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Iraq

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(Al-Jumhūrīyah al-ʽIrāqīyah). Stato dell'Asia sudoccidentale (434.128 km²). Capitale: Baghdād. Divisione amministrativa: governatorati (15), regioni autonome (3). Popolazione: 28.500.000 ab. (stima 2008). Lingua: arabo (ufficiale), curdo. Religione: mussulmani (sciiti 62,5%, sunniti 34,5%), altri 3%. Unità monetaria: dinar iracheno (20 dirham, 1000 fils), dollaro USA. Confini: Turchia (N), Iran (E e NE), Kuwait e Golfo Arabico (SE), Arabia Saudita (SW), Giordania e Siria (W). Membro di: Lega Araba, OCI, ONU e OPEC.

Generalità

Il territorio corrisponde sostanzialmente alla Mesopotamia, la pianura bagnata dal Tigri e dall'Eufrate. I suoi confini sono artificiosi, definiti dalle potenze (Regno Unito e Francia) che si divisero le spoglie dell'Impero ottomano all'inizio del XX sec. Il Paese ha fatto dunque da sfondo ai millenari rapporti tra uomo e natura, ed è stato lo scenario di civiltà che si possono considerare tra le più antiche della Terra. La ragione di tale privilegio geografico si trova senza dubbio nella presenza di quei due fiumi, elementi vitalizzanti e vene preziose in una pianura fortemente arida. Benché abbia perduto l'antico ruolo ricoperto in passato, con i grandi imperi mesopotamici prima e con il dominio arabo degli Abbasidi poi, l'Iraq rappresenta ancora un Paese di importanza fondamentale nell'area medio-orientale, anche grazie ai cospicui giacimenti di petrolio che sono custoditi nella regione del Kurdistān. Sempre il petrolio è stato fattore scatenante delle guerre scoppiate con i vicini Paesi arabi nella seconda metà del Novecento, i cui segni sono tutt'ora impressi sul territorio e sono testimoniati dalla difficile situazione sociale, politica ed economica in cui versa il Paese. A complicare il quadro, ha contribuito anche la discussa presenza in Iraq di forze armate straniere sul territorio, a partire dal 2003. Dopo l'intervento armato voluto dagli Stati Uniti e da un'ampia coalizione di Stati, allineati con la paura americana della minaccia globale rappresentata dal regime dittatoriale del leader iracheno Saddam Ḥusayn, diversi contingenti internazionali sono infatti impegnati nel difficile processo di pacificazione e stabilizzazione politica del Paese. L'evoluzione verso forme democratiche è stata finora percepita dalla popolazione locale come una trasformazione imposta, e ha incontrato l'ostracismo dei diversi gruppi etnici e religiosi presenti nel Paese (sunniti, sciiti e curdi), travolti in una serie di eventi drammatici che hanno provocato un ingente numero di vittime. La necessità di riportare in breve tempo questo Stato a una situazione di stabilità si configura come obiettivo fondamentale per gli equilibri di tutta l'area mediorientale.

Lo Stato

In base alla Costituzione approvata con referendum nell'ottobre 2005 (sostituendo quella provvisoria adottata dall'ONU l'8 giugno 2004) l'Iraq è uno Stato parlamentare federale, indipendente e unitario. Capo dello Stato è il presidente della Repubblica, eletto con la maggioranza dei due terzi del Parlamento (formato da 275 membri eletti a suffragio universale). Le 18 province del Paese, al cui vertice è posto un governatore, hanno visto aumentati i propri poteri relativi, ed è stata riconosciuta la regione autonoma curda. Il potere esecutivo è appannaggio del presidente della Repubblica, del vice presidente, del primo ministro e del Consiglio dei ministri; il primo ministro è responsabile esecutivo della politica generale dello Stato e capo delle forze armate. Il sistema giuridico è stato delineato dalla Costituzione del 2005 e si configura come una soluzione mista tra diritto europeo e legge islamica; non viene accettata la giurisdizione della Corte Internazionale. Al vertice del sistema vi è la Corte Suprema Federale, al di sotto della quale agisce la Corte di Cassazione Federale, che costituisce l'ultimo grado di appello (su scala nazionale). A un livello inferiore esistono Corti di Cassazione locali; vi sono poi sette Corti d'Appello, nei principali centri del Paese, e le Corti di primo grado. Per questioni di valore minore esistono anche i Tribunali di pace. I giudici delle Corti di primo grado fungono anche da giudici penali. Per le questioni religiose vi sono apposite corti che applicano la shari’ah. La pena di morte è stata reintrodotta nel 2004. Le forze armate, dismesse dalla Forza multinazionale dopo il 2003 e ricostituite successivamente, comprendono esercito, marina e aviazione. Il servizio di leva è volontario e vi si può accedere dai 18 anni di età. L'educazione irachena subì fino alla prima guerra mondiale l'influsso turco, poi quello della Gran Bretagna. Solo con l'indipendenza il Paese iniziò la sua ripresa anche dal punto di vista culturale. Nel 1940 fu promulgata una legge che enunciava i principi fondamentali sui quali doveva basarsi l'istruzione al fine di limitare l'analfabetismo. La lingua ufficiale è l'arabo, ma nelle province settentrionali l'istruzione viene impartita in curdo, turco e arabo. Negli anni Novanta molte scuole sono state distrutte o ridotte all'inagibilità e molto alto è stato il tasso di abbandono della scuola che, tuttavia, formalmente rimane per il ciclo elementare è gratuita e obbligatoria e della durata di 6 anni. La scuola secondaria, che può essere considerata una naturale prosecuzione della scuola elementare, ha durata triennale e, previo esame, permette l'ammissione a una scuola secondaria superiore di altri 3 anni. Non esistono scuole private. L'istruzione superiore è impartita nelle università, di cui le principali si trovano a Baghdād, Bassora, Mosul e Irbīl. La percentuale di analfabetismo è di circa il 25,9%, relativamente contenuta se inquadrata nelle difficilissime condizioni ambientali in cui la popolazione vive da molti anni.

Territorio: morfologia

Il territorio iracheno comprende, oltre alla Mesopotamia – con cui si è portati in prima approssimazione a identificarlo –, a W un vasto lembo orientale del Deserto Siriaco e gli ultimi tavolati del An-Nafūd (Arabia Saudita); a E i primi rilievi della catena dello Zagros; a N include un'estrema sezione della stessa catena che corrisponde al Kurdistān meridionale. Circa il 60% del territorio rientra però nella pianura mesopotamica, vasta area depressionaria orientale (Irāq significa appunto bassura) del tavolato siro-arabico, colmata verso il Golfo Persico dalle alluvioni recenti del Tigri e dell'Eufrate: è perciò una zona di passaggio tra la Siria (e quindi il mondo mediterraneo) e il Golfo Persico, naturale corridoio verso il mondo indiano. La sua struttura geologica è relativamente semplice, essendo costituita essenzialmente da un imbasamento paleozoico che, ricoperto da potenti stratificazioni sedimentarie marine, si contrappose ai movimenti orogenetici cenozoici (a cui si ricollegano i vasti espandimenti di rocce effusive presenti nel Nord) che hanno formato gli archi montuosi del Tauro e dello Zagros: la grande zolla, rimasta essenzialmente rigida, subì un'inclinazione verso S e, a partire dalla fine del Cenozoico, fu ricoperta nella sezione più meridionale dalle alluvioni depositate dal Tigri e dall'Eufrate, secondo un processo ancora in corso, come testimoniano le continue variazioni morfologiche e gli spostamenti della linea di costa. L'orlo montuoso dell'Iraq, che nella parte orientale supera in più punti i 3500 m (Keli Haji Ibrāhīm, 3600 m), forma un gigantesco arco di catene diretto prima da W a E e poi da NW a SE fin quasi a lambire il Golfo Persico. I monti scendono ripidi sul bassopiano o vi si smorzano con una serie di lunghe e spettacolari pieghe anticlinali: fratture tettoniche hanno favorito l'infiltrarsi di colate basaltiche e questi monti, per lo più formati da rocce calcaree, incisi da gole, si presentano aridi e nudi anche per la diffusione che vi hanno i fenomeni carsici. Nei settori occidentali e sudoccidentali del Paese si estendono invece monotone piattaforme, debolmente inclinate verso l'Eufrate e preludio ai deserti di Arabia e di Siria; i solchi degli uidian e le alture basaltiche ne costituiscono la più marcata componente morfologica.

