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Enrico VI (imperatore)

imperatore (Nimega 1165-Messina 1197). Re dei Romani dal 1169, re d'Italia dal 1186, succedette al padre Federico Barbarossa nel 1190; l'anno successivo scese in Italia per farsi incoronare imperatore a Roma da papa Celestino III (15 aprile) e soprattutto per far valere i suoi diritti sul Regno di Sicilia, che egli rivendicava in seguito al matrimonio con Costanza d'Altavilla (1186) erede del re Guglielmo II. L'impresa tuttavia non riuscì, per la forte opposizione raccoltasi intorno a Tancredi di Lecce, un discendente illegittimo della dinastia normanna. Enrico VI dovette ritornare in Germania per fronteggiare la ribellione del partito guelfo, capeggiato da Enrico il Leone (il quale era ritornato dall'esilio nel 1189, riconquistando in breve tutta la Sassonia) e sostenuto anche da Riccardo Cuor di Leone. Questi però cadde fortunosamente prigioniero: fu costretto a pagare un fortissimo riscatto e dovette anzi prestare opera di mediazione fra l'imperatore e i ribelli. Nel 1194 inoltre la morte di Tancredi aprì a Enrico VI le porte dell'Italia meridionale, permettendogli di realizzare l'antica ambizione dei sovrani tedeschi (l'unione della corona di Sicilia allo scettro imperiale) e dandogli una nuova salda base di potere in Italia. Egli se ne valse nella lotta contro le autonomie comunali, che cercò di disciplinare entro un rigido sistema amministrativo affidato al governo di vicari tedeschi e inasprito da un pesante regime fiscale. Enrico VI, forte della sua nuova flotta, riprese anche gli antichi progetti normanni di espansione mediterranea, sia verso l'Africa (Tunisi, Tripoli) sia verso il Levante (Armenia, Siria, Cipro): il matrimonio del fratello Filippo con Irene, erede dell'Impero d'Oriente, avrebbe dovuto anche preparare la conquista di Costantinopoli. Era insomma l'ambizioso programma di creare un vasto impero svevo dal Mare del Nord all'Oriente mediterraneo: e alla Dieta di Magonza Enrico VI richiese l'ereditarietà della corona imperiale (1196). Le mire di Enrico VI suscitarono tuttavia profonde opposizioni da parte dei principi tedeschi (che aveva invano cercato di ingraziarsi, riconoscendo loro l'ereditarietà dei feudi), dei comuni italiani e del papa, le cui terre erano strette e soffocate dalla potenza sveva (Enrico VI aveva anche rifiutato di riconoscere l'antica superiorità feudale di Roma sulla Sicilia). Mentre si apprestava a salpare da Messina alla testa di una nuova crociata, morì improvvisamente.

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