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Tancrédi (re di Sicilia)

d'Altavilla, re di Sicilia (m. 1194). Figlio illegittimo di Ruggero duca di Puglia (primogenito di re Ruggero II), conte di Lecce alla morte del padre (1149), visse in esilio durante il regno dello zio Guglielmo I il Malo (1154-1166). Rimpatriato all'avvento di Guglielmo II (1166-1189), fu tra i suoi collaboratori, tra l'altro come capo di una spedizione navale su Alessandria contro Saladino (1174). Alla morte di Guglielmo II, egli impersonò l'opposizione nazionale all'avvento al regno di Sicilia dell'imperatore Enrico VI di Svevia, che ne aveva acquisito il diritto sposando Costanza d'Altavilla, erede legittima del regno (1186) e, grazie all'appoggio di alti dignitari, nobili, borghesi, popolani (e anche di molti musulmani dell'isola), fu elevato al trono nel 1189. Riconosciuto da papa Clemente III, fu sconfessato dal successore Celestino III, che incoronò in Roma l'imperatore Enrico VI con la consorte Costanza (1191), avallandone il fermo proposito di prendere possesso del regno di Sicilia. Tancredi, sebbene attanagliato da gravissime difficoltà (defezioni di signori e di città, problemi per la presenza e le agitazioni dei crociati di Riccardo Cuor di Leone e di Filippo II Augusto diretti in Oriente), sostenne vigorosamente e con successo l'offensiva di Enrico VI, che fu costretto a sospenderla per riscattare la moglie caduta prigioniera, mediatore il papa. La morte, a pochi mesi di distanza, del principe Ruggero, figlio, erede e associato al trono di Tancredi, e di Tancredi stesso fecero precipitare rapidamente la situazione: debolmente retto dal fanciullo Guglielmo III e dalla regina vedova Sibilla di Acerra, il regno cadde nel giro di pochi mesi in possesso di Enrico VI, che prese la corona a Palermo nel Natale del 1194, instaurando nel regno la dinastia sveva.