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Sìria

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(Al-Jumhūrīyah al-ʽArabīyah as-Sūrīyah). Stato dell'Asia occidentale (185.180 km²). Capitale: Damasco. Divisione amministrativa: distretti mohafazat (14). Popolazione: 21.117.690 ab. (stima 2012). Lingua: arabo (ufficiale), aramaico, armeno, circasso, curdo. Religione: musulmani (sunniti 74%, sciiti 12%), cristiani 5,5%, drusi 3%, altri 5,5%. Unità monetaria: lira siriana (100 piastre). Indice di sviluppo umano: 0,658 (118° posto). Confini: Turchia (N), Iraq (E e SE), Giordania (S) e Israele (e Cisgiordania) e Libano (SW), Mar Mediterraneo (W). Membro di: Lega Araba, OCI e ONU.

Generalità

La Siria è il Paese arabo che più d'ogni altro ha conservato le tracce del mondo preislamico. Essa infatti ha conosciuto tutte le esperienze culturali che hanno preceduto la diffusione della cultura araba: da quelle delle varie civiltà semitiche, incentrate nella Mesopotamia (alla civiltà assirica rimanda, con un legame di tre millenni, il nome attuale), alle successive culture introdotte dalle civiltà mediterranee: fenicia, greca, romana. Soggetta a un lungo periodo di dominazione straniera, prima sotto i turchi e poi sotto il mandato francese, la Siria conobbe una generale decadenza i cui segni vennero impressi in modo marcato nella storia del Paese. Ciò nonostante, il popolo siriano non ha mai perduto la consapevolezza del proprio passato, del proprio valore e della propria ricchezza culturale, mirabilmente esemplificata dai resti delle sue città storiche, come Damasco, Palmira e Aleppo o dalle fortezze edificate dai crociati come Crac des Chevaliers. Il Paese, socialmente incentivato da una borghesia vivace e intraprendente, emancipatosi grazie alle esperienze mercantili e all'emigrazione, sensibile ai valori tradizionali del mondo arabo, ma al tempo stesso aperto al richiamo del progresso, ha partecipato attivamente nel corso degli ultimi decenni ai movimenti arabi sorti nel tentativo di rendere lo Stato siriano la potenza leader dell'area mediorientale. Di conseguenza la Siria appare un Paese profondamente coinvolto nelle intricate trame di rapporti politici, economici e religiosi della regione, impegnato a fungere da ago della bilancia nel complesso gioco degli equilibri dell'intera area mediorientale.

Lo Stato

In base alla Costituzione, approvata per referendum il 12 marzo 1973, la Siria è una Repubblica popolare, democratica e socialista. I massimi poteri spettano al presidente della Repubblica, il cui mandato dura sette anni: il candidato alla carica viene nominato dall'Assemblea del popolo e deve essere confermato da un referendum popolare; egli esercita il potere esecutivo con l'ausilio del primo ministro e degli altri membri del governo, che egli nomina e revoca. Il potere legislativo spetta all'Assemblea del popolo (Majlis al Sha’ab), i cui 250 deputati vengono eletti a suffragio universale e diretto. Il sistema giudiziario si basa sul diritto francese e islamico e non prevede il riconoscimento della giurisdizione internazionale. Su scala nazionale operano una Corte Suprema Costituzionale (composta da membri nominati dal presidente per quattro anni), una Corte di Cassazione e le Corti d'Appello; a livello locale esistono tribunali di vario grado e titolo (per esempio Corti di prima istanza, Corti economiche ecc.) che giudicano su materie di specifica competenza. Nel Paese è in vigore la pena di morte. Le forze armate sono suddivise nei tre corpi tradizionali, a cui si aggiunge una forza paramilitare (gendarmeria). Il servizio militare è obbligatorio e dura 30 mesi (18 per la marina); le donne possono prestare servizio su base volontaria. L'insegnamento pubblico è gratuito a tutti i livelli. L'istruzione elementare, obbligatoria, ha la durata di 6 anni al termine dei quali gli alunni sostengono un esame. Nella scuola elementare l'istruzione religiosa è obbligatoria. L'istruzione secondaria, della durata di 6 anni, è divisa in 2 cicli, uno inferiore e uno superiore: il primo ha carattere orientativo, il secondo è più propriamente di indirizzo, con sezioni umanistiche e letterarie e sezioni con curriculum tecnico, agricolo o professionale. L'istruzione superiore è impartita nelle università di Aleppo (1960), di Damasco (1923), di Latakia (1971) e di Homs (1979). Tra la popolazione adulta la percentuale di analfabeti è del 16,9% (2007).

Territorio: morfologia

Il territorio siriano corrisponde solo in parte alla Siria antica, storica, che all'incirca comprendeva la fascia costiera occupata dai rilievi del Libano e dell'Antilibano: verso E infatti si spinge, con un caratteristico “becco d'anatra”, fino all'alta Mesopotamia, toccando il Tigri e includendo una buona parte del corso medio dell'Eufrate, mentre verso W la sua apertura al Mediterraneo è limitata dalla presenza del Libano e dall'appendice turca corrispondente al vecchio sangiaccato di Alessandretta (passato alla Turchia nel 1939), sicché si affaccia al mare per appena 183 km. Strutturalmente il territorio è formato da distese tabulari che rappresentano la sezione settentrionale del grande altopiano siro-arabico. Su queste superfici cristalline, paleozoiche, che affiorano in diversi punti del Paese, si sono sovrapposte coltri sedimentarie del Mesozoico, con prevalenza di arenarie e calcari del Cretaceo, che hanno oggi una notevole estensione, benché in parte incise e smantellate dall'erosione. Nella sezione occidentale però i tavolati sono stati interessati nel Miocene dalle fratture e dai perturbamenti tettonici che rappresentano la continuazione dei movimenti cratogeni che hanno separato l'Africa dall'Asia formando la gigantesca fossa siro-africana: a essi si deve la formazione del Gebel Aansarîyé (o Catena Alauita), che domina la costa siriana, e di Al Ghāb, la depressione percorsa dal fiume Oronte. Più a S gli stessi perturbamenti hanno originato la catena del Libano (compresa nello Stato omonimo) e dell'Antilibano, di cui appartiene alla Siria il solo versante orientale. A queste dislocazioni tettoniche si devono le manifestazioni vulcaniche che hanno formato vaste e impressionanti superfici basaltiche o rilievi di una certa imponenza, come l'isolato Jabal ad-Durūz, o Gebel Druso (1801 m). Infine la regione posta alla sinistra dell'Eufrate, l'Al Jazira (l'isola), costituisce una sezione del grande bacino sedimentario dell'Iraq; è una vasta pianura, formata da potenti strati sedimentari, che quasi insensibilmente declina verso il massiccio del Tauro, le cui acque ne hanno reso fertile la parte settentrionale. Nonostante non manchino, nella Siria occidentale, zone accidentate e montagnose, il territorio ha sostanzialmente distese piane.

Territorio: idrografia

L'idrografia è povera. Il fiume più importante nella sezione mediterranea è l'Oronte (al ‘Āṣī) che nasce dalla catena del Libano. Entrato in Siria raccoglie le acque di Al-Ghāb, trasformando la depressione in una fertile oasi e sfocia a valle di Antiochia (Antakya) in Turchia. L'Eufrate (Al-Furāt) nasce nella lontana Armenia, in Turchia, solca la catena del Tauro attraversando poi per oltre 650 km la sezione più interna del territorio siriano (dove però è arricchito dall'apporto del Nahr al-Khābūr) e ha quindi una posizione marginale; esso tuttavia scorre lungo una sottile ma lunga fascia di terre oasiche che rappresentano una componente importante della geografia umana della Siria. Verso l'Eufrate sono diretti i numerosi uidian che scendono dall'Antilibano e in particolare l'Uadi el Heil, costellato di pozzi e antica direttrice carovaniera. I larghi letti degli uidian portano acqua solamente dopo i brevi acquazzoni, originando specchi lacustri incrostati di depositi salini (Sabkhat Moûh, Sabkhat al-Jabbūl ecc.). L'Eufrate, soggetto a un regime di tipo pluvio-nivale, ha piene considerevoli nel periodo delle piogge (dicembre-febbraio) e dello scioglimento delle nevi (aprile-maggio), giungendo sino a una portata di 8500 m3/s, contro i 150 m3/s dei periodi di magra.

Territorio: clima

Il Paese è in gran parte arido. Solo la fascia prossima al mare gode di un clima mediterraneo, con precipitazioni invernali consistenti (860 mm annui a Latakia), temperature mitigate (nella stessa località si registrano 11 ºC in gennaio e 26 ºC in luglio). Gradatamente verso l'interno questi valori mutano, il clima si fa più continentale, arido e ingrato. A Damasco, posta ai piedi dell'Antilibano, in una località quindi già piuttosto esclusa dagli influssi mediterranei, cadono non più di 200 mm annui di pioggia e le temperature di gennaio e di luglio passano dai 6-7 ºC ai 27 ºC. Procedendo verso E si entra in un ambiente desertico, con precipitazioni scarsissime (meno di 100 mm annui) e forti escursioni termiche le quali, nonostante l'elevata temperatura estiva, mantengono la media annua sui 18-20 ºC.

