra i due Paesi) però pose fine ben presto a tale esperienza (1986), mentre il continuo impegno diplomatico produsse un graduale riavvicinamento agli altri Paesi della regione. La ripresa delle relazioni con l'Algeria (nel 1988, dopo tredici anni di interruzione) così anticipò l'accettazione di un piano di pace dell'ONU per il Sahara Occidentale. Dopo l'incontro del gennaio 1989 fra Hassan II e una delegazione saharaui i progressi comunque si bloccarono parallelamente all'esclusione del Fronte Polisario dal vertice di istituzione dell'Unione del Maghreb Arabo (febbraio) e, solo nel giugno del 1991, Hassan II, diplomaticamente isolato, dovette accettare un piano di pace dell'ONU che stabilì l'entrata in vigore del cessate il fuoco dal 6 settembre 1991, prevedendo inoltre lo svolgimento di un referendum per l'autodeterminazione del Sahara Occidentale, che continua a essere rinviato. Il 4 settembre 1992 venne approvata per referendum una nuova Costituzione che introduceva caute riforme, lasciando sostanzialmente inalterati gli ampi poteri del sovrano. Nella politica interna il protrarsi della crisi economica, anche in conseguenza delle misure d'austerità adottate, mantenne comunque vive le tensioni sociali; crescente attenzione fu rivolta peraltro al tema del rispetto dei diritti dell'uomo. Negli anni Novanta la politica di buon vicinato e la sempre maggiore proiezione del sovrano Hassan II verso i Paesi occidentali fu finalizzata ad attenuare la pressione internazionale per la soluzione della questione del Sahara Occidentale. Il cauto processo di modernizzazione dello Stato, avviato nel 1992, proseguì nel decennio con atti di clemenza nei confronti dei detenuti politici (luglio 1994), con il riconoscimento dell'insegnamento della lingua berbera nella scuola primaria (agosto 1994) e, soprattutto, con l'istituzione di un Parlamento bicamerale (settembre 1996). I migliori rapporti internazionali consentirono a Hassan II di diluire gli effetti del piano di pace dell'ONU del 1991 per lo svolgimento di un referendum sul destino del Sahara Occidentale. In realtà il Marocco non era molto interessato a favorire l'organizzazione del referendum, nella consapevolezza di una quasi scontata vittoria dei separatisti del Fronte Polisario. L'unica possibilità di sovvertire un risultato negativo fu affidata alla definizione di un criterio più elastico per identificare i soggetti aventi diritto al voto e, in questa direzione, Hassan II trovò un insperato aiuto nell'allora segretario dell'ONU Pérez de Cuéllar il quale, alla scadenza del suo mandato, decise di annullare i precedenti principi di identificazione includendo coloro che vivevano nel territorio Saharawi da almeno sei anni. Si trattava di un principio evidentemente favorevole a Hassan II, poiché avrebbe ammesso al voto le molte migliaia di marocchini giunti nel Sahara Occidentale con le “marce verdi” da lui organizzate negli anni precedenti. La contrarietà del Fronte Polisario all'introduzione di tale norma ebbe l'effetto di paralizzare l'attività della missione creata dall'ONU (MINURSO) che, constatata l'impossibilità di procedere verso il referendum, decise di sospendere l'attività della propria missione, riducendone anche parte del personale militare (maggio 1996). Alla morte di Hassan II, nel luglio 1999, gli successe al trono il figlio Sîdi Muḥammad. Questi, ricevuta una pesante eredità sul piano sociale, oltre all'insoluta crisi del Sahara Occidentale, diede avvio a una cauta politica di rottura con il passato repressivo: liberazione dei prigionieri politici, lotta alla disoccupazione, garanzia di maggiori diritti alle donne. Nel luglio 2002 truppe marocchine occuparono l'isolotto disabitato di Perejil posto nominalmente sotto la sovranità spagnola: ne scaturiva una grave crisi con la Spagna che, dopo la mediazione dell'UE, si concluse con il ritiro dei militari marocchini e il ripristino dello status quo. Nel 2003 il Marocco venne colpito da gravi attentati terroristici compiuti da fondamentalisti islamici. Nella scia della politica di concessione di maggiori diritti alla popolazione perseguita dal nuovo sovrano, nel gennaio 2004 il Parlamento approvò il nuovo Codice di famiglia, proposto dal re, che sancisce l'uguaglianza di uomini e donne davanti alla legge. Nel settembre 2007 si sono svolte le elezioni legislative caratterizzate però da una fortissima astensione al voto. L'onda delle proteste che toccava tutti i Paesi del Maghreb coinvolgeva anche il Marocco, dove si svolgevano numerose manifestazioni nella primavera del 2011. Il re Muḥammad VI predisponeva una riforma costituzionale per aumentare i poteri al Primo Ministro, scelto dal re all'interno del partito di maggioranza. Con un referendum la riforma veniva approvata con oltre il 98% dei votanti. Nel novembre del 2011 il partito islamico moderato Giustizia e Sviluppo (Pjd), da trent'anni all'opposizione, vinceva le elezioni legislative.