Territorio: idrografia

L'idrografia della Mesopotamia – totalmente identificabile con quella dell'intero Iraq – è dominata dal Tigri e dall'Eufrate, fiumi che nascono dall'altopiano armeno, in una zona ricca di acque, dove le precipitazioni invernali cadono sotto forma di neve, costituendo una preziosa riserva: le portate sono perciò massime all'epoca dello scioglimento delle nevi (marzo-maggio). Dopo aver attraversato il Paese da N a S, i due fiumi confluiscono ad Al-Qurnah formando lo Shaṭṭ al ‘Arab, che sfocia nel Golfo Persico. Dei due fiumi l'Eufrate è il più povero di acque, nonostante il suo bacino (765.000 km²) sia più ampio di quello del Tigri, dato che nasce nella parte meno piovosa dell'Anatolia. La sua portata nei periodi di piena è di 1750 m3 al secondo, nei periodi di magra 250 m3 (a Ar-Ramādī); le portate massime e minime del Tigri (a Baghdād) sono rispettivamente di 3000 m3 e 800 m3 al secondo. Entrambi i fiumi sono soggetti a piene eccezionali, specialmente il Tigri, dato il rilevante apporto dei suoi grossi affluenti (Piccolo e Grande Zāb, Diyālā) che scendono dallo Zagros. Lungo le rive del Tigri e dell'Eufrate, dalla latitudine di Baghdād fino al mare, si trovano delle vaste regioni paludose, dette hor o bahr, più o meno estese secondo le piogge e le inondazioni dei fiumi; sin dall'antichità l'uomo ha sfruttato le depressioni anfibie per far dirottare una parte delle acque durante le piene e questa forma di controllo dei fiumi è stata usata anche in epoca moderna, insieme con la costruzione di grosse dighe sul Piccolo e sul Grande Zāb, consentendo al tempo stesso l'irrigazione di grandi comprensori agricoli.

Territorio: clima

Grande influenza sul clima dell'Iraq hanno soprattutto le alture del tavolato arabo-siriano, che impediscono ai venti mediterranei di far sentire il loro benefico influsso. D'altra parte le catene che chiudono il Paese a N precludono l'accesso ai venti freschi settentrionali. Nel complesso il clima dell'Iraq è di tipo nettamente continentale, caldo e asciutto. Soprattutto elevatissimi sono i valori termici estivi, con medie nel mese più caldo (luglio) di 35 ºC a Baghdād e di oltre 33 ºC a Mosul, e massimi anche di 50-51 ºC. Miti sono gli inverni: Baghdād ha, nel mese più freddo (gennaio), una temperatura di 10 ºC mentre a Mosul si toccano i 7 ºC. Le precipitazioni (nei mesi invernali) sono limitate, ma aumentano verso l'interno del Paese. Eccezion fatta per le zone desertiche, i valori minimi (anche meno di 100 mm annui) si riscontrano tra Baghdād e Bassora; tale valore aumenta progressivamente verso N fino ai 500 mm nelle fasce pedemontane e sino a 800 mm annui sui rilievi più esposti.

Territorio: geografia umana

L'Iraq è terra di antichissimo popolamento; in particolare la Mesopotamia cominciò ad attrarre l'uomo in modo decisivo allorquando il clima terrestre conobbe, dopo le fasi umide postglaciali, i primi periodi di aridità. Lungo il Tigri e l'Eufrate si estendevano probabilmente vaste fasce boscose dove le acque fluviali consentivano, sui suoli umidificati, la coltivazione dei cereali. Sorsero i primi insediamenti stabili e le testimonianze archeologiche hanno rivelato che accanto all'agricoltura era praticato anche l'allevamento degli ovini, dei caprini, dei bovini. Con l'ulteriore inaridirsi del clima si ebbe una ancor più accentuata coagulazione umana lungo i fiumi. I Sumeri e gli Accadi furono i primi popoli che riuscirono a creare una vasta e complessa organizzazione sedentaria, all'incirca nel IV-III millennio a. C. Sorsero dei piccoli regni locali, sorta di città-Stato che poi estesero, per coalescenza, i loro domini. La Mesopotamia meridionale fu lo sfondo di queste prime civiltà, che ebbero rapporti commerciali ampi, anche marittimi. Ur, una delle prime e grandi città-Stato dei Sumeri, sorgeva allora sulla riva del mare, progressivamente spostatasi verso S a causa degli apporti detritici dei fiumi. Ai Sumeri si devono, con la fondazione delle prime città (Ur, Uruk ecc.), le prime opere idrauliche d'irrigazione e di controllo dei fiumi, che restarono come fattori determinanti delle successive civiltà. Più tardi si ebbe uno spostamento verso N dell'occupazione umana; nel II millennio a. C. Babilonia divenne la città più importante della Mesopotamia, capitale di un dominio esteso retto da un regime statale basato su una rigida ed efficiente amministrazione, cui succedette Ninive, la capitale degli Assiri. Dopo la distruzione di Babilonia, da parte dei persiani, il territorio, che non fu sostanzialmente toccato dall'espansionismo dell'Impero Romano, visse un lungo periodo di autonomia. Solo con la comparsa degli Arabi la terra mesopotamica conobbe un nuovo periodo di splendore. Nel sec. VIII d. C. Baghdād, sorta ca. 100 km a N di Babilonia, divenne la splendente capitale degli Abbasidi, centro di vita islamica, ravvivata da attività commerciali, culturali, religiose. La sua decadenza assunse il carattere di un vero tracollo con la fulminea e distruttiva apparizione dei mongoli di Gengis Khān, che ruppe il mirabile e millenario equilibrio idraulico e iniziò processi di rigetto della popolazione sedentaria verso il nomadismo, la pastorizia errante, esaltata dall'ulteriore desertificazione della pianura. Il consolidarsi del dominio ottomano cristallizzò questa condizione e il Paese entrava così nell'epoca moderna in uno stato di generale arretratezza. All'epoca della prima guerra mondiale, sotto gli inglesi si ebbero, insieme con lo sfruttamento petrolifero, i primi grandi lavori di sistemazione idraulica che ridavano un nuovo equilibrio all'economia irachena, sebbene la popolazione fosse nel frattempo considerevolmente aumentata. L'Iraq contava allora non più di 2,5 milioni di ab. con condizioni igienico-sanitarie disastrose e una elevatissima frequenza di malattie epidemiche. Nel 1938 la popolazione aveva raggiunto i 3,7 milioni; successivamente l'incremento naturale registrò notevoli progressi e nel 1950 si avevano ca. 5 milioni di ab., cresciuti poi con un buon ritmo di incremento che, fino al 1978, era notevolmente elevato (3,5%). La guerra con l'Iran (1980-88) prima e quella del Golfo (1991) poi hanno profondamente modificato il normale corso della dinamica demografica dell'Iraq, condizionata dall'emigrazione dei lavoratori stranieri e dalle dure privazioni, che hanno inciso in maniera significativa sul tasso di accrescimento annuo della popolazione. Particolarmente gravi, inoltre, sono state le conseguenze sulla mortalità infantile, che ha raggiunto nel 1998 il 103‰, sia per la riduzione del livello dei servizi sanitari, sia per la mancanza di mezzi finanziari per l'acquisto delle medicinali, a causa dell'embargo. La situazione di instabilità seguita all'intervento anglo-americano in Iraq del 2003, ha avuto serie ripercussioni sulla popolazione irachena: la mortalità infantile, pur essendo dimezzata rispetto a dieci anni prima, è comunque elevata (50,3‰) e la speranza di vita si è abbassata, anche a causa delle carenze del sistema sanitario seguite alla distruzione di ospedali e centri di assistenza. Tra gli iracheni vi sono stati decine di migliaia di morti ma stime provvisorie, non condivise dalle autorità, parlano di 600.000 morti dal 2003 al 2007; inoltre risultano alte in questi anni di conflitto le cifre dell'esodo verso altre aree del Paese e soprattutto verso Stati limitrofi: secondo l'UNHCR sono stati 2 milioni gli iracheni sfollati all'interno e altrettanti quelli che hanno lasciato il Paese. Il perdurare della situazione di precarietà politica rende difficoltosa la reale stima della situazione demografica. La maggior parte della popolazione (65%) è costituita da arabi; il resto è rappresentato da popolazioni di origine non semitica, di cui la frazione maggiore è costituita dai curdi (23%), animati da un forte spirito autonomistico. Particolari problemi di natura sociale, ma soprattutto politica, ha suscitato la presenza dei curdi, insediati nelle zone montuose settentrionali, teatro negli ultimi decenni del sec. XX di periodici scontri con l'esercito governativo: si calcola che in circa quindici anni siano morte 400.000 persone. Dopo una risoluzione dell'ONU (1991), hanno avuto la possibilità di rifugiarsi in una zona compresa fra il 36° parallelo e il confine settentrionale dell'Iraq. Qui sono affluiti anche i curdi fuggiti dalla Turchia (quasi mezzo milione secondo l'UNHCR) nel 1994, dopo la violenta repressione attuata nei loro confronti dall'esercito turco. Dopo la caduta di Ṣaddām Ḥusain hanno ottenuto lo status di regione autonoma per le province nordorientali, dove costituiscono la maggioranza della popolazione. La densità di popolazione è di 66 ab./km², ma la maggior parte degli abitanti vive nelle pianure alluvionali e nelle città. Al di fuori delle fasce di oasi si hanno aree pressoché spopolate, transitorio dominio dei nomadi, che complessivamente si calcolano intorno a qualche centinaio di migliaia. Gran parte della popolazione vive nei villaggi, raccolti in vicinanza dei fiumi e dei canali o attorno ai pozzi, all'ombra delle palme o, come i maadan, nelle isole anfibie del Sud; oltre la metà degli iracheni risiede però nelle città. Le città sorgono non lontano dagli antichi centri urbani, in rapporto alle mutazioni dei corsi fluviali. Prossima a Babilonia e a Ctesifonte, al centro della Mesopotamia, è Baghdād (la capitale), importante centro economico, culturale, amministrativo e industriale. A breve distanza da Baghdād si sono sviluppati vari nuclei rurali, tra cui assai popolati quelli di Adhamiya e di Kadhimain. Nella sezione centrale del Paese centri importanti sono Karbalā', città santa dei musulmani sciiti, così come, più a S, An-Najaf. Nel Nord la città maggiore è Mosul, l'erede dell'antica Ninive, cui fanno capo le comunicazioni di tutta la regione, mentre Karkūk si è sviluppata come centro della più ricca area petrolifera irachena. As-Sulaymānīyah, più a E, è importante centro della regione curda. La seconda città del Paese è Bassora, principale porto dell'Iraq posto sullo Shaṭṭ al ‘Arab.