Territorio: geografia umana

Il primo popolamento del territorio siriano rimanda a epoche paleozoiche. Nel III millennio a. C. il Paese entrò nella sfera della civiltà sumerica e – in quanto parte del grande arco di terre conosciuto come il Crescente (o Mezzaluna) Fertile – fu sempre successivamente interessato agli sviluppi culturali del mondo mesopotamico. Geograficamente il ruolo che ebbe la Siria fu, sia all'epoca dei Babilonesi sia in quelle successive degli Assiri, dei Greci, dei Romani e poi degli Arabi, di punto d'arrivo dei traffici carovanieri che dall'interno dell'Asia si spingevano verso il Mediterraneo. A questa funzione si collega l'antico e sviluppato urbanesimo del Paese, esemplificato da una città come Palmira, poi irrimediabilmente decaduta, e più ancora da Damasco, floridissima sotto gli Omayyadi e che ha mantenuto intatta nel tempo la sua importanza. Sempre alla sua posizione tra Mediterraneo e Asia più interna, arabo-mesopotamica, si deve il fatto la Siria fu in ogni epoca coinvolta nelle vicende storiche di tale vasta area, le quali, anziché omogeneizzare il Paese, determinarono delle stratificazioni etniche e culturali favorite anche dalla presenza di aree montagnose conservative: basti pensare al Gebel Druso e alla Catena Alauita, che tuttora ospitano i seguaci delle rispettive sette religiose. La decadenza della Siria sotto il dominio ottomano e la concomitante, progressiva desertificazione del territorio, portarono a una cristallizzazione delle genti e dei loro patrimoni culturali. Tra questi spiccano quelli religiosi, tenendo presente che dal punto di vista etnico l'86,2% della popolazione è araba. In Siria, Paese per gran parte popolato di genti semitiche, oltre ai musulmani sunniti, che sono la maggioranza, si trovano infatti rappresentanti delle fedi più disparate. Numerose sono sia le sette musulmane (oltre a quelle ufficialmente riconosciute, come la sciita e l'ismailita, talune sono considerate eretiche, come l'alauita, la drusa, la yazida ecc.), sia le chiese cristiane: ortodosse (greco-ortodossi, armeno-ortodossi, siro-ortodossi), cattoliche (greco-cattolici, armeno-cattolici, siro-cattolici, romano-cattolici), maronita, nestoriana, protestante ecc. I gruppi religiosi spesso si distinguono anche per le attività che svolgono e la loro particolare posizione sociale; è in corso peraltro un inevitabile processo di attenuazione dei contrasti religiosi. Tra le popolazioni d'origine non semitica vi sono i curdi (7,3% degli abitanti) che in luogo dell'arabo, pressoché universalmente parlato, sono rimasti fedeli alla loro lingua. La seconda minoranza presente è quella degli armeni (2,7%), molti dei quali giunsero in Siria per sfuggire al genocidio turco, sovrapponendosi alla comunità preesistente di antica immigrazione, che vive per lo più nelle città Damasco, Aleppo). L'antica, nobilissima “aristocrazia del deserto”, quella dei cammellieri nomadi, i cui gruppi principali sono gli anezeh e gli shammar, sfruttano le zone interne con migrazioni pendolari da S a N, dai deserti siro-arabici alle pianure steppiche; ai loro spostamenti si adeguano i sulaib, nomadi artigiani e commercianti. Questi gruppi nomadi hanno avviato a una progressiva sedentarizzazione. La popolazione è insediata per la maggior parte nella Siria occidentale e si condensa soprattutto nell'Antilibano, nella valle dell'Oronte e lungo la zona costiera. Popolosa è anche tutta la fascia settentrionale, mentre nella sezione orientale, semidesertica, gli abitanti si concentrano quasi unicamente lungo il corso dell'Eufrate. Pertanto la densità media del Paese, di 107 ab./km², ha poco significato. La Siria ospita oggi una popolazione che è il quadruplo di quella che aveva alla fine dell'unione siro-egiziana: se si pensa che, secondo varie stime, all'epoca romana contava ben 8 milioni di ab., si può avere un'idea dello spaventoso regresso rappresentato, in ogni ambito, dal lungo dominio ottomano. Il ritmo di incremento demografico è stato molto elevato negli ultimi anni del XX secolo, raggiungendo il 2,6% di crescita annua nel periodo dal 1994 al 1999, scendendo poi al 2,4% nel quinquennio 2000-2005. La mortalità molto bassa e la forte natalità spiegano tale indice, cui contribuisce anche una certa immigrazione di ritorno di siriani dall'estero. Già a partire dal XIX secolo, la Siria aveva infatti promosso correnti migratorie verso l'Africa, L'Europa e l'America, dove i siriani, perpetuando un'antica tradizione mercantile legata ai famosi bazar, si sono inseriti nell'economia di molti Paesi con le loro attività commerciali, mentre più tardi, dagli anni Sessanta e Settanta del Novecento, l'emigrazione verso i Paesi del Golfo (Arabia Saudita e Kuwait) ha portato numerosi lavoratori siriani nell'industria petrolifera. Infine si calcola che alcune centinaia di migliaia siano gli immigrati siriani in Libano e Giordania; l'emigrazione è attualmente attenuata. Nel Paese vivono però numerosi profughi palestinesi (più di 400.000). Nei primi anni del sec. XXI si sono aggiunti profughi sudanesi, afgani, somali e un nutrito gruppo di iracheni fuggiti dalle loro case dopo il 2004 (secondo alcune stime sarebbero circa 500.000) oltre a molti palestinesi che risiedevano in Iraq. Gli abitanti vivono per gran parte in villaggi la cui ubicazione è in genere dettata dalla presenza dell'acqua, costituiti da case di fango che nel Nord assumono la tipica forma ad alveare (tetto a ogiva); villaggi compatti con abitazioni in pietra si trovano sui rilievi, rifugio di antiche comunità religiose. Sul finire del millennio la popolazione urbana è aumentata per effetto di un'immigrazione dalle campagne e come conseguenza di trasformazioni sostanziose, anche se non radicali, e nel 2005 rappresentava poco più della metà dei siriani. L'urbanesimo, come già detto, ha origini antichissime e ha conservato certi aspetti caratteristici del passato. Le città siriane sono per lo più centrate su un tell, un'altura su cui si trovano le tracce di antichi insediamenti o i resti di vecchie fortezze islamiche o crociate (è qui il famosissimo e poderoso castello fortificato noto come “Crac dei Cavalieri”); alla base è il suq, il bazar, secondo una tradizione che risale all'epoca dei traffici carovanieri, cui greci, romani e soprattutto gli arabi diedero splendidi impulsi, e attorno i vari quartieri abitativi. Tutte le grandi città siriane sono nate come centri carovanieri; così l'antica Palmira, così Damasco, Aleppo, Homs, Hamāh ecc. La capitale, Damasco, centro preistorico già menzionato in epoca sumerica, è stata privilegiata non solo dalla posizione nodale tra le direttrici trasversali e longitudinali, ma anche dalla felice ubicazione topografica, ai piedi dell'Antilibano, su un fertile conoide di terre irrigue. Essa ha funzioni molteplici: finanziarie, culturali, commerciali ed è anche sede di attività industriali. Fu sempre importante, pur inevitabilmente con fasi alterne, raggiungendo il massimo splendore sotto gli arabi. Segue Aleppo, nella Siria settentrionale, sull'asse ferroviario proveniente dalla Turchia e che porta in Iraq; è anch'essa antica di origine e nobile di tradizioni culturali, oggi attiva in vari settori industriali. Altre città importanti sono Homs e Hamāh, nella fertile e popolata valle dell'Oronte, e Latakia, l'antica Laodicea, massimo centro costiero.

Territorio: ambiente

Il paesaggio della Siria interna settentrionale, in corrispondenza dell'ampio massiccio del Tauro, al confine con la Turchia, è steppico, con villaggi d'oasi orlati da pioppi lungo i corsi d'acqua temporanei; a S, al di là dell'Eufrate, si hanno distese desertiche, con hamada di rocce gessose o arenacee, oppure con superfici di ciottoli lavici. Sui versanti dell'Antilibano i suoli rossi, d'origine calcarea, ospitano una vegetazione arborea mediterranea (querce e piante di coltivazione come mandorli, carrubi ecc.) che si fa ricca nel Gebel Aansarîyé. In tutta la sezione occidentale macchie di vegetazione riparia, di pioppi, olmi, alberi da frutto si raccolgono lungo i corsi d'acqua e i canali d'irrigazione, mentre per il resto si hanno estese colture legnose mediterranee, tra cui spiccano gli olivi. Mammiferi e rettili selvatici sono quasi del tutto scomparsi; prevalgono gli animali da allevamento come cammelli, asini, capre, pecore e cavalli. Lo sfruttamento agricolo, l'inquinamento dei terreni e delle acque dovuto alla fuoriuscita di petrolio contribuiscono ad aggravare i problemi di desertificazione ed erosione del suolo. Sono state istituite in Siria varie aree protette, che coprono complessivamente lo 0,7% del territorio.

