Questo sito contribuisce alla audience di

Dovženko, Aleksandr Petrovič

cineasta sovietico (Sosnici, Černigov, 1894-Mosca 1956). Con Ejzenštejn e Pudovkin compose la “grande triade” del cinema rivoluzionario, differenziandosi per un alto lirismo personale. Di famiglia contadina, uscì dalla guerra civile diplomatico, ma passò presto alla pittura e alla caricatura per i giornali e, nel 1926, si accostò al cinema. Dopo alcuni film di scarso rilievo, nel 1928 si rivelò con Zvenigora, epopea ucraina. L'anno dopo, con le arditissime metafore di Arsenal, il sarcasmo verso lo zarismo e verso i “bianchi”, la tragica potenza nell'evocare la guerra, il pathos rivoluzionario, si elevò al livello dei registi sovietici già famosi. Nel 1930, con La terra, in un'audacia lirico-panteistica che non mancò di suscitare obiezioni nella critica conformistica, realizzò il suo capolavoro e una delle più significative opere della storia del cinema. Con l'affermazione del realismo socialista quale tendenza unica nel primo decennio del sonoro, Dovženko, pur limitato nel suo mondo artistico, si mise in evidenza con Ivan (1932), con Aerograd (1935), che ha brani entusiasmanti, e con Ščors (1939), splendida replica ucraina del celebrato Ciapaiev di G. e S. Vasilev. Riuscì a cantare il suolo natale anche durante la guerra e un suo documentario, firmato con la moglie Julija Solnceva (La battaglia per la nostra Ucraina sovietica, 1943), fu il primo a uscire sugli schermi dell'Italia liberata. Del 1948 è Mičurin o La vita in fiore che, sebbene condizionato dalle ferree strettoie dell'ideologia staliniana, riuscì egualmente un inno laico alla natura. Morì alla vigilia delle riprese del Poema del mare, poi effettuate dalla vedova (1958), che realizzò altri scenari o racconti lasciati da lui (Racconto degli anni di fuoco, 1961); La Desna incantata, 1964; L'indimenticabile, 1968). Dovženko scrisse anche i lavori teatrali Discendenti degli Zaporožec (1935), La vita tra i fiori (1956), alcuni racconti e una straordinaria novella autobiografica: Desna incantata (1957). Postumi sono usciti i suoi Diari (5 vol., 1964-66).

Bibliografia

G. Sadoul, Le dernier portrait de Dovjenko par lui-même, in “Cahiers du Cinéma”, 112, Parigi, 1960; B. Amengual, Alexandre Pétrovitch Dovjenko, Parigi, 1970 (con bibliografia).