Territorio: ambiente

Grazie alle acque fluviali, la Mesopotamia si presenta come un'unica grande oasi che fiancheggia il Tigri e l'Eufrate, ampliandosi nelle zone irrigate da canali. Il verde è dato dai campi e dalla vegetazione arborea, rappresentata soprattutto da palme da dattero, che si spingono verso N fin quasi all'altezza di Sāmarrā; nella fascia pedemontana settentrionale il manto vegetale è dato dalle steppe (graminacee, artemisie), mentre sui rilievi compare a tratti l'ammanto arboreo costituito essenzialmente da querce. Macchie di vegetazione riparia (pioppi, salici) punteggiano i fondivalle. La fauna comprende gazzelle, antilopi, leoni, iene, lupi, volpi, sciacalli, cinghiali, oltre ad alcuni roditori, numerosi rapaci e altri volatili (anatra, oca, pernice), e varie specie di rettili. Le guerre e l'isolamento economico del Paese hanno causato gravi danni all'ambiente e non hanno permesso lo sviluppo di piani di tutela del territorio; vi sono tuttavia 8 stazioni riproduttive e altre aree protette sono in attesa di essere istituite. Sono preoccupanti l'inquinamento atmosferico e idrico, la desertificazione e l'erosione del suolo. Il prosciugamento delle paludi dell'Iraq meridionale ha distrutto gli habitat naturali e ha provocato lo sfollamento delle popolazioni arabe che vi abitavano.

Economia: generalità

Ancorato a lungo alle strutture produttive schematicamente impostate dagli Inglesi, sotto i quali ebbe inizio in effetti lo sviluppo del Paese (valorizzazione dei giacimenti petroliferi, regolazione dei corsi fluviali, costruzione di nuove strade e ferrovie), l'Iraq anche dopo l'indipendenza non riuscì per un certo tempo a darsi le basi per un autentico rinnovamento economico e sociale, permanendovi una forte concentrazione della proprietà fondiaria e un ambiente insensibile alla necessità della creazione di un'industria moderna. Con l'instaurazione del regime repubblicano si avvertì quindi l'esigenza di conseguire la piena appropriazione delle risorse nazionali e la parallela formazione di una forza lavoro adeguatamente istruita: oltre a spezzare il latifondo la rivoluzione del 1958 iniziò quindi a operare per ridurre i condizionamenti esteri determinati dal predominio in campo petrolifero di grandi multinazionali, prima fra tutte la potentissima IPC (Iraq Petroleum Company). Dopo fortissimi contrasti con queste ultime, nel 1973 fu compiuta la nazionalizzazione, che affidò la gestione dell'intero settore all'INOC (Iraq National Oil Company) e alla sua affiliata NPO (Northern Petroleum Organization): i proventi che ne derivarono fin dal 1969 furono così messi al servizio di piani quinquennali di sviluppo volti al potenziamento delle infrastrutture e dell'edilizia. Sensibili progressi si raggiunsero dunque durante gli anni Settanta nel complesso dell'economia, pur rimanendone emarginata l'agricoltura in cui mancava una vera riforma agraria e la modernizzazione delle attività colturali (meccanizzazione e orientamenti produttivi), e solo negli anni Ottanta oggetto di progetti di rilievo. I risultati raggiunti furono però ben presto compromessi dal conflitto contro l'Iran, che comportò anche un forte indebitamento estero, e, agli inizi degli anni Novanta, a seguito dell'occupazione irachena del Kuwait, dalle sanzioni economiche approvate dalle Nazioni Unite (rimosse parzialmente solo nel maggio 1996) e dalla fulminea e distruttiva guerra del Golfo (1991), che indeboliva il Paese nelle proprie strutture e capacità produttive. Si aveva così un significativo peggioramento degli indicatori macroeconomici: la variazione del PIL era fortemente negativa (–63% nel 1991), tanto che il livello della crescita economica, tra il 1989 e il 1992, aveva eguagliato quello registrato durante gli anni Quaranta; l'inflazione, inoltre, già alta, aumentava notevolmente. Del tutto compromessi erano, quindi, i risultati positivi raggiunti sul finire degli anni Ottanta, quando l'economia aveva registrato timidi segnali di miglioramento anche grazie alla politica di riforme introdotta dal governo, rivolta alla privatizzazione di alcune imprese statali e del settore agricolo, ove i prezzi, sottoposti a minori controlli governativi, erano fluttuati secondo i meccanismi di mercato, pur permanendo gli interventi statali, soprattutto a difesa del consumo urbano. Negli anni successivi, comunque, sebbene il settore agricolo avesse ricevuto ancora maggiori attenzioni vi fu un netto peggioramento per le difficoltà derivanti dalla mancanza di fertilizzanti, di semenze, di pezzi di ricambio e di attrezzature, oltre che dall'esodo massiccio dei lavoratori agricoli egiziani. Tali problemi si sommavano a quelli dati dalla distruzione delle vie di comunicazione, che impedivano la distribuzione del già scarso raccolto. Tra il 1989 e il 1991, le importazioni di grano, riso, orzo, zucchero e carne erano complessivamente diminuite del 67%; i singoli dati relativi alla carne e allo zucchero erano ancor più gravi, essendosi verificata una riduzione pari, rispettivamente, all'85% e al 95%. Negli anni successivi la situazione sembrava leggermente migliorare, forse anche perché i dati venivano falsati dalla incidenza del mercato nero. Visto che le probabilità di un miglioramento del settore agricolo erano strettamente legate alla razionalizzazione della gestione delle risorse delle acque, in questa direzione si erano già in passato intraprese numerose iniziative, ma nell'ultimo decennio del Novecento vi erano ancora larghe porzioni di territorio non inserite in programmi di irrigazione. Per tentare di ovviare almeno in parte a questo problema, quindi, veniva portato a termine un progetto del 1992, che consentiva la realizzazione di un “Terzo Fiume”, oltre al Tigri e all'Eufrate, lungo 565 km, finalizzato all'irrigazione delle terre circostanti e al drenaggio delle paludi che si trovano nella regione meridionale del Paese. Allo stesso tempo gli sforzi della ricostruzione postbellica si concentravano in larghissima misura sulle infrastrutture dell'industria petrolifera: la produzione reale di petrolio tra il 1989 e il 1991 era diminuita del 90%, ma negli anni successivi, registrava una significativa ripresa, raggiungendo quasi quella del 1989 alla fine del sec. XX. Quindi l'Iraq ha dovuto affrontare dunque le limitazioni economiche dovute all'embargo dell'ONU e un forte indebitamento estero che hanno creato un grave scompenso nel tenore di vita della popolazione, solo in parte mitigato (1996) dal programma delle Nazioni Unite denominato “Oil-for-food”, uno scambio commerciale che prevedeva l'esportazione di petrolio in cambio di beni di prima necessità. Considerato il Paese arabo più ricco dal punto di vista delle risorse naturali, dopo l'occupazione da parte della coalizione anglo-americana del 2003 e la situazione di guerra civile che ne è scaturita, l'Iraq ha visto compromessi tutti i settori produttivi. Sono precarie anche le condizioni dell'apparato amministrativo, necessario supporto della macchina organizzativa statale Nel 2008 il PIL si è attestato intorno ai 90.907 ml $ USA, con un 2.989 $ USA, molto al di sotto delle reali potenzialità del Paese e dei livelli raggiunti all'inizio degli anni Ottanta del Novecento. La crescita del PIL nel 2005 è stata del 2,6% e nel 2006 del 3%, decisamente più bassa rispetto alle aspettative, soprattutto a causa di un mancato rilancio del settore petrolifero dovuto alla scarsa sicurezza e ai sabotaggi. Nel 2004 è stato creato l'IRFFI, Fondo internazionale per la ricostruzione in Iraq istituito da FMI e Banca Mondiale, che raccoglie e amministra i fondi di 25 Paesi donatori (tra i quali Stati Uniti, Giappone, Unione Europea), destinati per lo più a progetti di sicurezza, di ricostruzione delle infrastrutture, delle scuole e degli ospedali, nonché di riduzione della povertà. Le riforme strutturali, la decentralizzazione (a favore delle regioni) e la promozione del settore privato costituiscono gli obiettivi centrali per la crescita e la diversificazione dell'economia e dovrebbero coinvolgere tutti i comparti.