Economia: generalità

La Siria presenta un'economia strutturalmente fragile. Le possibilità agricole sono limitate dalle non favorevoli condizioni climatiche; inoltre, se si eccettuano giacimenti petroliferi non certo di particolare rilievo, il Paese ha ben modeste risorse minerarie. Non sono mancate varie iniziative del governo volte a modernizzare le tradizionali attività agricole e a dare avvio all'industrializzazione del Paese, ma tali iniziative hanno trovato sul loro cammino ostacoli assai ardui. Alle difficoltà politiche d'ordine interno, espresse da forti tensioni nell'ambito dello stesso partito al potere, il Baʽth, si sono infatti aggiunte quelle, enormi, d'ordine internazionale. La Siria infatti è forse lo Stato arabo che più drasticamente ha subito le ripercussioni del lungo e travagliato conflitto con Israele; inoltre il diretto intervento siriano nel Libano dal 1976 – conseguenza del coinvolgimento della Siria nella complessa crisi mediorientale – ha causato un ulteriore aggravio per l'economia e la stabilità del Paese; le spese per la difesa hanno sempre costituito una voce importante del PIL, a scapito di altri comparti. Nella seconda metà degli anni Ottanta ed ancor più all'inizio del decennio seguente il Paese ha sperimentato infine una discreta ripresa economica, favorita dall'incremento dell'estrazione petrolifera, dalla promulgazione di una nuova legge sugli investimenti, da ulteriori misure di liberalizzazione e dalla concessione di aiuti e crediti da parte dei Paesi occidentali. Negli anni Novanta il crollo dei regimi comunisti dell'Europa dell'Est e la conseguente interruzione dei rapporti privilegiati che la Siria intratteneva con essi, hanno reso necessaria una riforma dell'economia siriana, fino ad allora racchiusa entro gli schemi della pianificazione centralizzata. La decisione di mutare il modello di sviluppo economico e di concedere, sia pure in misura limitata, l'apertura all'economia di mercato non è però derivata esclusivamente da fattori extra-economici esterni, bensì è stata adottata per controbilanciare la recessione affermatasi sul finire degli anni Ottanta, quando si è registrata una drastica riduzione del PIL pro capite. Ridotte le esportazioni verso i Paesi dell'Europa dell'Est dal 40% al 5%, la Siria ha accresciuto in maniera progressiva, la quota di esportazioni dirette verso l'UE, nella prospettiva di un accordo di associazione la cui concreta realizzazione è stata ostacolata dal pesante debito che ha contratto nei confronti di alcuni Paesi dell'UE (Germania e Francia in particolare). Questo indebitamento ha compromesso l'erogazione di altri investimenti da parte europea, proprio nel momento in cui anche i Paesi arabi hanno notevolmente ridotto il flusso dei loro finanziamenti. La difficoltà di reperire fondi per sostenere la crescita economica, aggravata dalla prospettiva dell'esaurimento delle riserve petrolifere entro il secondo decennio del Duemila, hanno spinto il governo a varare una serie di riforme nell'ambito petrolifero per incentivare, da parte delle imprese straniere, l'attività di ricerca di nuovi giacimenti. Negli anni Novanta le autorità hanno cercato di favorire il dialogo con altri Paesi del Medio Oriente, con l'Unione Europea e con le organizzazioni internazionali per incentivare gli scambi commerciali e soprattutto trattare la questione del debito estero contratto nei decenni precedenti. Dal Duemila inoltre il Paese si è avviato con maggior vigore verso la trasformazione e modernizzazione della struttura economica centralizzata, che appare assolutamente inefficiente. Tuttavia il controllo dello Stato è ancora esteso e vi sono forti resistenze ai tentativi di apertura al settore privato e agli investimenti stranieri. L'agricoltura e il terziario sono settori prioritari nei programmi di sviluppo governativi. Per quanto riguarda la prima, i progetti sono finalizzati a migliorare l'efficienza e la produttività per favorire le esportazioni ma soprattutto garantire l'autosufficienza alimentare al Paese, tenendo presente che i prezzi di alcuni prodotti sono calmierati, costituendo così una voce rilevante nel quadro del bilancio statale. Dall'inizio del Duemila il Paese ha eliminato alcune restrizioni e si è parzialmente aperto al mercato internazionale e agli investimenti esteri, con la creazione di un''agenzia dedicata, la Syrian Investment Authority; tra il 2006 e il 2007 è stata ridiscussa la politica relativa al commercio internazionale, che stabilisce in modo netto quali prodotti possono essere esportati e soprattutto importati; la “lista nera” delle merci vietate è stata drasticamente ridotta. Il turismo è in crescita e la costruzione di infrastrutture residenziali, commerciali e alberghiere ha trascinato il comparto delle costruzioni. Ancora piuttosto basso risulta però il PIL, che nel 2008 è stato di 54.803 ml $ USA (2.757 $ USA il PIL pro capite).

Economia: agricoltura, allevamento e pesca

Il 17% della popolazione attiva è tuttora occupato nell'agricoltura, che costituisce la base dell'economia del Paese; tuttavia nel suo complesso non è un settore particolarmente fiorente, pur presentando aspetti in vario modo differenziati in relazione all'ambiente naturale e alle trasformazioni apportate dall'uomo. L'irrigazione soprattutto è valsa a rendere coltivabili superfici discretamente vaste, aumentando così, a volte in modo anche considerevole, talune produzioni; ma, globalmente intesa, l'agricoltura appare poco modernizzata, attestata anzi su tecniche tradizionali scarsamente redditizie, anche perché il prevalente regime di conduzione agraria – la piccola proprietà – non facilita l'introduzione su vasta scala di nuovi metodi colturali. L'abolizione dell'antico latifondo è stato un sensibile progresso, ma la successiva frammentazione fondiaria non ha sostanzialmente modificato il diffuso immobilismo del settore; più economicamente e socialmente incisiva è stata la creazione di cooperative, favorite mediante agevolazioni creditizie e assistenza tecnica. Comunque il problema certamente più grave da risolvere per l'agricoltura siriana è l'insufficienza della rete d'irrigazione, addirittura determinante per un Paese che solo lungo la costa e nella fascia settentrionale ha precipitazioni sufficientemente copiose (in tali aree anzi i rendimenti sono elevati e le colture si praticano a rotazione). Il governo ha portato avanti a partire dagli anni Sessanta del Novecento programmi d'irrigazione, riscattando una parte del territorio che altrimenti sarebbe rimasto inutilizzato. Ciò è stato reso possibile mediante la realizzazione di una serie di dighe, atte anche a fornire elettricità alle industrie; la più importante è quella di Thawrah sull'Eufrate (costruita con l'aiuto sovietico), che ha dato origine al lago al-Asad. Il sistema d'irrigazione più antico è quello delle norie: si tratta di ruote di legno spesso gigantesche (una, funzionante ad Hamāh, sull'Oronte, sin da epoca medievale, ha il diametro di oltre 20 m), munite di una serie di mastelli anch'essi in legno; quando i mastelli si trovano in basso, si riempiono d'acqua e allorché giungono alla sommità la riversano in un canaletto che convoglia l'acqua alla terra da irrigare. Ormai ca. il 30% della superficie territoriale è coltivato; di esso buona parte è occupata da frumento e da orzo, cereali entrambi che resistono bene alla siccità e che sono diffusi in tutta la fascia occidentale e settentrionale dai tipici suoli rosso-bruni. Si coltivano anche, tutti destinati al consumo interno, mais e miglio e in certe aree irrigue riso, quindi ortaggi, specie pomodori e cipolle, poi ceci, fagioli, fave, lenticchie ecc., nonché patate. Massima coltura commerciale del Paese, destinata in larga misura all'esportazione, è quella del cotone che è diffusa soprattutto nella valle dell'Oronte; discrete, specie nel distretto di Al-Lādhiqīyah, le coltivazioni del tabacco e della barbabietola da zucchero. Più rilevanti sono però le tipiche colture arboree mediterranee, come quelle della vite e dell'olivo (di cui è il primo produttore asiatico); altre oleaginose presenti sono il sesamo e le arachidi. Buoni raccolti danno infine i frutteti: fichi, che ben si adattano alla siccità, agrumi, albicocche, pere, prugne, pesche, arance, pistacchi ecc. Le foreste, estese nell'antichità, sono ormai pressoché scomparse, ridotte a pochi lembi nei distretti di Al-Lādhiqīyah, Hims, Hamāh e Aleppo. Prati e pascoli coprono invece quasi il 45% della superficie territoriale; sono sfruttati sia dalla pastorizia stanziale sia da quella nomadica. Date le condizioni climatiche e pedologiche, prevalgono gli ovini e i caprini; oltre alla lana essi forniscono, come in tutti i Paesi arabi, l'alimento carneo fondamentale. Diffuso è però anche l'allevamento dei volatili da cortile, mentre la pesca ha scarso rilievo.