Cultura: generalità

I paesaggi del Paese sono quelli legati alla cinematografia classica, che il mondo occidentale ricorda e conosce: sono infatti gli sfondi di Lawrence d'Arabia di D. Lean, L'uomo che sapeva troppo di A. Hitchcock, Il tè nel deserto di B. Bertolucci, Marrakech Express di G. Salvatores. Il Marocco infatti rappresenta un crocevia tra Medio Oriente, Africa ed Europa: le sue genti seguono la tradizione islamica, tendono all'Europa per il progresso economico, mantenendo le proprie radici berbere. Questa situazione si riflette in molti aspetti della vita quotidiana: i tradizionali passatempi maschili, come le rituali conversazioni accompagnate da un tè forte e scuro, vengono frequentemente interrotte dallo squillo dei telefoni cellulari; nell'abbigliamento il mantello copre la camicia di foggia occidentale, il turbante viene sostituito dal berretto. Accanto alla musica leggera convive il raï, una sorta di musica pop araba combinata con le melodie tradizionali, originaria della vicina Algeria. Oltre alla celebrazione delle tradizionali feste musulmane, tra le manifestazioni più interessanti si può citare il Festival del Folclore, che si svolge ogni anno in giugno a Marrakech: qui si incontrano gruppi provenienti da ogni parte del Paese che si esibiscono in danze tradizionali e musiche, accompagnati da liuti, tamburi e altri antichi strumenti. Particolarmente interessante è la musica dell'etnia gnawa, di origini sahariane, che esegue una musica ipnotica e trascinante. La vita marocchina si svolge anche all'aperto, sulle piazze abbellite da fontane e nei mercati (souk); vivo è l'artigianato (tappeti, cuoi, pelli, argento, rame), in cui il fabbricante è quasi sempre venditore dei propri prodotti. Il territorio testimonia i passaggi di numerose civiltà, e le antiche vestigia romane e moresche sono patrimoni dell'umanità protetti dall'UNESCO: della cultura islamica fanno parte la medina (la parte moresca) di Fès (1981), la medina di Marrakech (1985), la città imperiale di Meknès (1996), la medina di Tétouan (1997) e quella di Essaouira (2001); lo ksar di Aït Ben Haddou (1987), villaggio fortificato tra i meglio conservati del Paese, famoso per essere stato il set cinematografico di famosi film; l'importante sito archeologico della città romana di Volubilis (1997 e 2008); la cinquecentesca cittadella portoghese di El Jadida (2004) e Rabat, città storica e capitale moderna (2012).