Economia: agricoltura, allevamento e pesca

L'agricoltura partecipa in misura del tutto secondaria alla formazione del reddito nazionale, impiegando un'altrettanto esigua porzione della forza lavoro. Prima del 2003 la struttura del settore era articolata in aziende di Stato e cooperative agricole (per lo più su terreni di antichi latifondi espropriati e ridistribuiti ai contadini), anche se prevalevano le piccole proprietà a conduzione, in genere, familiare, ancora scarsamente meccanizzate e condotte con metodi poco produttivi, spesso a livello di pura sussistenza. Parziale è stata infatti la riforma fondiaria e insufficienti gli investimenti: realizzato il solo canale Tharthār-Eufrate, nell'ultimo decennio del sec. XX si sono verificati lunghi ritardi nell'esecuzione di grandi invasi e canali, rimasti incompiuti. L'arativo copre appena il 12,6% del territorio nazionale, mentre le aree incolte e improduttive sono il 76,5% del totale. La questione delle risorse idriche è fondamentale: le dispute con Turchia e Siria per la gestione dei corsi del Tigri e dell'Eufrate avevano tenuto impegnato a lungo il governo iracheno negli anni Settanta e Ottanta del Novecento. Le opere di canalizzazione promosse dallo Stato avevano raggiunto notevole estensione dopo il raggiungimento dell'indipendenza e soprattutto dopo la proclamazione della Repubblica: la metà della superficie agraria è occupata da terre irrigue, che forniscono la maggior varietà di prodotti, mentre le zone non irrigate sono destinate soprattutto ai cereali. Le colture più diffuse sono il frumento e l'orzo, presenti nell'Iraq settentrionale, seguite dal riso, che richiede i più umidi terreni meridionali, e dal mais; si consumano inoltre localmente le patate, vari prodotti orticoli, come pomodori, fagioli, melanzane, cipolle ecc. e frutticoli (cocomeri, meloni, uva, mele, agrumi ecc.); particolarmente importanti sono i datteri, che crescono soprattutto nella cosiddetta “bassa Mesopotamia”. Infine tra le colture industriali si annoverano alcune piante oleaginose (girasole, sesamo, lino), la canna e la barbabietola da zucchero, il tabacco e il cotone. § Non molto redditizio è l'allevamento, che un tempo praticato per lo più da pastori seminomadi, è in diminuzione: sono diffuse forme di allevamento stanziale, ma il numero dei capi di bestiame è sempre piuttosto modesto. Prevalgono gli ovini, i caprini, i bovini e i volatili da cortile; si hanno inoltre asini, bufali, cammelli, ecc. § Scarsa importanza ha del pari la pesca: destinata unicamente all'autoconsumo riveste un certo ruolo per le popolazioni che vivono presso i laghi e lungo lo Shaṭṭ al Arab.

Economia: industria e risorse minerarie

La grande ricchezza dell'Iraq è, come si è visto, il petrolio, di cui l'Iraq era divenuto con il grande aumento della capacità estrattiva fra gli anni Settanta e Ottanta, uno dei principali produttori su scala mondiale, con riserve pari al 10% ca. di quelle mondiali: dalla sola attività mineraria del resto proviene ca. il 98% delle esportazioni. § Il petrolio fu scoperto nel 1927 nella zona di Karkūk, che costituisce ancora il più importante dei giacimenti iracheni; altri sono situati ad Ain-Zalah, nell'estremo Nord del Paese, a Naft Khaneh, quasi al confine con l'Iran, nonché nell'area centrale (Baghdād, Fallūjah ecc.) e all'estremità meridionale della Mesopotamia (AZ-Zubair, Majnoon, Rumaila ecc.). Vari oleodotti, realizzati sia per collegare i giacimenti con i centri principali del Paese e le raffinerie, sia per convogliare la materia prima nei terminals del Mediterraneo (Bāniyās e Tarṭūs, in Siria; Tripoli e Saida, nel Libano; Dörtyol, in Turchia) e del Golfo Persico (Al-Fāw e Mina al-Bakr), erano stati chiusi con l'embargo e riaperti solo nella seconda metà degli anni Novanta del Novecento poi nuovamente oggetto di sabotaggio dopo l'occupazione del contingente anglo-americano. Il greggio è in parte lavorato localmente nelle numerose raffinerie irachene, ubicate a Karkūk, Ḥadīthah, Baghdād, Bassora ecc. Nelle regioni nordorientali sono anche presenti numerosi giacimenti di gas naturale, per lo più associati al petrolio. Di origine termica è gran parte della produzione d'energia elettrica. Altre risorse minerarie, di minor rilievo, sono i fosfati (estratti nei pressi di ‘Akāshāt), sale (ad Al-Fāw) e zolfo (vicino a Mosul). Il settore industriale ha sofferto della forte componente statale dovuta alla politica di nazionalizzazione poi convertita parzialmente al privato negli anni della guerra Iran-Iraq, in cui prevaleva l'efficiente industria petrolifera i cui proventi erano in parte destinati a sostenere lo sviluppo di altri settori: petrolchimico e siderurgico in testa. Successivamente avevano raggiunto un discreto livello l'industria tessile (che produceva filati e tessuti di cotone, lana, fibre artificiali), quella chimica (fertilizzanti soprattutto) e quella alimentare (zuccherifici, birrifici, complessi molitori, conservifici) oltre manifatture di tabacchi, cementifici, concerie, calzaturifici, ecc. Da ricordare sono inoltre talune lavorazioni artistiche: dell'argento, del rame, del cuoio ecc.

Economia: commercio e comunicazioni

Il sistema bancario era, prima del 2003, interamente nazionalizzato e organizzato in pochi grandi istituti: esso vantava, in particolare prima dell'occupazione del Kuwait, la prima banca commerciale della regione araba. Il commercio estero negli anni Novanta del Novecento è stato fortemente limitato dall'embargo imposto dalle Nazioni Unite: l'Iraq ha esportato in quegli anni solo petrolio e importato soprattutto manufatti e derrate alimentari. La situazione venutasi a creare dopo il 2003 non ha modificato le caratteristiche degli scambi commerciali, che ruotano sostanzialmente intorno al petrolio e ai beni di prima necessità, anche se è diminuito drasticamente il loro valore. I maggiori partner commerciali dell'Iraq sono Stati Uniti, Siria, Giordania, Turchia e Italia. § L'Iraq, che è dai tempi antichi un'area di grande passaggio, ha un sistema di vie di comunicazione abbastanza sviluppato; i danni causati dai conflitti degli ultimi decenni del XX sec. e dell'inizio del XXI sono stati più volte riparati e i collegamenti ripristinati. La ferrovia Bassora-Baghdād-Mosul attraversa interamente il Paese sino al confine siriano; dalla capitale si diparte verso N anche un altro tronco, che tocca Karkūk e Irbīl. I collegamenti ferroviari con Siria e Turchia erano ripresi solo all'inizio del nuovo millennio. La maggior parte del traffico si svolge però lungo la rete stradale e raccorda il Paese con la Giordania, la Siria, l'Iran, l'Arabia Saudita e il Kuwait. Un certo ruolo ha anche la navigazione fluviale; sono infatti navigabili sia lo Shaṭṭ al ‘Arab sia i bassi corsi del Tigri e dell'Eufrate. Il principale sbocco portuale del Paese è Bassora, ma il Paese si avvaleva negli anni Novanta anche dei porti di Giordania (Al 'Aqabah) e Siria (Latakia). La capitale e le città di Mosul e Bassora sono sede di aeroporti internazionali; compagnia nazionale è la Iraqi Airways.

Preistoria

All'Acheuleano recente risalgono i materiali del giacimento di Barda Balka, vicino a Chemchemal, rinvenuti nel 1949. Industrie simili sono state in seguito ritrovate nella valle del Tigri, vicino a Eski Mosul, e lungo l'Eufrate. L'importante grotta di Shanidar negli Zagros, scavata da R. S. Solecki tra il 1950 e il 1960, ha restituito una lunga sequenza, con alla base livelli musteriani di tecnica non Levallois, compresi tra ca. 60.000 e 40.000 anni, nei quali sono stati rinvenuti nove individui neandertaliani, alcuni dei quali entro sepolture intenzionali, con caratteri simili a quelli del gruppo dei Neandertaliani orientali. Al di sopra si hanno livelli del Paleolitico superiore (Baradostiano), datati tra 33.000 e 27.000 anni, e dell'Epipaleolitico (Zarziano), compreso, nel riparo sotto roccia che ha dato nome a questa facies molto diffusa, tra 10.500 e 6000 a. C. Livelli protoneolitici, con datazione a 8650 a. C., grossomodo equivalenti a quelli noti a Karim Shahir (Zagros) e a Zawi Chemi, vicino a Rowanduz, chiudono la serie della grotta di Shanidar.