Economia: industrie e risorse minerarie

La Siria non è particolarmente fornita di risorse minerarie; confrontati con l'enorme produzione di altri Paesi arabi, i quantitativi di petrolio estratti nella Siria nordorientale non possono certo essere considerati elevati, tuttavia rappresentano la principale fonte per il consumo interno. Per il resto, si hanno solo modesti giacimenti di asfalto, fosfati, salgemma e gas naturale. È in funzione un oleodotto di 650 km, che porta il petrolio greggio alla raffineria di Homs e da qui al porto di Tartūs; il Paese è inoltre attraversato da due oleodotti: uno proviene da Karkūk (Iraq) ed è diretto alla citata raffineria di Homs, dove si biforca nei tronchi Homs-Banias e Homs-Tripoli (Libano), l'altro, assai più breve, taglia l'estrema sezione sudoccidentale della Siria provenendo dall'Arabia Saudita e porta il greggio a Saida, nel Libano (entrambi questi oleodotti però sono stati periodicamente interrotti a causa del conflitto libanese e della guerra in Iraq). Modesta, anche se sensibilmente aumentata, è la produzione di energia elettrica; un tempo essenzialmente di origine termica, essa è oggi, grazie alla realizzazione di varie centrali idroelettriche, anche di origine idrica. Tuttavia la centrale di Thawrah non è in grado, come previsto al momento della sua costruzione, di far fronte al fabbisogno interno. Una nuova centrale situata nei pressi Dayr az-Zawr dovrebbe sopperire a parte delle necessità del Paese; altri progetti, anche relativi allo sfruttamento dell'energia eolica, sono in fase di discussione. In stretta relazione con l'incremento della produzione d'energia è da porre lo sviluppo industriale. Benché le ingenti spese militari abbiano posto a lungo un forte freno agli investimenti produttivi, la Siria prosegue nel proprio intento di consolidare le strutture industriali. I settori più sviluppati riguardano naturalmente la lavorazione dei prodotti nazionali; presentano un certo rilievo l'industria tessile, specie quella cotoniera e, in seconda posizione, quella laniera, con principali impianti a Damasco e ad Aleppo e l'industria agroalimentare, con complessi molitori, oleifici, zuccherifici, birrifici, tabacchifici, impianti per l'imbottigliamento di acque minerali presenti sia nei popolosi distretti occidentali sia all'interno, nei distretti interni, presso Ar-Raqqah e Dayr az-Zawr; si annoverano inoltre cementifici, concerie, stabilimenti chimici per la produzione di fertilizzanti, soda caustica e acidi (solforico, cloridrico e fosforico), meccanici (che costruiscono trattori, frigoriferi, lavatrici, televisori),, siderurgici (ghisa e acciaio), oltre alla citata raffineria di Homs e a quella di Banias. Tra il 2006 e il 2007 è stata inaugurata la raffineria di Gbeibe, nel Nord-est.

Economia: commercio, comunicazioni e turismo

Abbastanza vivaci sono i commerci; la Siria esporta prevalentemente petrolio e derivati; seguono, a grande distanza, bestiame (caprini e ovini), cotone e prodotti ortofrutticoli (in particolare olio d'oliva), mentre le importazioni sono essenzialmente costituite da macchinari e prodotti industriali. L'interscambio si svolge soprattutto con vari Paesi europei (Francia, Italia, Ucraina), Arabia Saudita, Turchia, Cina e Corea del Sud (questi ultimi due per l'import) ma le esportazioni sono ancora inferiori alle importazioni. La Siria è stata sin dall'antichità un Paese di transito e molte delle attuali strade si appoggiano sui tracciati delle vecchie carovaniere. Le vie di comunicazione sono state sviluppate attraverso programmi governativi, miranti al potenziamento sia della rete stradale sia di quella ferroviaria. Quest'ultima risulta comunque deficitaria, sviluppandosi per circa 2700 km; il tronco principale collega Aleppo con Homs e Damasco; da esso si dipartono varie diramazioni che si raccordano con le linee dei Paesi vicini: Turchia, Iraq, Libano e Giordania. La rete stradale si aggira sui 94.200 km e consente di raggiungere abbastanza agevolmente tutti i maggiori centri del territorio. I servizi marittimi fanno riferimento al porto di Latakia, seguito da quello eminentemente petrolifero di Banias, nonché dagli scali di Tartūs e Jableh; anche in questo caso il controllo statale, le regole tariffarie e soprattutto la concorrenza dei Paesi limitrofi rendono questi porti poco competitivi. Ben rappresentate sono le comunicazioni aeree, che fanno capo soprattutto agli aeroporti internazionali di Damasco, Aleppo e Latakia; compagnia di bandiera è la Syrian Arab Airlines. Di importanza crescente è il turismo: le potenzialità di sviluppo fornite dalla ricchezza di beni archeologici e dalle buone infrastrutture trovano però ancora limitazioni nella carenza delle attrezzature ricettive e più in generale nelle condizioni politiche. La maggior parte dei turisti proviene dai Paesi arabi ma sono in aumento gli europei. Le prime banche private sono state ammesse solo nei primi anni del Duemila; gli stranieri non possono detenere quote di maggioranza di banche e istituti di credito (che possono comunque offrire solo piccoli prestiti).

Preistoria

Il territorio siriano fu sicuramente abitato fin dai più remoti tempi paleolitici: lo attestano soprattutto i resti dei livelli più bassi della stratigrafia messa in evidenza nella località di Jabrud. Numerose sono le testimonianze relative al Paleolitico inferiore, con diversi giacimenti in cui è stato possibile stabilire una sequenza dell'evoluzione dell'Acheuleano, in cui sono presenti complessi dell'Acheuleano antico, come a Sitt Markho nella bassa valle del Nahr el Kebir; dell'Acheuleano medio, come a Berzine e a Latamne a nord di Hama; dell'Acheuleano superiore e finale, come a Gharmachi e Douara, non lontano dall'oasi di Palmira, a Abou Jamaa sull'Eufrate e in alcuni dei ripari dell'Uadi Skifta, vicino a Jabrud. Seguono lo Jabrudiano, industria su scheggia e bifacciali con datazioni comprese intorno a 150.000 anni da oggi, noto in diverse località tra cui El Kowm, e lo Hummaliano, industria su grandi lame datata intorno a 100.000 anni. Livelli musteriani, talvolta di tecnica levallois, sono noti a Douara, El Kowm e nell'Uadi Skifta e in qualche altra località. Nei due ultimi siti citati, sono stati studiati complessi del Paleolitico superiore ed epipaleolitici (Kebariano geometrico), questi ultimi datati tra circa 12.000 e 10.500 anni da oggi. Non meno copiose le testimonianze risalenti a tempi neolitici, per i quali può distinguersi, oltre a una ricca facies del Natufiano (IX-VIII millennio a. C.), individuata soprattutto negli importanti scavi di Mureybet, un periodo preceramico, risalente agli inizi del VII millennio a. C., messo in luce a Tel Ramad e a Ras Shamra, e un successivo neolitico evidenziato in queste e in altre località, specialmente della zona di Antiochia, in cui la varietà dei prodotti fittili consente la distinzione di aspetti culturali diversi. Per il successivo periodo eneolitico di particolare rilievo sono le scoperte fatte ad Halaf, un tell delle regioni settentrionali. Nel IV millennio si nota, in tutta la regione, l'influenza della cultura mesopotamica di Obeid.

