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Mascalucìa

comune in provincia di Catania (9 km), 420 m s.m., 16,24 km², 24.483 ab. (mascaluciensi), patrono: san Vito (15 giugno).

Centro del versante meridionale dell'Etna, situato tra due grandi colate laviche. Già possesso del demanio regio, dal 1645 al 1812 appartenne ai Branciforti di Bufera, con il titolo di duchi. Fu gravemente danneggiato dall'eruzione del 1669 e dai terremoti del 1693 e del 1818.§ Nel centro storico sono ancora visibili numerosi portali e finestre in pietra lavica. Sono state erette dopo il terremoto del 1693 la chiesa madre, dedicata alla Madonna della Consolazione, e la chiesa di San Vito, che conserva una pregevole tela (Santi Vito e Artemia) di Giuseppe Rapisardi (sec. XIX). Risale al Medioevo la chiesa di Sant'Antonio Abate, a navata unica, costruita in pietra lavica, con un portale arabo-normanno ogivale e uno quattrocentesco a tutto sesto. Tra le costruzioni civili spiccano il settecentesco palazzetto Rapisardi, il palazzo Cirelli, esempio di stile liberty, e la medievale Torre del Grifo.§ L'agricoltura produce agrumi, cereali, ortaggi, olive e uva da vino (il liquoroso Vino Ombra). È tuttora vivo l'artigianato del ferro battuto, della pietra lavica, dei ricami e dei tappeti confezionati con ritagli di stoffa multicolori. Altre risorse provengono dall'industria, attiva nei settori cartario e dei materiali da costruzione.

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