Storia: dalle origini all’indipendenza

L'Iraq è uno dei più antichi centri della civiltà, nella sua area si incontrano le culture di Babilonia e della Mesopotamia. Dalla preistoria emersero intorno al 3000 a. C. i Sumeri, i quali furono qualche secolo più tardi soppiantati dagli Accadi. Ma gli imperi che si costituirono nella pianura attraversata dal Tigri e dall'Eufrate non furono mai in grado di eliminare una volta per tutte le minacce provenienti dalle tribù guerriere delle montagne e dai nomadi del deserto. Fallirono in questa impresa anche gli Assiri i quali, all'apice della loro potenza (sec. IX-VII a. C.) dominavano su un territorio che si estendeva dall'Egitto alla Persia. Nel sec. VI l'Iraq fu il centro di un impero neoaccadico, che però non resse all'urto dei Persiani. In seguito l'Iraq decadde, se si esclude la parentesi seleucide, al ruolo di provincia di più vasti imperi: anzi, tra il sec. I a. C. e il sec. VII d. C. fu una zona di confine contesa dai Romani ai Parti e ai Sassanidi. Nel 634 gli Arabi intrapresero la conquista del Paese. Nel 749-750 una nuova dinastia di califfi, gli Abbasidi, ebbe il sopravvento e restituì all'Iraq il ruolo di centro di un vasto impero, la cui compattezza fu però ben presto incrinata da spinte centrifughe. Il califfato abbaside si trascinò nominalmente fino al 1258, quando Baghdād, la capitale, fu devastata dai Mongoli, ma la sua potenza e la prosperità dell'Iraq non sopravvissero al sec. IX. Tra il Cinque e il Seicento l'Iraq fu conteso dagli Ottomani e dai Persiani: i primi finirono per avere la meglio, ma in realtà il potere locale passò nelle mani di pascià di fatto autonomi nei riguardi di İstanbul. Soltanto nel 1831 gli Ottomani recuperarono il diretto controllo della regione. A cavallo del 1900 Inglesi e Tedeschi lottarono per assicurarsi l'egemonia economica nell'area. La prima guerra mondiale consentì a Londra di occupare militarmente il Paese: nel 1920 la Conferenza di Sanremo lo assegnò in mandato alla Gran Bretagna. La politica inglese si propose due obiettivi primari: assicurarsi il controllo dei giacimenti petroliferi iracheni (nel 1926 la Turchia fu costretta ad abbandonare le sue pretese su Mosul) e ingraziarsi i nazionalisti più moderati attraverso la concessione di una dinastia araba. Nel 1921 fu proclamato re dell'Iraq l'hascemita Fayṣal I. Nel 1932 l'Iraq divenne uno Stato indipendente, anche se con uno status che lo poneva all'interno delle linee imperiali britanniche.

Storia: i governi militari

Dopo la morte di Fayṣal I (1933) la situazione politica interna degenerò rapidamente: il più evidente sintomo-causa della crisi fu l'intervento dei militari nella vita del Paese. Nel 1941 un ennesimo colpo di stato portò al potere un governo nazionalista favorevole all'Asse, ma un sollecito intervento inglese ricondusse l'Iraq nell'orbita imperiale. Nel dopoguerra il governo iracheno, quasi sempre dominato dalla personalità di Nūrī Āl Saʽīd, si schierò decisamente a favore delle potenze occidentali: punto d'arrivo di questa politica fu la conclusione, nel 1955, del Patto di Baghdād. Nel campo arabo l'Iraq si propose come una potenza-guida, in alternativa all'Egitto. In politica interna si puntò sul petrolio, nella speranza di utilizzarne i frutti in vista di un progresso indolore. Ma la ventata nazionalista panaraba del 1958, che si cercò invano di contrastare riunendo l'Iraq alla Giordania nella Federazione Araba, mise a nudo le contraddizioni del regime. Il 14 luglio 1958, con un colpo di stato i militari proclamarono la Repubblica. ʽAbd al-Karīm Qāsim (1958-63) ritirò l'Iraq dal Patto di Baghdād, denunciò i precedenti accordi petroliferi e limitò le concessioni delle compagnie, si accostò all'URSS e ai comunisti iracheni. Ostile a un'unione con la RAU, Qāsim combatté il Baʽṯ e i nazionalisti filoegiziani. Nel 1959 riaprì una controversia di frontiera con l'Iran e nel 1961 tentò invano sia di annettere il Kuwait sia di venire a capo dell'insurrezione curda. Nel 1963, presero il potere i militari del Baʽṯ e fu posto a capo dello Stato ʽAbd as-Salām ʽArif, un altro protagonista della rivoluzione del 14 luglio, che subentrava a Qāsim, ucciso nel corso del putsch. Messi in disparte, l'anno dopo, i suoi alleati del Baʽṯ, nel 1968 questi riguadagnarono il controllo del Paese con un nuovo colpo di stato e nominando presidente della Repubblica Aḥmed Ḥasan Āl Bakr. La politica filosovietica perseguita negli anni succesivi dal governo portò, tra il 1972 e 1975, alla nazionalizzazione di tutte le compagnie petrolifere straniere operanti nel Paese. Per quanto riguarda invece la questione curda, nel marzo 1974, il governo concesse l'autonomia ai Curdi, pretendendo tuttavia di continuare a detenere il totale controllo delle cospicue risorse petrolifere del Kurdistān. In campo internazionale, venne perseguita una politica fortemente intransigente nei confronti d'Israele e dei Paesi arabi moderati come la Giordania e l'Egitto, nel 1975, inoltre i tradizionali contrasti con la Siria si aggravarono a causa dell'entrata in funzione della diga siriana di Tabka, che diminuiva la possibilità di utilizzo delle acque dell'Eufrate per l'irrigazione delle campagne irachene.