Storia: dalle origini alla conquista romana

La storia della Siria è inizialmente la storia di un complesso di piccoli territori e di stati, la maggior parte dei quali formati da una città od oasi centrale: Damasco, Hama, Homs, Qatna, Aleppo, Karkemiš, Palmira e sulla costa Ugarit, Arwad, Byblos ecc. Il territorio costituiva un'importante zona di incrocio con grandi strade carovaniere, quindi spesso soggette all'influsso di genti straniere, innanzitutto Semiti (Cananei, Aramei e Arabi) ma anche Egiziani, Hurriti e Ittiti, Urartei e Sciti, Macedoni e Greci. Con la conquista di Alessandro Magno (332 a. C.) la Siria (che era stata una satrapia dell'Impero persiano dalla conquista di Ciro, 538) divenne una satrapia dell'Impero greco-macedone. Dopo le lotte tra i diadochi venne in possesso di Seleuco che iniziò la dinastia dei Seleucidi, regnando sino al 64 a. C. su un territorio comprendente la Sogdiana, la Battriana, l'Aracosia, la Geodrosia, la Mesopotamia, l'attuale Siria e parte dell'attuale Turchia. Nell'organizzazione seleucidica il territorio comprendeva la “terra regale” (basiliké chora), enorme latifondo amministrato dal sovrano, e le città (poleis) con statuti particolari; il territorio era amministrativamente diviso in satrapie ed eparchie. L'ellenizzazione apparve ai Seleucidi lo strumento per rendere omogeneo un territorio che comprendeva popoli molto diversi per lingua, religione, appartenenza etnica. L'ellenizzazione voluta dai Seleucidi fu però spesso imposta con la forza causando gravi lacerazioni come l'opposizione ebrea ad Antioco Epifane. Come Alessandro, infatti, essi attuarono l'ellenizzazione attraverso la fondazione di città greche (Antiochia, Laodicea, Seleucia) ma non riuscirono a integrare l'elemento agricolo con l'elemento urbano ellenico o ellenizzato. Tutto ciò costituì l'interiore fragilità di questo impero che si frantumò rapidamente in seguito all'intervento romano, alla secessione della provincia partica (che staccò la Mesopotamia) e alla riacquistata autonomia della Giudea. Infine gli ultimi Seleucidi furono vittime di guerre civili e la Siria fu conquistata da Tigrane di Armenia e subito dopo dai Romani comandati da Lucullo (69 a. C.). Nel 63 a. C. nell'ambito del riordinamento dell'Asia Minore attuato da Pompeo, la Siria divenne provincia romana e l'Eufrate fu stabilito come confine tra i Romani e i Parti che spesso impegnarono militarmente i Romani. Nel 194 d. C. Settimio Severo divise la Siria in due province (Coelesyria o Syria Maior a Nord e Syria Phoenice a Sud). Nel 260 d. C. i Persiani conquistarono Antiochia e lo stesso imperatore Valeriano fu catturato. Costanzo II creò nella Coelesyria l'Augusta Euphratensis. Nel sec. V la Syria era divisa in cinque territori.

Storia: dall’Impero d’Oriente alla prima guerra mondiale

Entrò quindi a far parte dell'Impero d'Oriente, non senza subire invasioni sassanidi, l'ultima delle quali durò sino al 628. Già prima di Maometto la Siria aveva subito qualche infiltrazione araba; ma solo dopo la morte del Profeta gli Arabi ne iniziarono la conquista, non con un preciso scopo politico, ma solo per impadronirsi di luoghi e beni più appetibili di quelli del deserto. Le vittorie di Khālid ibn al-Walīd ad Agnadayn (634) e Marg as-Suffar (635) aprirono la via di Damasco, che si arrese nel settembre 635. Un forte esercito bizantino, condotto dallo stesso fratello dell'imperatore Eraclio, fu disfatto sullo Yarmuk (636) e la Siria fu definitivamente perduta per Bisanzio, evento a cui la popolazione, vessata da un'avida amministrazione e fedele a un credo monofisita che Bisanzio rifiutava, si rassegnò senza drammi. Se da principio gli Arabi si accamparono in Siria come un esercito in terra nemica, la situazione mutò quando un governatore arabo della Siria, Muʽāwiyah, divenne califfo e fondò una dinastia, detta degli Omayyadi. Come il suo predecessore ʽAlī si era appoggiato alle forze dell'Iraq, così Muʽāwiyah stabilì in Siria la base del suo potere. A seguito di ciò, non solo Damasco divenne la splendida capitale del nascente Impero islamico, ma l'elemento siriano, più colto e più aperto dei dominatori, fu portato ai vertici dell'amministrazione, divenendo la classe dominante dell'Impero. Restò tale sino al califfato di Marwān (744-750), l'ultimo omayyade, che trasferì la capitale a Harran in Mesopotamia. Quando poi gli Abbasidi vollero governare il mondo islamico da Kufa e, successivamente, da Baghdad, la Siria decadde a semplice provincia, invisa spesso ai califfi per il suo spirito ribelle e per la continua attesa di un messia che la liberasse dal giogo iracheno. Mentre l'Impero islamico tendeva a iranizzarsi sempre più, la Siria, pur rimanendo in disparte, conservava in modo definitivo la lingua e la cultura arabe; e intanto la religione di Maometto vi si diffondeva ampiamente senza però distruggere un cristianesimo rimasto ben vivo. Il dominio di Baghdad era più volte interrotto dal sorgere di dinastie di governatori resisi autonomi, come i Tulunidi (fine sec. IX), gli Ikhsididi (metà sec. X), gli Hamdanidi (seconda metà sec. X); veniva poi brutalmente scosso dalla conquista, del resto precaria, dei Fatimiti d'Egitto (fine sec. X), e finiva per sempre con l'avvento dei Turchi Selgiuchidi (sec. XI), che a loro volta, discordi e disorganizzati, furono battuti dai crociati (fine sec. XI-prima metà sec. XII). Il predominio delle nazioni latine durava poco più di un secolo, duramente insidiato da Saladino e dai suoi successori: alla fine del sec. XIII i sultani mamelucchi d'Egitto ne cancellavano le ultime tracce. Saccheggiata dai Mongoli (1299-1303), invasa da Tamerlano (1399-1400), la Siria finiva sotto lo scettro ottomano (1516); cominciava così un periodo di decadenza e di sfruttamento senza contropartite. Tra il 1830 e il 1840 il Paese cadde di nuovo sotto il dominio egiziano, tornando poi alla restauraizone del dominio ottomano con il permesso turco di installare missioni e collegi cristiani. Nel 1860 fu repressa una rivolta dei cristiani maroniti che si erano ribellati alla classe dominante (Drusi) e al sistema feudale. Nella seconda metà del sec. XIX si ridestava in Siria un forte movimento nazionalistico: anche gli aspri contrasti fra musulmani e cristiani si placavano dinanzi alla necessità di una resistGiovani Turchienza contro le repressioni di ʽAbd ül-Ḥamid II e poi dei .

Storia: il Novecento

Sconfitta la Turchia nella prima guerra mondiale, l'emiro Fayṣal, figlio del re del Higiaz, fidando nelle promesse inglesi, entrò in Damasco (ottobre 1918), e si proclamò (1920) re di Siria. Nello stesso anno la Francia, già d'accordo con l'Inghilterra, cacciò Fayṣal e si fece affidare dalla Società delle Nazioni la Siria e il Libano in “mandato”. La tutela francese fu utile allo sviluppo economico e culturale del Paese; ma gli incidenti, anche gravi, non mancarono. La seconda guerra mondiale segnò la fine del predominio della Francia. I dirigenti della nuova Siria, reclutati dai ranghi della borghesia nazionalista, non si rivelarono all'altezza della difficile situazione interna e internazionale sviluppatasi dopo il 1945. Nel 1949 tre colpi di stato militari movimentarono le cronache. I regimi militari che si susseguirono, in qualche caso sotto vesti civili, fino al 1954, furono ispirati soprattutto da un riformismo paternalista poco al passo con i tempi e si rivelarono dittature personali incapaci di creare partiti di massa. Nel 1954 una vasta campagna di manifestazioni popolari riportò la Siria alla democrazia parlamentare. Seguirono quattro anni molto agitati: la Siria, che era divenuta per gli Stati Uniti una pedina importante in un sistema mediorientale in crisi, conobbe al suo interno l'emergenza di una forte corrente nazionalista e socialista guidata dal partito Baʽth. Pressioni internazionali e movimenti interni sfociarono nella decisione di fondere la Siria e l'Egitto nella Repubblica Araba Unita (1958). L'unione siro-egiziana si spezzò nel 1961, dopo tre anni di soffocante centralismo cairota. Dopo una parentesi moderata, nel 1963 il Baʽth, alleato dei nazionalisti filonasseriani, ritornò al potere. Il fallimento dei negoziati per una federazione tripartita tra Siria, Egitto e Iraq portò la Siria a una fase di isolamento. Lo stesso Baʽth fu travagliato da lotte intestine tra moderati e progressisti, militari e “civili”. L'“uomo forte” Amīn el-Ḥafīz rimase al potere fino al 1966, quando fu sostituito dall'ala di sinistra del partito. Nel 1967 la Siria s'impegnò a fianco dell'Egitto in una sfortunata guerra contro Israele, che costò la perdita delle alture del Golan. Nel 1970 il generale al-Assad Hāfiz mise da parte i progressisti, accusandoli di eccessivo dirigismo e di troppo spiccate tendenze marxiste, e inaugurò una fase più liberale. Nel 1973 Assad si alleò con gli egiziani nel tentativo, fallito, di riprendere il Golan. Intransigente oppositrice agli accordi di Camp David (vedi Egitto), la Siria si inserì (1976), con l'invio di truppe, come decisiva forza mediatrice nella guerra civile libanese. Mentre i legami con l'URSS (1980) diventavano sempre più stretti, la Siria si ritrovò isolata dalla maggioranza dei Paesi arabi per aver fatto fallire al vertice di Fès (1981) il progetto di pace saudita per il Medio Oriente; rafforzò, invece, la propria posizione nel Libano, specie dopo il ritiro del contingente di pace statunitense, britannico, francese, italiano e – parzialmente – delle truppe israeliane. Sul piano interno, dal 1979, attraverso azioni terroristiche da un lato e una non meno violenta repressione dall'altro, si accentuavano i contrasti tra le organizzazioni islamiche, soprattutto i “Fratelli musulmani”, e il regime di Assad, espressione della setta degli Alawiti. La presenza in territorio libanese si era quindi fatta più intensa nella seconda metà del decennio, dando origine a violenti combattimenti con alcune delle fazioni in lotta (in particolare contro gli sciiti filoiraniani di Hezbollah, nel 1987, e contro le truppe cristiane del generale Aoun, nel 1989) nonché provocando forti contrasti con l'Iraq, concorrente diretto della Siria per l'acquisizione del ruolo di potenza regionale. Schierandosi con la coalizione internazionale intervenuta contro l'invasione irachena del Kuwait (agosto 1990), la Siria trovava modo di realizzare tali suoi obiettivi: l'interessato favore dei Paesi occidentali le aveva infatti permesso di accrescere la propria influenza in Libano fino a vincere le ultime resistenze e ad assoggettare lo stato alla propria tutela, emblematizzata dalla firma di un trattato di fratellanza e cooperazione fra i due governi (maggio 1991). Ne risultava accresciuto, di conseguenza, il ruolo del Paese nel processo di pacificazione del Medio Oriente: una rappresentanza della Siria aveva così attivamente partecipato alle fasi iniziali dell'apposita conferenza internazionale, avviata a Madrid nell'ottobre 1991. Le trattative dirette tra Siria e Israele rappresentavano un indubbio passo avanti nel processo di distensione nell'area, ma esse segnavano il passo per la mancanza di accordo sulle alture del Golan, territorio siriano, cui lo stato ebraico non voleva rinunciare ritenendole essenziali alla sua sicurezza militare. Nonostante la situazione di stallo, al-Assad ribadiva comunque al presidente statunitense W. J. Clinton (gennaio 1994) la volontà della Siria di giungere a un accordo di pace con Israele. Dopo l'assassinio del premier israeliano Y. Rabin (novembre 1995) le delegazioni siriana e israeliana si incontravano a Wye Plantation, nel Maryland (USA); al termine dei colloqui (dicembre 1995) i diplomatici delle due parti dichiaravano la loro intenzione di proseguire nei negoziati al fine di risolvere la questione del Golan e di riportare la pace al confine meridionale del Libano, teatro di continui scontri tra i guerriglieri islamici Hezbollah e le truppe di Tel Aviv. Nel 1997 Siria e Iraq annunciavano la riapertura delle frontiere, chiuse dal 1982 per l'appoggio di Damasco all'Iran nella guerra contro l'Iraq.