Cultura: tradizioni

Paese musulmano, il Marocco mantiene soprattutto nei villaggi alcune delle antiche tradizioni. Qui, infatti, in passato, uomini e donne svolgevano la loro esistenza in due sfere nettamente diverse, e la vita dell'uomo e il ciclo della natura erano segnati da cerimonie e riti magici. Il quarantesimo giorno dopo la nascita il bambino veniva consacrato ai santi protettori del villaggio e gli venivano tagliati i capelli. L'età della circoncisione variava secondo le regioni. Una cerimonia particolare, detta tironja, era spesso celebrata per invocare l'acqua nei periodi di siccità e si concludeva con un banchetto. Feste importanti erano quelle dei datteri, delle rose, delle ciliegie e degli ulivi, del montone (comune in tutto il mondo musulmano). Il ramadan si conclude con feste familiari. La nascita del Profeta è sentita dappertutto e celebrata con molta partecipazione. L'abbigliamento tradizionale, che va scomparendo, si componeva di serual (pantaloni larghi), qmīs (lunga camicia di tela), caftano (abito da cerimonia femminile), e di una lunga cappa (burnus). La cucina è caratterizzata da piatti di carne ben cotta in salse dove zenzero e pepe si mescolano al miele e allo zucchero. Il piatto nazionale è il couscous: semola cotta a vapore che accompagna carni speziate di vario genere, soprattutto montone e pollo, insieme a verdure di ogni genere; la carne è spesso sostituita dal pesce nei paesi lungo la costa. La harira è invece una minestra molto densa, consumata soprattutto durante il periodo del ramadan, con legumi e carne. Altri piatti tipici dell'area sono le polpettine di carne macinata e speziata (kefta) e il kehap, lo spiedo di carne di montone o tacchino, sempre condito con abbondanti spezie. I dolci, molto zuccherati, sono a base di miele e mandorle. La bevanda più diffusa è il tè alla menta, ma esiste un'apprezzabile produzione enologica di vini rossi.