Storia: il regime di Saddam Ḥusayn

Nel 1979 Āl Bakr venne sostituito alla presidenza del Paese da Saddam Ḥusayn, che instaurava un regime personalistico e dittatoriale. Le relazioni con la Siria andarono via via deteriorandosi fino all'espulsione dal Paese del personale diplomatico, per il sospetto di un complotto siriano contro il nuovo presidente, ma il problema della delimitazione delle frontiere fra Iraq e Iran ben presto prese drammaticamente il sopravvento. Nel settembre del 1980 l'Iraq dichiarò decaduto l'accordo di Algeri del 1975 sul controllo dell'estuario dello Shaṭṭ al Arab e gli scontri di frontiera fra i due Paesi si trasformarono in un conflitto aperto, che s'inasprì sempre più con perdite ingenti da ambo le parti. Appoggiato dagli Stati Uniti, che vedeva nel Iraq un baluardo contro l'espansione dell'integralismo islamico, di cui si faceva portavoce Khomeini, e rafforzata la propria posizione sia negli Stati arabi del Golfo sia all'interno del Paese, il presidente iracheno non ebbe remore a bombardare le città iraniane, gli insediamenti petroliferi e le navi cisterna nel Golfo Persico e, inoltre, mise in atto una dura repressione contro i Curdi (nel 1988, bombardò con ordigni chimici la città di Halabjah, provocando ca. 5000 morti), in quell'occasione sostenitori degli Iraniani. Dopo sette anni di duri scontri, che erano costati alle due parti ca. 1 milione di vittime, nel 1988, grazie alle pressioni internazionali, si giunse finalmente alla conclusione della guerra, che ristabilì i confini del 1975 (secondo la risoluzione dell'ONU) e aprì un breve periodo di ripresa per la provata società irachena. Fortemente indebitato sia a causa del lungo conflitto sia per la volontà di far acquisire all'Iraq un ruolo egemone di potenza regionale, il regime di Saddam, nel tentativo di risollevarsi incrementando le risorse petrolifere nazionali, il 2 agosto 1990 diede il via all'occupazione del vicino Kuwait, utilizzando come pretesto e le antiche rivendicazioni territoriali e i dissidi di natura economica, determinati dalla politica delle quote OPEC e dal pagamento dei debiti contratti. L'occupazione, condannata subito dall'ONU con un embargo commerciale e anche dalla Lega Araba, scatenò una reazione internazionale che sfociò nella cosiddetta guerra del Golfo. Nel gennaio 1991, una coalizione guidata dagli Stati Uniti, con truppe di Arabia Saudita, Egitto, Siria, Gran Bretagna, Francia e Italia, attaccò l'Iraq, costringendo in breve tempo Saddam ad abbandonare il Kuwait (28 febbraio 1991). Deposte le armi il presidente iracheno sembrò accettare le condizioni imposte dalla comunità internazionale: risarcire dei danni il Kuwait, rivelare l'ubicazione e l'entità delle riserve di armi chimiche e batteriologiche e smantellare i propri arsenali. Le commissioni ONU, preposte al censimento dell'arsenale chimico dell'Iraq e alla valutazione dell'avanzamento del programma nucleare, vennero subito ostacolate dalle autorità irachene e solo nell'aprile 1992 poterono dare avvio al loro compito. In Iraq, intanto, alle grandi distruzioni occorse nel confronto bellico fecero seguito quelle causate dalla dura repressione del regime contro i movimenti insurrezionali degli sciiti, sostenuti dagli integralisti islamici, e dei Curdi, rispettivamente nel Sud e nel Nord del Paese. Per proteggere la popolazione curda, che aveva ripreso a battersi per la propria autonomia, nell'aprile 1991 le Nazioni Unite inviarono nel Nord del Paese un contingente di Caschi blu e gli USA, la Francia e la Gran Bretagna vietarono agli aerei di Saddam di sorvolare la zona, le stesse misure vennero poi adottate (agosto 1992) anche nel Sud per difendere la minoranza sciita dagli attacchi aerei. La tensione tra Iraq e Kuwait, in ogni modo, continuava a mantenersi ai massimi livelli, tanto da giustificare nel gennaio 1993 una nuova incursione aerea statunitense. Nel 1994, a seguito di nuove manovre militari irachene sul confine del Kuwait, le Nazioni Unite riconfermavano l'embargo economico e Saddam come risposta sembrava, finalmente, riconoscere le frontiere del Kuwait e promettere di allentare la repressione nei confronti dei Curdi e degli sciiti. Allo stesso tempo, nel tentativo di accreditare il regime agli occhi della comunità internazionale, il partito di governo, Ba'ṯ, come stabilito da un emendamento della Costituzione, indiceva per l'ottobre 1995 un referendum nazionale per il rinnovo per altri sette anni della presidenza della Repubblica a Saddam, carica che gli veniva riconfermata con il 99,96% dei voti. L'ONU, dal canto suo, con un accordo raggiunto nel maggio 1996, alleggeriva le sanzioni economiche all'Iraq, prevedendo un controllo delle Nazioni Unite sui contratti per la vendita del petrolio e l'acquisto, il trasporto e la distribuzione degli aiuti ai civili. Cionondimeno, il governo di Baghdād continuava a rifiutare ogni ispezione sui propri armamenti e una nuova crisi si apriva (fine del 1997 e inizi del 1998) con gli Stati Uniti, che nel gennaio 1999 mettevano in pratica le proprie minacce, dando avvio all'operazione Desert Fox, durante la quale venivano attaccati con missili la città di Bassora e un centinaio di obiettivi militari iracheni. Nonostante ciò, alla fine del 1999, le autorità di Baghdād continuavano a rifiutare l'ispezione degli armamenti agli ispettori dell'ONU. Quindi, né le violente rivolte degli sciiti, né i pericolosi bombardamenti, cui il Paese era sottoposto, riuscivano a minare la leadership di Saddam Ḥusayn, che continuava a mantenere un rigido controllo sull'Iraq, sempre più indebolito dal pesante embargo internazionale. Pertanto, nel maggio 2002, l'ONU, preso atto delle condizioni di indigenza in cui versava il popolo iracheno, approvava una risoluzione che prevedeva sostanziali modifiche nel sistema delle sanzioni economiche, rendendo più agevole l'approvvigionamento di cibo, medicinali e beni di uso comune. Nel settembre 2002, il presidente degli Stati Uniti, G. W. Bush, e il primo ministro inglese, Tony Blair, accusavano l'Iraq e Saddam di avere in costruzione armi di distruzione di massa, minacciando il regime con nuovi bombardamenti nel Sud del Paese e con la prospettiva di un nuovo attacco militare. Sempre nel 2002 l'Iraq veniva sottoposto a una forte pressione internazionale perchè accettasse le ispezioni dell'ONU senza condizioni e, sotto la minaccia di una nuova guerra, voluta strenuamente dagli Stati Uniti, Saddam indiceva nuove elezioni presidenziali che lo vedevano plebiscitariamente riconfermato per altri sette anni. Lo stato di tensione così innescato con gli Stati Uniti, affiancati nel Consiglio di sicurezza dell'ONU da Gran Bretagna e Spagna, non si arrestava di fronte alla ripresa delle ispezioni in quanto l'Iraq veniva accusato da parte americana di scarsa collaborazione con gli ispettori delle Nazioni Unite. Malgrado l'opposizione della maggioranza dei membri del Consiglio di sicurezza dell'ONU, tra cui Francia, Russia e Cina, che chiedevano un disarmo pacifico attuato con la supervisione delle Nazioni Unite e perciò la continuazione della missione degli ispettori, il 20 marzo 2003 la coalizione anglo-americana lanciava l'attacco all'Iraq. In un mese e mezzo di operazioni belliche le truppe anglo-americane conquistavano le maggiori città senza incontrare particolari resistenze, mentre il regime di Saddam Ḥusayn si polverizzava e lui stesso, malgrado fosse fatto oggetto di bombardamenti mirati, si rendeva irreperibile: il Paese piombava nel caos, malgrado i tentativi della neonata amministrazione americana di risolvere i problemi più immediati, come i rifornimenti di cibo, combustibile e medicine, e di avviare una fase di consultazione con le forze di opposizione irachene, per arrivare alla costituzione di un governo provvisorio.

Storia: il dopo Saddam

Nel maggio 2003, con la risoluzione n. 1483, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU, su proposta degli Stati Uniti, revocava le sanzioni economiche, riconoscendo alla coalizione anglo-americana la legittimità di operare per preparare un nuovo assetto politico del Paese. Nel luglio dello stesso anno, sempre per iniziativa americana, nasceva il Consiglio di governo con il compito di formare un nuovo governo e redigere una nuova Costituzione. In settembre il nuovo governo nasceva: formato da 25 membri, suddivisi in base all'appartenenza religiosa ed etnica, aveva il compito di affiancare il governatore statunitense fino alle elezioni. Saddam Ḥusayn veniva catturato nel dicembre del 2003 dalle truppe statunitensi, ma, in tutto il Paese, continuava l'ondata di attentati. Nel marzo 2004 il Consiglio di governo approvava una Costituzione provvisoria. Tuttavia, malgrado i progressi istituzionali, la situazione interna del Paese si radicalizzava, con la comparsa di leader religiosi che guidavano proprie milizie contro le forze della coalizione e di gruppi legati al radicalismo islamico che sequestravano e assassinavano occidentali. A questo, nel mese di maggio, si aggiungevano le rivelazioni della stampa statunitense sulle torture praticate dai soldati americani sui prigionieri iracheni nel carcere di Abu Ghraib, che suscitavano indignazione sull'opinione pubblica. Sempre in maggio, in un attentato, veniva ucciso il leader sciita moderato Ezzedine Salim, presidente di turno del Consiglio di governo iracheno. Nel mese successivo, grazie alla mediazione delll'inviato dell'ONU Laktar Brahimi, veniva nominato un governo provvisorio nel quale lo sciita Iyad Allawi era premier e il sunnita Ghazi Mashal Ajil al-Yawer presidente. L'insediamento di questo governo, avvenuto il 28 giugno 2004, portava il Paese verso le elezioni legislative del 31 gennaio 2005, le prime dalla fine del regime di Saddam Ḥusayn, vinte dalla formazione sciita Alleanza sciita dell'imam al-Sistani, che superava l'Alleanza patriottica del Kurdistan di Jalāl Talabānī, il quale veniva eletto nelI'aprile Presidente della repubblica. Lo sciita Ibrahim al-Jaafari otteneva la guida del governo. In agosto veniva approvata la nuova Costituzione, che, nonostante la richiesta di abrogazione da parte della componente sunnita, veniva approvata con il 78% dei voti favorevoli. In ottobre iniziava il processo a Saddam Ḥusayn. Le elezioni per il nuovo Parlamento, a cui partecipavano anche i partiti sunniti, si svolgevano in dicembre e venivano vinte dai conservatori sciiti (UIA). Nell'aprile 2006 veniva riconfermato il presidente curdo J. Talabānī che designava come premier lo sciita Nūrī Kāmil al-Mālikī. Questo governo entrava in carica in maggio. In giugno l'esercito statunitense uccideva in un bombardamento il terrorista Abu Musab Al Zarqawi, capo di Al-Qāiʽda in Iraq e responsabile di innumerevoli attentati e omicidi. In novembre si concludeva il processo di primo grado a Saddam ed egli, condannato a morte per la strage di sciiti a Dujail del 1982, veniva impiccato il 30 dicembre. Molti governi dei Paesi presenti in Iraq con le loro truppe (compreso quello italiano) decidevano il progressivo ritiro dei loro contingenti, e la stessa coalizione anglo-americana avviava una politica di riduzione delle loro forze armate nel Paese. Nel biennio 2007-2008 la situazione restava molto critica, proseguivano le attività di guerriglia contro le truppe straniere e la guerra civile tra le diverse fazioni. Nel 2007, infatti, le truppe britanniche lasciavano Bassora e nel 2008 il contingente australiano si ritirava dal Paese. Alla fine di giugno del 2009 l'esercito statunitense si ritirava dalle città del Paese, mentre la data del 30 giugno diventava festa nazionale come Giorno della Sovranità. Nel 2010 si svolgevano le elezioni per il rinnovo del parlamento (7 marzo), vinte dalla coalizione laico-nazionalista dell'ex premier Allawi; l'Alleanza nazionale irachena, di stampo sciita e la coalizione Stato di diritto, guidata dal capo del governo al-Mālikī, sono quelli che hanno ottenuto la maggior parte dei seggi. In novembre i leader politici raggiungevano un accordo per la nomina delle principali cariche politiche; venivano riconfermati al-Mālikī e Talabānī rispettivamente premier e presidente, mentre la presidenza del parlamento veniva affidata a Usama al-Nujayfi. L'ex premier Allawi era chiamato a guidare un organismo di nuova costituzione: il consiglio nazionale per le politiche strategiche. Nel dicembre del 2011 l'ultimo contingente di soldati statunitensi lasciava il Paese. Nell'estate del 2014 i fondamentalisti sunniti, riuniti sotto la signa di ISIS, sferravano un attacco su larga scala nel nord del Paese, conquistando le città di Mosul e Tikrit; in settembre intervenivano in aiuto dell'esercito le forze aeree americane, mentre l'ONU organizzava gli aiuti umanitari per le popolazioni in fuga dalla guerra. Intanto si formava un nuovo governo guidato dallo sciita Haider al-Abadi. Per contrastare le attività militari dello Stato islamico (ISIS), gli USA iniziavano una campagna di bombardamenti a supporto delle forze armate dell'esercito iracheno e delle milizie curde, mentre il Consiglio dei ministri degli esteri dell'Unione Europea approvava le iniziative degli stati membri volte a fornire armi ai combattenti curdi.