Storia: il Duemila

Nel dicembre 1999 riprendevano i negoziati tra Siria e Israele, con il summit di Washington, dove, nel gennaio 2000, grazie anche alla mediazione del presidente Clinton, il ministro degli esteri, Farouk al Shara, incontrava il premier israeliano E. Barak con il quale affrontava il problema del ritiro di Israele dalle alture del Golan, mentre dal canto suo la Siria si impegnava ad allontanare le sue forze armate dal confine. I negoziati però si interrompevano e, nel giugno 2000, il presidente al-Assad, riconfermato attraverso un referendum per il quinto mandato, moriva. Gli succedeva il figlio Bashar, nomina designata dal Parlamento e confermata, formalmente, da successive elezioni presidenziali. Nell'aprile 2001, in seguito della crescente opposizione cristiano-maronita alla presenza siriana nei dintorni di Beirut e, anche in conseguenza del nuovo corso politico intrapreso da Bashar, iniziava il ritiro dell'esercito siriano dal Libano. Il governo siriano si era opposto alla politica mediorientale degli Stati Uniti nel 2001-2003 (interventi militari in Afghanistan e Iraq, sostegno a Israele). Negli ultimi anni la Siria si era infatti riavvicinata all'Iraq, avviando col regime iracheno rapporti commerciali nell'ambito del programma Oil for food. Nel 2003, durante la crisi irachena, il governo degli Stati Uniti accusava più volte la Siria di aver sostenuto in vario modo il regime iracheno e di continuare a proteggere le organizzazioni terroristiche internazionali. Il presidente Bashar, dal canto suo, assicurava che la Siria non forniva assistenza ai criminali di guerra iracheni. Infatti nel gennaio 2004, Bashar compiva un viaggio in Turchia che aveva lo scopo di riappacificare i due Paesi e si impegnava nella lotta al terrorismo islamico, soprattutto grazie all'operato dei suoi servizi di intelligence. In aprile anche la Siria subiva un attentato terroristico nella capitale. Nel febbraio 2005, dopo l'assassinio del ex premier R. Hariri a Beirut, la comunità internazionale faceva pressioni su Damasco affinché ritirasse dal Libano le rimanenti truppe e il personale dei servizi segreti. In maggio il governo annunciava la ripresa delle relazioni diplomatiche con l'Iraq, interrotte dopo la prima guerra del Golfo. Nel 2007 Siria e USA nonostante le difficoltà riprendevano i contatti diplomatici. Alle elezioni politiche dello stesso anno veniva confermata la maggioranza assoluta del partito del presidente che veniva riconfermato con oltre il 97% dei voti. In novembre l'aviazione israeliana bombardava una base militare nel nord del Paese, ma nonostante ciò i due Paesi annunciavano di aver intrapreso negoziati di pace indiretti con la mediazione della Turchia (giugno 2008). La notizia delle numerose rivolte scoppiate nel mondo arabo innescava nel 2011 manifestazioni di protesta contro il regime del presidente Bashar al-Assad, che dalla città meridionale di Dar‘ā si propagavano a tutto il Paese. Nonostante la brutale repressione le dimostrazioni proseguivano ininterrottamente; il presidente Assad cercava di fare alcune concessioni, come la costituzione di un nuovo esecutivo e il ritiro dello stato di emergenza in vigore da 48 anni, ma passava di nuovo alla repressione, che causava migliaia di vittime. In novembre la Lega Araba approvava una serie di sanzioni contro la Siria, soprattutto di carattere economico. Nel marzo del 2012 Bashar al-Assad accettava un piano di pace proposto da Kofi Annan, inviato dall'ONU e Lega Araba e l'invio di osservatori per verificare la difficile situazione. In giugno la missione delle Nazioni Unite si ritirava a causa dell'aumento delle ostilità, soprattutto dopo le violente repressioni dell'esercito fedele al regime. Dopo mesi di scontri tra i ribelli e le truppe fedeli al regime la Siria piombava in un clima da guerra civile, con drammatiche consueguenze per la popolazione civile. Nell'agosto del 2013 un presunto bombardamento con armi chimiche da parte del regime, scatenava la reazione della comunità intrenazionale, e la reazione dell'ONU che votava una risoluzione per la distruzione degli arsenali chimici siriani. Nel 2014 gli scontri tra governativi e ribelli continuavano, coinvolgendo anche il nord dell'Iraq, dove si formava la coalizione integralista IS (Stato Islamico), per la formazione di un grande califfato. Nello stesso anno al-Assad giurava nuovamente come presidente, mentre ad agosto si insediava un nuovo governo. Nel nord del Paese affluivano decine di giovani europei musulmani per arruolarsi nelle file dell'IS. La situazione preoccupava molto anche alla luce delle barbare esecuzioni di ostaggi occidentali documentate da macabri video. Nel 2015 gli schieramenti politico-militari erano molteplici: l'esercito filogovernativo, l'esercito dei ribelli, aiutato da Arabia Saudita e Qatar, le forse dell'IS, capeggiate dal califfo Abu Bakr al-Baghdadi, le forze curde e la coalizione internazionale. In questo contesto nell'ottobre del 2015 la Russia interveniva nella guerra per combattere l'IS e si schierava nella coalizione internazionale, guidata dagli Stati Uniti. In novembre, in seguito all'attentato di Parigi, l'aeronautica militare francese intensificava i bombardamenti, soprattutto su Raqqa, roccaforte dell'IS in Siria.

