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Ching-tê-chên

antico centro cinese, presso Fou-liang nel Jiangxi, di produzione della ceramica, forse attivo fin dal periodo Han. Vi ebbe sede per quasi mezzo millennio la manifattura imperiale per il fabbisogno della corte. Questa sorse intorno al 1369 sul Monte delle Perle (Chu Shan) durante il regno del primo imperatore Ming, Hung-wu (1368-98), sotto il quale si iniziò a concentrare tutta l'industria ceramica nella sola zona del villaggio di Ching-tê-chên. L'introduzione del minerale di cobalto durante il periodo Yüan (1260-1368) favorì in epoca Ming la creazione a Ching-tê-chên della famosa porcellana “bianca e blu”. Durante il regno di Hsüan-tē la porcellana bianca, decorata con motivi ornamentali dipinti sotto l'invetriatura blu cobalto, fu scelta per l'uso di corte e poté quindi fregiarsi del sigillo imperiale. Nelle manifatture di Ching-tê-chên oltre a questo tipo di porcellana furono prodotte ceramiche a invetriatura monocroma (rossa, turchese, gialla). Dal sec. XV furono applicati sopra l'invetriatura smalti di colori diversi (touts'ai) per dare maggior rilievo alle porcellane decorate con disegni in blu. Nel sec. XVIII, sotto il regno di K'ang-hsi, la produzione ceramica di Ching-tê-chên iniziò il suo ultimo periodo aureo che durò fino al 1820, grazie al livello qualitativo cui quest'arte fu portata dall'ultimo direttore della manifattura imperiale, T'ang Yin. La secolare tradizione della ceramica di Ching-tê-chên ebbe fine nel sec. XIX a seguito delle distruzioni avvenute con la rivoluzione dei T'ai-p'ing.

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