Cultura: generalità

La posizione geografica dell'Iraq ha giocato un ruolo di primo piano nell'evoluzione storica del Paese, dal punto di vista economico, politico ma anche culturale. A titolo diverso questa regione è stata sempre protagonista dello scenario mediorientale e, spesso, mondiale: dallo splendore delle civiltà antiche che qui, nell'antica Mesopotamia, sono nate e si sono sviluppate (a partire dai sumeri e dagli assiri), all'arrivo dell'Islam e alla concretizzazione dello scisma tra sciiti e sunniti, alla dominazione dell'Impero ottomano fino alle moderne e dolorose vicissitudini, la cui risoluzione sembra ancora di là da venire, e i cui effetti hanno riguardato molta parte del prezioso patrimonio artistico nazionale. Il variegato panorama etnico, religioso e sociale che ha contraddistinto il Paese nei secoli è imprescindibile per comprendere la complessa vicenda culturale dell'Iraq. La seconda parte del sec. XX è stata dominata dalla politica culturale del regime, il cui intento è stato quello di rafforzare l'identità territoriale del popolo iracheno, spingendo scrittori, artisti, registi a insistere su questi legami. Molti sono stati i musei archeologici aperti nella prospettiva di rivendicare e riaffermare un vincolo straordinario con l'eredità di questa terra. In quest'ottica può anche inserirsi la riscoperta della musica tradizionale, avvenuta a partire dagli anni Quaranta del Novecento. La musica irachena ha infatti origini antichissime, comuni alla tradizione araba più ampia. Ma è sempre rimasta un'arte poco codificata, oggetto di un vero insegnamento solo a partire dalla metà del Novecento, quando è entrata nei programmi scolastici. Oggi una delle personalità eccellenti è Ilham Al Madfai, polistrumentista inserito tra i candidati del World Music Award della BBC nel 2006, capace di dare alla musica tradizionale una veste nuova e universale. Il protagonista più celebrato è però Kazem al-Sahir (n. 1961), vero divo del mondo arabo e non solo. In termini di copie vendute e spettatori è il maggior artista del panorama musicale arabo, in grado di fondere melodie e liriche tipicamente mediorientali con sonorità e arrangiamenti dal pop inglese. Da segnalare ancora Naseer Shamma, celebre per la sua tecnica nel suonare l'oud. Tra le istituzioni principali del Paese vanno annoverati l'Iraq Museum, ancora ricco, nonostante le devastazioni belliche, di una collezione con opere relative a epoche diverse, dai sumeri ai babilonesi all'arte islamica, e il Baghdād Museum. In Iraq sono presenti tre siti dichiarati dall'UNESCO patrimonio dell'umanità: Hatra (1985); Ashur (Qal'at Sherqat) (2003) e la città archeologica di Sāmarrā (2007).

Cultura: tradizioni

Nonostante i tragici eventi della dittatura e della guerra, l'Iraq non è rimasto esente da una certa “occidentalizzazione” dei costumi, degli stili di vita e delle arti. Il fenomeno della “contaminazione” culturale ha inoltre trovato nell'urbanizzazione di molte aree un terreno fertile per il cambiamento e per la trasformazione di pratiche tradizionali, o ancora tribali, in uso da secoli. Così il ruolo centrale della famiglia allargata ha iniziato, nel secondo Novecento, a essere intaccato da modelli nuovi e, del pari, il ruolo della donna è cambiato, con l'occupazione di maggiori spazi sociali e lavorativi, benché la sua resti fondamentalmente una condizione di subalternità. Anche gli abiti tradizionali vanno via via diminuendo nei centri urbani in favore di un abbigliamento più vicino agli standard occidentali. Il thawb, sorta di camicione maschile, o il velo (hijab), continuano tuttavia a essere molto utilizzati dai musulmani più conservatori. La cucina irachena accoglie influenze da tutte le tradizioni del Vicino Oriente, dalla mezzaluna fino al centro Asia: la carne speziata (soprattutto di pollo e agnello) insieme a pane, olive e datteri sono gli alimenti più comuni. Le feste religiose musulmane sono le ricorrenze più sentite, a cui si sommano appuntamenti civili come la Giornata dell'Armistizio (fine della guerra Iran-Iraq), celebrata l'8 agosto. Negli sport predomina il calcio, come dimostra la vittoria della nazionale irachena nell'edizione 2007 della Coppa d'Asia.

Cultura: letteratura

Le tradizioni letterarie irachene più antiche si rifanno alla civiltà dei Sumeri, nella quale si innestò il patrimonio babilonese (vedi Babilonia, letteratura), cui si accomunò quello assiro (vedi Assiria, letteratura). Queste civiltà influirono prima su quella greca che a sua volta arricchì la tradizione irachena, toccata ancor più profondamente da quella persiana, filtrata attraverso la dominazione partica. A essa si sovrappose dopo il sec. VIII la civiltà araba, che fece di Baghdād il fulcro di elaborazione della sua cultura, mantenuta su schemi tradizionali fino agli inizi del sec. XX, quando finalmente, grazie al giornalismo e all'influsso egiziano, la prosa andò evolvendosi conquistando quella semplicità di espressione che aveva avuto fino ad allora. Ma si può parlare di una letteratura nazionale irachena, grosso modo, solo dall'epoca dello smembramento dell'Impero ottomano (1918). Pur tuttavia la critica fa risalire agli ultimi decenni del sec. XIX i primi albori di una letteratura nazionale. Ciò si verificò soprattutto nella poesia, con autori come Ṣāliḥ aṭ-Tamīmī (m. 1845), ʽAbd al-Bāqī al-ʽUmarī (1790-1862), ʽAbd al-Ghaffār al-Akhras (1805-1875), Ḥaidar al-Hillī (1831-1887) e Ibrāhīm aṭ-Ṭabaṭaba'ī (1832-1901). Questi poeti, pur essendo tradizionali nella forma, nella sostanza parlarono di libertà e contro la corruzione. Giamīl Ṣidqī az-Zahāwī (1863-1936), di origine curda, può considerarsi l'anello di congiunzione con la precedente generazione. La sua forma preferita era la quartina, ma fu anche interessato a esperimenti stilistici, mentre, sul piano dei contenuti, trattò di problemi sociali e diede particolare rilevanza alla difesa dei diritti della donna. Maʽrūf ar-Ruṣāfī (1875-1945), considerato poeta nazionale, è stato il più seguito nei circoli letterari. Uomo politico al tempo dell'Impero ottomano, nella sua opera rappresentò i sentimenti nazionali iracheni. Dopo la prima guerra mondiale si ebbe un rifiorire degli studi letterari, con il diffondersi del giornalismo e della pubblicazione di libri. Ma in particolare negli anni Trenta e Quaranta alcuni poeti, tra cui i già nominati ar-Ruṣāfī e az-Zahāwī, e altri, come Muḥammad Maḥdī al-Giawāhirī (1900-?), hanno rappresentato l'avanguardia del mondo letterario arabo. Verso il 1940 nel mondo arabo ebbe inizio un movimento poetico influenzato da autori europei come Eliot e Majakovskij e dalle varie correnti d'avanguardia, a cui si intrecciarono motivi tratti dal mondo mitologico dell'antica Mesopotamia e da quello classico, musulmano e cristiano. Nelle riviste letterarie dell'epoca, prevalentemente libanesi (al-Adīb, al-Ādāb o Shiʽr), gli scrittori iracheni portarono il maggior contributo. Il più famoso di questi fu Badr Ṣakir as-Sayyab (1927-1964), di tendenze realiste, ma non immune da influenze surrealiste e simboliste, considerato uno dei maggiori riformatori della poesia araba moderna. Scrittori realisti sono anche ʽAbd ar-Rāziq, ʽAbd al-Wāḥid e Kāẓim Giawwād (n. 1929) la cui poesia, all'inizio tradizionale, divenne innovatrice e di un realismo sconcertante. Alla tendenza romantica, con i suoi toni più cupi, appartengono: Baland al-Ḥaidarī (1926-1996), che è passato attraverso varie fasi, influenzato inizialmente dall'estetismo, in seguito dall'esistenzialismo e dal surrealismo; la poetessa Nāzik al-Malāʽikah (1923-2007), la maggiore teorica del verso libero; ʽAbd al-Wahhāb al-Bayātī (1926-1999), uno dei primi collaboratori della rivista ath-Thaqāfah al-giadīdah, e Hilāl Nazī (n. 1931), la cui poesia ha spesso un tono rivoluzionario. Questa nuova poesia è stata anche chiamata del “verso libero” (ash-shiʽr al-ḥurr), in contrasto con la prosodia complicata dei classici. Nella prosa si può distinguere una scuola classica, guidata da Giaʽfar al-Khalīlī, che ha scritto regolarmente nella rivista sciita al-Gharā, e una d'avanguardia, che, influenzata dai classici dell'Ottocento francese e russo pur non trascurando i moderni, come Sartre e Camus, pone l'accento sui mali della società irachena. Si ricordano i nomi di Dhū an-Nūn Ayyūb (n. 1908), il più anziano del gruppo e noto giornalista e politico, ʽAbd al-Malik an-Nūrī (n. 1921), autore della raccolta Il canto della terra, che è un'analisi della vita degli umili; Fuʽād at-Takarlī (n. 1927), che nelle sue novelle condanna brutalmente, con un linguaggio spesso veemente e crudo, gli errori della società tradizionale con una protesta contro i misfatti dell'alienazione e della miseria, Yaʽqūb Balbūl, che, nel 1938, ha pubblicato una raccolta di racconti ispirata ai problemi sociali del Paese; Shākir Khuzbak (n. 1920), studioso e traduttore di Čechov, autore di racconti e del lavoro teatrale La casa coniugale (1962); Edmond Ṣabrī (n. 1921), che ha scritto racconti, opere teatrali e sceneggiature per il cinema; Safira Giamīl Hāfiẓ, che ha pubblicato nel 1956 una raccolta di racconti sulla vita popolare; Maḥdī ʽĪsà as-Saqr, che ha scritto in un tono duro e sardonico contro le tragedie della superstizione e dell'ignoranza. Fuʽād at-Takarlī fa parlare di sé nel 1980 per il romanzo ar-Ragiaʽal-baʽīd (L'eco lontana) i cui dialoghi, composti in stretto dialetto iracheno, rimettono in discussione l'uso della lingua parlata nei testi letterari per lo più scritti in un arabo puro. Narratore di spicco è anche Moḥammad Ḥayḍar (n. 1942), autore di raccolte di racconti. Un quadro esauriente della ricca produzione letteraria irachena in prosa e in poesia è fornito dalle riviste letterarie pubblicate a Baghdād, tra cui al-Aqlām (Le penne), fondata nel 1964, al-Mawrid (La fonte) del 1971, o al-Kātib al-ʽarabī (Lo scrittore arabo) del 1982. Vanno ricordate anche le riviste pubblicate dagli intellettuali arabi in esilio come al-Badīl (L'alternativa), fondata nel 1980 dalla Lega degli scrittori democratici iracheni, oppure Aswāt (Voci) uscita a Parigi alla fine degli anni Settanta. Negli ultimi anni del XX sec. sono emerse nuove personalità letterarie, le cui opere si confrontano prevalentemente con la situazione socio-politica in atto nel Paese. La scrittrice Betool Khedairi (n. 1965), ha pubblicato Un cielo così vicino (1999) e Absent (2004); Buthaina al Nasiri (n. 1947), autrice di Notte finale, ha lasciato l'Iraq per l'Egitto, dove ha fondato una casa editrice per favorire i giovani scrittori connazionali; Inaam Kachachi (n. 1952), è autrice dell'intenso Parole di donne irachene, in cui il focus è sulla realtà femminile nell'Iraq del terzo millennio; Ibrāhīm Aḥmad (n. 1946), ha al proprio attivo numerose raccolte di racconti brevi; Sargon Boulus (1944-2007), è stato uno dei poeti contemporanei più apprezzati; Fadhil al-Azzawi (n. 1940), oltre a essere stato editore di riviste letterarie e quotidiani in Iraq e all'estero, ha pubblicato, a partire dagli anni Sessanta, raccolte di poesie, romanzi, testi di critica letteraria, tutti ampiamente tradotti in diverse lingue.