Cultura: generalità

La Siria si configura, all'interno del panorama mediorientale, come uno Stato sviluppato e moderno, dove tuttavia la tradizione e il patrimonio artistico e architettonico sono preservati e integrati nella dimensione contemporanea. Abitato o conquistato nel corso dei secoli da Fenici, civiltà mesopotamiche, romani, arabi, mongoli e ottomani, il Paese conserva oggi importanti tracce di un passato travagliato ma ricco. I gioielli più preziosi sono stati inseriti dall'UNESCO tra i patrimoni dell'umanità: la città vecchia di Damasco (1979); la città vecchia di Bostra (1980); Palmira (1980); la città vecchia di Aleppo (1986); Crac des Chevaliers e Qal'at Ṣalāḥ Ad-Dīn (2006). Moschee, suk, palazzi, castelli e rovine costituiscono lo sfondo sul quale si dipana la vita quotidiana dei siriani. Non vanno dimenticati i musei, sede per eccellenza della tradizione, e le istituzioni culturali più importanti della Siria; tra i primi, il National Museum di Damasco; fra le altre, il centro Dar Al-Assad for Arts & Culture, l'Arabic Language Academy e l'High Institute of Music, entrambi nella capitale. Anche se una stretta interpretazione della religione vincola ancora in maniera forte alcuni costumi (molte donne osservano l'obbligo del velo e in alcuni locali pubblici non sono ammesse), non poche sono le tendenze di chiara derivazione occidentale divenute ormai comuni: dall'abbigliamento, alla musica , all'architettura urbana che per design e tecnologia si inserisce pienamente nell'era contemporanea. Occasioni privilegiate di unione tra passato e presente sono i festival e le celebrazioni nazionali. Tra i primi si ricordano il Silk Road Festival, dedicato all'artigianato, all'arte, al teatro e alla musica. Tra le feste sono da citare quelle religiose, della prescrizione islamica, e, tra le civili, il Revolution Day (8 marzo) e il National Day (17 aprile).

Cultura: tradizioni

Costumi e tradizioni si ricollegano ovunque in Siria all'islamismo, ortodosso o meno, giacché numerose sono le sette eretiche. Ne sono tipico esempio i drusi , gente di indole fiera e bellicosa che vive in casette cubiche arrampicate sulle montagne. I drusi o muwaḥḥidūn (esattamente significa monoteisti), come essi preferiscono chiamarsi, sono gelosissimi delle loro usanze. Sono monogami e conservano nel matrimonio un rito rigido. La futura sposa viene presentata al fidanzato dalla madre di lei e la fanciulla regala al giovane una daga siriaca (ḥanǧar) avvolta in una sciarpa di lana (kuffiye). La spada è il simbolo della protezione che il marito deve alla sposa, la sciarpa quello della dedizione che la moglie offre allo sposo. Altro ceppo siriano di origine musulmana, altrettanto eretico di quello dei drusi, è il ceppo nusayrīya o nusayrī detto anche degli alawiti. I nusayrīya vivono in case cubiche sulle montagne, come i drusi, e praticano riti tradizionali di modellazione del corpo di antichissima origine. Costumi antichi si conservano presso i nomadi del deserto, le tribù dei beduini, gente fiera che coltiva l'amicizia come cosa sacra. Il matrimonio, come in altre realtà del mondo musulmano, avviene ancora sulla base di accordi tra famiglie a cui, formalmente, le figlie posso opporsi, ma che nella realtà sono costrette ad accettare". Le beduine godono peraltro di una certa libertà; non portano il velo e possono incontrarsi con giovani di altre famiglie senza difficoltà. L'arredamento della tenda dei beduini è tanto più ricco quanto più alto è il ceto di appartenenza: tappeti, cuscini, vassoi di cuoio e di rame. L'abbigliamento tradizionale dell'uomo non si differenzia molto da quello femminile: lunga tunica e, sulla testa, un pezzo di stoffa rettangolare trattenuto da un cordone di seta intorno alla fronte. Le donne usano l'izar, grande scialle a colori vivaci, bianco per le più povere. Questi costumi ancora oggi sono assai diffusi nonostante il dilagare, nelle città, della moda occidentale. Il suq (mercato) è la grande mostra dell'artigianato nazionale: stoviglie in terracotta, stoffe, tappeti, scimitarre, pugnali, fucili e rivoltelle con manici incrostati d'oro e d'argento e merci di qualsiasi genere, dagli alimentari ai mobili. Un cenno infine alla cucina siriana che si basa essenzialmente sul montone e sul riso, cucinati in moltissimi modi. Il piatto più famoso è il magribi, variante del cuscus marocchino.

Cultura: letteratura

La letteratura siriaca si sviluppò parallelamente al cristianesimo e dal sec. III al XIII fu una delle più ricche tra le cristiano-orientali. Inizia con la traduzione della Bibbia e si afferma con l'opera di Afraate (sec. IV) e di Efrem Siro (ca. 306-373). Nuovo impulso si ebbe nei sec. V e VI come conseguenza dei contrasti religiosi tra nestoriani, monofisiti e ortodossi. Tra i primi si mise in luce Bābay il Grande (n. 540); tra i monofisiti si distinsero Jacopo di Sarūgh (451-521) e Giovanni da Efeso (506-585). Il mondo culturale siriaco andava nel frattempo arricchendosi di nuove traduzioni che diffusero la cultura greca. Con l'invasione araba (636) la lingua siriaca andò declinando fino a restare circoscritta ad alcuni gruppi nestoriani e alla liturgia cristiana. Con Abdhiso, metropolita di Nisibi (sec. XIV), la letteratura siriaca concluse il suo ciclo; passarono quasi cinque secoli prima che si affermasse la letteratura di lingua araba che aveva subito prima un lungoperiodo di “corruzione”, poi di purificazione con il movimento che ebbe il suo centro in Aleppo e il suo maggior rappresentante nel vescovo Germanus Farḥāt (m. 1732). Fu il contatto con gli egiziani, nella breve parentesi del loro dominio che tra il 1832 e il 1840 si sostituì a quello ottomano, a determinare un fermento culturale, subito interrotto dal ritorno ottomano. Questo fu causa della fuga in Egitto di molti intellettuali, non solo siriani, tanto da farlo diventare il Paese guida della nuova letteratura araba, il simbolo stesso dell'idea dell'affermazione dell'arabismo. Il siriano Šakib Arslān (1869-1946), giornalista, uomo d'azione, poeta e narratore, saggista e traduttore, ne fu il massimo propugnatore e a lui fece eco Nizār Qabbanī (1923-1998), uno dei massimi poeti arabi contemporanei, che pur professando la sua fede nel concetto dell'arte per l'arte si è ispirato nei suoi versi alla realtà sociale del Paese, mentre svincolato dalla realtà contingente e aderente ai temi eterni dell'uomo, è il canto del più raffinato poeta arabo del contemporaneo, Adonis, pseudonimo del poeta ʽAlī Aḥmad Saʽīd Isbir (n. 1930). Ma anche in Siria, come in altri Paesi arabi, la narrativa ha assunto con il passare del tempo un ruolo sempre più importante nella produzione letteraria contemporanea. Pionieri del racconto breve sono ʽAbd as-Salām al-ʽUǧailī (1918-2006) e Zakariyyā Tāmir (n. 1931), che hanno contribuito a far conoscere la narrativa siriana in Occidente. Autore soprattutto di romanzi è, invece, Ḥanna Mina che si può considerare uno dei massimi scrittori arabi contemporanei. I suoi romanzi ash-Shirā wa al-ʽāṣifa (La vela e la tempesta) e al-Yāṭir (L'ancora), per lo più ambientati nella Siria costiera, gli hanno fatto meritare l'appellativo di “Conrad della letteratura araba”. Tra le scrittrici va ricordata Colette Khūrī (n. 1937) che fece parlare di sé negli anni Sessanta per un romanzo vagamente femminista. La letterata siriana più letta e più affermata non solo in Siria ma in tutto il mondo arabo è senza dubbio Ghāda as-Sammāʽn (n. 1938), i cui scritti descrivono una certa borghesia araba farcita di valori vacui e falsi, contestati con violenza dalla scrittrice. I suoi romanzi Kawābīs Beirūt (Incubi di Beirut), Beirūt 75, hanno anche mostrato per la prima volta la ferocia della guerra civile libanese con uno stile tanto particolare da rasentare la provocazione. Ma non si può parlare di letteratura siriana senza citare uno dei maggiori drammaturghi di tutto il mondo arabo, Saʽd Allāh Wannūs (1941-1997), cui si deve la teorizzazione di un teatro fondato sulla realtà storico-politica. Punto focale delle sue opere è la denuncia di ogni totalitarismo, male di cui hanno sofferto e soffrono molti Paesi arabi. Tra le sue opere più significative ricordiamo: Ḥaflat samar aǧl 5 ḥuzairān (Serata di gala per il 5 giugno), sulla guerra del 1967 contro Israele, seguito da al-Malik huwa al-malik (Il re è il re) e al-Ightiṣāb (Lo stupro), sulla questione palestinese. Tra gli altri autori di rilievo si segnalano Rafik Schami (n. 1946), nato a Damasco e costretto all'esilio nel 1971, che scrive in tedesco. Il suo romanzo più noto è Il lato oscuro dell’amore (2004); anche Haidar Haidar (n. 1936), è uno degli scrittori del Novecento più letti. Nelle sue opere ha spesso descritto il mondo arabo evidenziandone i lati più controversi in termini di libertà e democrazia.