Cultura: letteratura

La letteratura in lingua araba del Marocco, sfuggito alla dominazione ottomana e pertanto rimasto ai margini delle correnti ideologiche e letterarie del mondo arabo, è di origine molto recente. Nei secoli scorsi, infatti, la produzione letteraria si espresse inizialmente nel dialetto arabo-ispanico e nella lingua melkhūn, basata sul marocchino volgare, influenzato dalla parlata dei beduini. Nel campo della poesia già nel sec. XIX i poeti marocchini tentarono di liberarsi con scarso successo degli schemi tradizionali. All'inizio del sec. XX la poesia egiziana esercitò una grande influenza sulla generazione di poeti marocchini, i cui versi furono caratterizzati da un esasperato nazionalismo. Tra gli autori di maggior rilievo spicca la figura dell'autodidatta Muṣṭafā al-Miʽdāwī (1937-1961), nella cui poesia si avverte un risentito tono di riscossa, avendo egli partecipato alla resistenza marocchina (1954-55). Altri significativi poeti contemporanei sono Muḥammad as-Sabbāg, autore di molte opere tradotte in spagnolo, e Muḥammad ʽAzīz Laḥbābī, nella cui poesia emerge il tentativo di sostituire i canoni tradizionali con nuove soluzioni metriche e stilistiche. Anche nell'evoluzione della prosa e della narrativa il sec. XX è improntato da uno spirito nazionalistico che rispecchia le vicende storiche del Marocco. Fra gli scrittori politicamente più impegnati si ricordano ʽAllal al-Fāsī, uomo politico e teorico del nazionalismo marocchino, di cui postula l'originalità storica da Cartagine in poi; Muḥammad al Ḥasan al-Wazzānī, ʽAbd al-Hāliq at-Ṭurrīs, al-Makkī an-Nāṣirī e ʽAbd al-Karīm Gallāb (n. 1919). Accanto alla produzione in lingua araba è da menzionare l'esistenza di opere scritte in lingua berbera (dal contenuto prevalentemente popolare e folclorico) e soprattutto di una notevole letteratura in lingua francese. Appartengono a quest'ultimo ambito scrittori protestatari, protesi alla conquista di un'“autenticità” in bilico tra la rivolta contro i modelli coloniali e borghesi, il disincanto verso le tradizioni ataviche e la fede nella prossima rigenerazione. Un posto a parte merita il fondatore della coraggiosa rivista Souffles (1966-75), il poeta ʽAbdellatif Laâbi (n. 1942), a lungo imprigionato per le sue idee politiche. Scrittori di rilievo sono Driss Chraibi (1928-2007) (Naissance à l'aube) e Mohammed Khaīr-Eddine (1941-1995) (Agadir), tutti autori che si esprimono in francese. Scrive in arabo, invece, Muḥammad Shukrī (Choukri) (1935-2003), il cui romanzo autobiografico al-Khubz al-ḥāfī (Il pane nudo) è stato tradotto in molte lingue. Nonostante l'iniziale difficoltà di “accettare” la scelta di utilizzare il francese in letteratura dopo l'indipendenza raggiunta nel 1956, si può parlare di una vera fioritura letteraria in questa lingua, in uno stile che esprime l'identità del popolo maghrebino. L'esigenza di teorizzare la lingua ha il più forte esponente in Abdelkebir Khatibi (La mémoire tatouée) che vorrebbe il superamento dell'antagonismo tra arabo e francese in una dimensione che offra la possibilità di scambio tra le due culture. Dopo la fondamentale esperienza maturata con la rivista Souffles assistiamo a due tendenze fondamentali. Un tentativo di smantellamento delle tradizioni letterarie, nazionali e francesi, giudicate incapaci di esprimere l'immaginario dello scrittore e, parallelamente, lo sforzo di inventare una scrittura che traduca il pensiero biculturale dell'autore. Il tracciato tradizionale della narrazione è abbandonato per una frammentazione del discorso che abborda toni filosofici e ideologici, e in cui anche lo svolgimento temporale è sciolto e mescolato a elementi del sogno, del ricordo e della riflessione. Dal punto di vista del contenuto, gli autori degli anni Ottanta attingono dal patrimonio nazionale racconti, leggende ed epopee per immergersi poi nella realtà quotidiana e alla critica della società. Più raro, ma comunque praticato, è il ricorso alla meditazione e all'intimismo. È il caso di Amrane El Maleh, che racchiude nei suoi scritti tutta la tradizione giudaico-marocchina della fiorente comunità ebraica del Marocco: i quattro romanzi (Parcours immobile, 1980; Aïlen ou la nuit du récit, 1983; Mille ans un jour, 1986; Le retour d’Abel El Haki, 1991) sono dominati dal tema della sparizione della comunità ebrea marocchina, di cui lo scrittore interpreta la coscienza. Tutti intessuti di un forte impegno politico, i suoi libri sono una riflessione sul destino dell'uomo. A una comunità “sottomessa” sono dedicati anche i romanzi di Abdelhak Serhane (n. 1950), Messauda (1983), Les enfants des rues étroites (1986), Le soleil des obscurs (1992) o le sue novelle Les Prolétaires de la haine (1995) che parlano della sorte delle donne e dei bambini in una comunità dove gli uomini esercitano un tirannico potere patriarcale. Di rilievo i romanzi di Mahi Binebine (n. 1959), Le sommeil de l’esclave (1992) e Les Funérailles du lait (1994). La poesia marocchina è concepita, sulla scia dell'insegnamento di Souffles, come un atto di denuncia di un popolo ferito, in equilibrio tra denuncia moraleggiante e ideologia. La scrittura diventa quindi spesso un grido di rabbia, incitazione alla rivolta e una lotta per raggiungere la libertà. Mossafa Nissaboury (n. 1943) in La mille et deuxième nuit si rivolta contro la città dei senza-speranza, Mohammed Loakira in L’horizon est d’argile denuncia gli orrori dei popoli africani. Ma se la letteratura è uscita dall'ambito degli specialisti ed è assurta ai più alti livelli mondiali, ciò è dovuto soprattutto a Tahar Ben Jelloun, cui è andato il prestigioso premio Goncourt nel 1987 per La nuit sacrée. Tra gli altri suoi romanzi, tradotti in molte lingue, ricordiamo Moha le fou, Moha le sage (1978), L'enfant de sable (1985) e Le racisme expliqué à ma fille (1998). Tra le voci più interessanti e più note resta da citare Fatima Mernissi (n. 1940), scritttrice e studiosa del mondo islamico e femminile in particolare, che nei suoi romanzi e saggi (per esempio L'Amour dans les pays musulman, 2007) porta avanti la tesi secondo la quale la libertà femminile può essere compatibile con le indicazioni dettate dal Corano.