Cultura: arte

L'Iraq, coincidendo sostanzialmente con l'area dell'antica Mesopotamia, conserva le vestigia archeologiche e architettoniche, oltre che delle grandi civiltà che vi si sono avvicendate, anche di quelle classiche, iraniche e islamiche. Residenza degli Abbasidi alla caduta del califfato omayyade (sec. VIII), l'Iraq divenne con la capitale Baghdād un centro fastoso (sec. IX) della civiltà musulmana, faro spirituale perché sede dei califfi e simbolo di cultura e di arte. Centri artistici furono anche Al-Kūfa, Sāmarrā, Hasemiya e Bassora. E va rilevato che l'arte islamica andò sviluppandosi sempre tenendo presente la tradizione mesopotamica. Il minareto della grande moschea di Sāmarrā ricorda per la sua forma elicoidale la ziqqurat di Khorsābād, così come l'incorporazione dell'īvān nei palazzi della stessa città denota l'influsso sassanide, mentre i motivi della decorazione derivano sia dai canoni mesopotamici sia da temi ellenistici e persiani. Le manifestazioni più importanti dell'epoca selgiuchide (sec. XI) si riferiscono alla miniatura, che diede vita a una scuola di altissimo livello a Baghdād nel sec. XII e che influì sulle creazioni iraniche a cominciare dalla dominazione mongola (sec. XIII), mentre in pari tempo andavano spegnendosi i canoni dell'arte mesopotamica. L'inizio della dominazione turca (sec. XVI) significò un risveglio delle arti specie nell'architettura e Baghdād si abbellì di nuove moschee. Caratteristica l'introduzione di cupole e minareti decorati con ceramica policroma. L'arte moderna irachena appare contaminata da diversi stili europei e americani, ma non ha ancora trovato voce autonoma. Forme tradizionali continuano a esistere accanto a motivi occidentali e solo dalla metà del sec. XX si è tentato di assimilare gli influssi stranieri per trasformarli in originale interpretazione autoctona; i primi timidi risultati si sono avuti nei complessi di Bassora e di Karkūk. Sul fronte delle arti figurative si sono distinti alcuni artisti la cui opera ha valicato i confini nazionali e anche mediorientali. Tra i maggiori Ismail Fattah (1934-2004), pittore e scultore formatosi in Italia; Khalid al-Rahhal (1926-83) e Muḥammad Ghani Ḥikmet (n. 1929), entrambi scultori e autori di numerosi monumenti a Baghdād; Salman Abbas (n. 1945), Shakir Hassan Al-Said (n. 1925), Yaḥya Alsheikh (n. 1945), Adalet (n. 1973), Firyal al-Adhamy (n. 1950), ospitato in mostre e gallerie di tutto il mondo.

Cinema

Inesistente prima del 1945, il cinema iracheno avviò con Il Cairo-Baghdād, girato con l'Egitto, un cammino tortuoso. Nel 1948 la commedia paesana nazionale Alia e Issam veniva ancora affidata a tecnici francesi. Negli anni Cinquanta si moltiplicarono sale e società produttrici, nel 1964 si aprì lo studio della capitale. I film migliori si dimostrarono quelli ispirati al neorealismo italiano: Said effendi (1957) di K. H. Chafik, Il guardiano (1965) di Khalil Chawki e Il bigliettaio (1966) di Jaefar ʽAlī, mentre Benvenuto all’amore (1968) di Mohamed Salmān fu un gran successo del musical arabo. Ultimo dei Paesi arabi a conoscere il cinema, ma primo ad avere la televisione (1955), nel periodo successivo al 1968 l'Iraq ha prima unificato e poi diviso i due campi d'attività, potenziando il cinema negli anni Settanta con due istituti e inviando all'estero per la specializzazione i candidati registi. L'obiettivo principale era quello di accrescere la produzione, ancora sporadica nella prima metà del decennio (Gli assetati, 1973, di M. S. Gamīl; La svolta, 1974, di Jaefar ʽAlī), ma in via di regolare aumento a partire dal biennio 1977-78 (ne è frutto, anche qualitativo, un film come Il campo). Il primo slancio si è però avuto nei cinegiornali, nei documentari e nei cortometraggi, spesso di appoggio ai movimenti rivoluzionari nel mondo arabo e africano, con speciale partecipazione alla causa palestinese, cui del resto è interamente dedicato il festival militante di Baghdād, da triennale divenuto biennale nel 1978. La sterilità legata agli anni della guerra ha fortunatamente lasciato spazio a una rinascita del movimento cinematografico all'alba del terzo millennio. Fra i registi più attivi si segnalano alcuni autori di etnia curda, come Hiner Saleem (n. 1954), che ha raccontato il dramma del suo popolo con realismo e drammaticità, ma anche ironia. Tra i suoi lavori Vodka Lemon (2003), premiato a Venezia, Kilomètre zéro (2005), Sous les toits de Paris (2007). Shawkat Amin Korki (n. 1973), il cui primo lungometraggio Crossing the dust (2006) è un viaggio in Iraq durante i giorni della caduta di Ṣaddām nel 2003; Ḥusain Ḥassān Ali (n. 1974) regista, insieme a Massoud Arif Saleeh, di U Nergis Biskivin (2006; Narcissus Blossoom) premiato al Festival di Berlino nel medesimo anno.

Bibliografia

Per la geografia

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Per l’arte

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