Cultura: archeologia e arte

La Siria antica costituì il punto d'incontro di tutti i processi storico-artistici della vasta regione compresa tra il Nilo e l'Eufrate. Le sue manifestazioni artistiche più antiche, rappresentate dalle costruzioni di Ugarit e dai disegni rupestri di Demir Kapu, risalgono al V millennio a. C. Al IV millennio appartiene invece la ricca produzione ceramica di Tell Halaf e poi di el-Obeyd, diffusa su un'area vastissima che va dalla Mesopotamia settentrionale al Mediterraneo. Il fiorire della grande civiltà sumerica ebbe grande influenza sulla produzione delle stele siriane di Ǧebelet el-Beyda, cui si affiancano la bellissima produzione presargonica di Mari, che riecheggia influssi occidentali, e una significativa produzione locale, come gli idoletti e le teste a grandi occhi di Tell Brāk, le sculture di Hama e Tell Nebī Mend. La vivace attività politica del II millennio, che vide formarsi il regno di Mitanni e le città autonome di Ugarit, Aleppo, Karkemiš, corrispose al periodo di massima fioritura artistica della Siria antica, in cui gli influssi mesopotamici furono integrati con suggerimenti egizi (pitture di Mari) e micenei, nonché da vigorosi apporti locali (piante dei palazzi di Mari e di Alalakh, templi di Ugarit), che conferirono soprattutto alla statuaria, alla glittica, agli avori, alla toreutica, un aspetto assai vivace e originale. Dopo un periodo di forti influssi orientali dovuti alla conquista assira, iniziò la penetrazione prima dell'ellenismo (che ispirò i grandiosi impianti urbanistici di Dûra Europos, di Antiochia, oggi in Turchia, di Palmira, di Damasco) e poi della cultura greco-romana, attestata dalle colossali architetture di Palmira, Apamea ecc. Altri documenti dell'influenza greca e romana sono dati dai pavimenti in mosaico (da Antiochia, Palmira ecc.), dalla scultura decorativa, dalla statuaria e dalle pitture murali delle tombe. L'arte cristiana trovò in Siria una precoce affermazione e la sua espressione monumentale, già attestata dalle decorazioni dipinte dei santuari di Dûra Europos (sec. III), ebbe straordinario sviluppo soprattutto nell'architettura della Siria settentrionale (Qalb-lōze, el-Bāra), almeno fino al periodo in cui, con la dominazione araba, la Siria divenne il centro dell'Impero islamico e si inserì in un diverso e più vasto complesso culturale. La vicinanza dell'Arabia e i fruttuosi contatti che si stabilirono tra i musulmani invasori e le popolazioni locali, civilizzate da tempi molto antichi, fecero della Siria la culla della potenza degli Omàyyadi. A Damasco fu infatti stabilita la capitale del califfato e nella stessa città fu eretta la prima importante moschea congregazionale, sui resti di un precedente tempio classico e di una chiesa cristiana. A Gerusalemme fu eretta la splendida Cupola della Roccia, che rivela influssi della precedente architettura cristiana, mentre caratteri più tipicamente orientali (iranico-mesopotamici) si riscontrano nei resti dei castelli e palazzi omayyadi del deserto (sia nella Siria moderna sia in Palestina), la cui decorazione (a stucco, a fresco, a mosaico) mostra il confluire delle due correnti ellenistico-bizantina e iranico-mesopotamica, dalle quali nacque appunto la più antica arte islamica siriana. Nei sec. XII-XIII sorsero, per opera degli ordini crociati, vari castelli-fortezze (di el-Mudin presso Laodicea, Bianco e Rosso presso Tartūs, Crac des Chevaliers a Qal'at el-Ḥoṣn), spesso costruiti su precedenti fortezze arabe. Il più ricco patrimonio islamico della Siria risale ai periodi dei Mamelucchi e dei Selgiuchidi, quando sorsero in gran numero madrase, bagni, moschee , palazzi in uno stile islamico composito che vide il trionfo dell'arte decorativa (ceramica, toreutica, arte vetraria, con magnifici prodotti di vetro dorati e smaltati, provenienti dalle officine di Aleppo, Damasco e Antiochia). Di scarsa originalità le manifestazioni dell'epoca ottomana in cui si continuarono, fiaccamente, i modelli architettonici e decorativi tradizionali o si imitarono quelli di Costantinopoli e dell'Anatolia. Nel XX secolo l'arte siriana, per un verso storicamente “ostacolata” dai precetti coranici sull'iconografia, ha raccolto e rielaborato l'ampia tradizione che qui si è sviluppata, e ha saputo coniugarla con le sollecitazioni dell'arte europea, arrivata anche grazie ad artisti del vecchio continente attivi nel Paese. Le opere di artisti quali Maḥmū‘d Jalal (1911-1976) e Luan Kayali (1934-1978) sono dominate dal realismo in cui soggetti principali sono le persone comuni, rappresentate negli ambienti di lavoro.

Cultura: musica

La Siria fu una delle fucine del canto liturgico cristiano, che venne sviluppandosi, unitamente alle relative forme testuali, tra il III e il VII sec. Influenzato da elementi di origine ellenica e soprattutto ebraica, ebbe tra le forme principali la madrasha, ode composta di lunghe strofe intonate da un solista con un unico intervento corale; la sogitha, un inno eseguito antifonicamente da due cori; il kala, breve composizione in lingua aramaica sviluppata dai monofisiti in Mesopotamia; la anjana, coro antifonico le cui strofe erano alternate a versetti di salmi. La pratica del canto antifonale e l'inno (che ebbe in Efrem il suo iniziatore) furono i due elementi che più direttamente influirono sul canto cristiano d'Occidente; inoltre il repertorio liturgico siriano ebbe larga parte nell'elaborazione della dottrina dell'oktoekos (il sistema degli otto modi liturgici bizantini). A partire dal VII sec. la Siria risentì in maniera determinante dell'influsso della musica araba, iraniana e turca.

Cultura: cinema

Risalgono agli anni Dieci del Novecento i primi approcci siriani al cinema attraverso la dominazione turca, ma solo nel 1928, con il film L’accusato innocente, ci furono i primi timidi accenni d'una produzione locale, lasciata sempre all'iniziativa individuale nei decenni successivi, e sempre regolarmente frustrata. Pochissimi titoli, altrettanti fallimenti, nessuna struttura seria a sorreggere gli sforzi tenaci di alcuni pionieri. Sul finire degli anni Cinquanta, su iniziativa del nuovo ministero della Cultura, fu realizzata, con mezzi tecnici adeguati, una bella serie di documentari informativi e illustrativi, mentre cominciavano a espandersi nel Paese i nuclei di appassionati grazie anche all'opera meritoria del critico e saggista Salāh' D'ehny, poi direttore del Centro culturale arabo a Damasco. Con la rivoluzione del 1963 si è giunti alla creazione di un Organismo generale del cinema, che si è trovato di fronte a compiti imponenti e difficili: accrescere il numero di sale anche in campagna, stabilire rapporti dinamici con il settore privato, sviluppare coproduzioni culturalmente efficienti, costruire teatri di posa, modificare profondamente il mercato (importazione e distribuzione). Alcuni risultati si sono visti, come l'ospitalità al regista egiziano esule Tawfiq Salāh per Le vittime (1972) e al regista libanese Borhan Alaouye per Kafr Kassem (1974), entrambi dedicati al dramma palestinese; la nascita di un regista siriano, Nabīl al-Malīh', rivelatosi in uno dei tre episodi di Uomini sotto il sole (1970), nel film Il leopardo (1972) e nel cortometraggio Napalm premiato nel 1974 a Tolone; la rivelazione, in quest'ultima sede, di un cinema giovane con ambizioni artistiche anche col film Al-Yazirly (realizzato dall'iracheno Qays Zubaydi ma prodotto in Siria) e col lungometraggio La vita quotidiana in un villaggio siriano di Umar Amir'alay, in programma alla Mostra di Pesaro del 1976. Una buona accoglienza è stata riservata nel 1983, al “festival del cinema arabo” di Parigi, alla commedia L’incidente del mezzometro (1982) di Samir Dhikra (regista nel 1998 anche di Torab al-ghoraba – Land for a Foreigner) e, al festival di Cannes del 1984, a I sogni della città (1983) di Mohammed Malas. Lo stesso autore è stato poi premiato a Berlino per Ahlam el Madina (1985), e ha diretto, nel 2005, Bab el makam. Un'ulteriore opportunità di promozione e diffusione è stata fornita dalla partecipazione di alcuni registi e documentaristi siriani all'Arab Film Festival (organizzato negli Stati Uniti a partire dal 1997). Il cinema in Siria resta un ambito “non facile”, per le pressioni più o meno latenti delle autorità, ma, tra le personalità emergenti tra la fine del XX secolo e l'inizio del nuovo millennio, si segnalano Nabil Maleh, regista di al- Kompars (1993; The Extras); Abdellatif Abdelhamid, autore di Rassaelle Chafahyia (1993; Oral Messages) e Qamarayn wa zaytouna (2001; Two Moons and an Olive Tree); Usāma Muḥammad (n. 1954), autore di Sunduq al-dunyâ (2002; The Box of Life) e Stars in Broad Daylight (1988), per i quali ha ricevuto riconoscimenti in più di un festival internazionale.

Bibliografia

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