Cultura: arte

Con la dominazione romana, che ha lasciato opere di civiltà e influssi sopravvissuti anche alla conquista araba, il Marocco divenne un centro di notevole vita economica, come testimonia la ricchezza delle città di nuova fondazione: Tingis (Tangeri), Lixus e soprattutto Banasa (Iulia Valentia) e Volubilis. La conquista araba allontanò il Paese dalla civiltà europea legandolo spiritualmente all'oriente islamico, tuttavia il patrimonio dell'arte islamica del Marocco risulta notevolmente influenzato dal vicino nucleo culturale e artistico della Spagna musulmana e in particolare di Cordova. La moschea al-Qarawiyyīn (dei Kairouanesi) a Fès, iniziata dagli Idrisiti (sec. IX) e ampliata dagli Almoravidi (1056-1148), nell'impianto e in molti elementi decorativi richiama la moschea omayyade di Cordova, mentre le cupole con interno a stalattiti derivano dalla Persia. La duplice presenza di elementi cordovani e persiani nella Qarawiyyīn illumina sul carattere dell'arte almoravide, che fu di mediazione e di conciliazione tra l'Oriente e l'Occidente islamico; la fusione di tali elementi sta alla base dei successivi sviluppi dell'arte moresca. Con la dinastia almohade si produsse un secondo momento di splendore, caratterizzato da una maggiore austerità ornamentale, frutto di concezioni religiose molto rigide. A Fès, a Marrakech, a Rabat, gli Almohadi arricchiscono lo stile precedente con nuovi elementi persiani e fatimiti, fra cui i rivestimenti ceramici e la moltiplicazione delle cupole davanti al muro di fondo della moschea. Il miglior esempio dell'arte di questo periodo è il minareto della Kutubiyya a Marrakech (prima metà sec. XII). Tra il sec. XIV e il XVI l'architettura mantenne inalterati i suoi caratteri generali e i particolari decorativi. Tra gli edifici più notevoli vi sono il palazzo di al-Badī (1594), opera di Mūlāy Aḥhmad al-Manṣūr, e la madrasa di Abū Imān (sec. XIV-XVI) a Fès. Anche dopo la riconquista cristiana della Spagna e l'esaurirsi della tradizione ispano-moresca, il Marocco ha mantenuto tradizioni architettoniche più pure che non l'Algeria e la Tunisia. Né è venuta meno la tradizione delle arti minori, il cui sviluppo ha avuto un grande incremento, soprattutto a cominciare dal sec. XV, in seguito alla decadenza della Siria. Notevoli sono i tappeti con decorazione floreale di Rabat, le ceramiche di Fès e le armi niellate con incrostazioni di argento o di smalto dei villaggi meridionali specie israeliti. Nel secondo dopoguerra si è sviluppata in Marocco un'architettura moderna di notevole livello, che negli anni Sessanta ha assunto i caratteri di una vera e propria “scuola”. Vi hanno contribuito il lavoro preparatorio di architetti francesi di derivazione funzionalista da tempo stabiliti nel Paese e le rielaborazioni operate, sulla base di tali premesse ma in piena libertà di ricerca, da giovani artisti locali. Il maggior frutto collettivo di queste composite esperienze è stato la ricostruzione della città di Agadir, distrutta dal terremoto del 1960. Una delle opere architettoniche più importanti della fine del Novecento resta però l'imponente moschea Hassan II a Casablanca, ideata dall'architetto francese M. Pinseau e terminata nel 1993.

Bibliografia

Per la geografia

M. W. Mikesell, Northern Marocco. A Cultural Geography, Berkeley, 1961; W. Spencer, The Land and People of Marocco, Filadelfia, 1965; H. Isnard, Le Maghreb, Parigi, 1966; L. Kinross, D. Hales-Gary, Morocco, Londra, 1971; N. D. Swearingen, Moroccan Mirages: Agrarian Dreams and Deceptions 1912-1986, Londra, 1987; H. El Malki, Trente ans d'économie marocaine, Parigi, 1989.

Per la storia

N. Barbour, Morocco, Londra, 1965; M. Salahdine, Maroc: tribus, makhzen et colons, Parigi, 1986; A. Berramdane, Le Maroc et l'Occident (1800-1974), Parigi, 1987; A. Claisse, G. Conac, Le Grand Maghreb, Parigi, 1988; P. Balta, Le Grand Maghreb. Des indépendances à l'an 2000, Parigi, 1990.

Per la letteratura

A. Khatibi, Le roman maghrébin de langue française, Parigi, 1968; M. Gontard, La violence du texte: études sur la littérature marocaine de langue française, Parigi, 1981; G. Toesca, Itinéraires et lieux communs. Poésie du Maghreb, Parigi, 1984.