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Musa (mitologia)

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Lessico

sf. [sec. XIV; dal latino Musa, dal greco Moùsa]. Ciascuna delle divinità greche ispiratrici dei poeti. Per estensione (spesso con l'iniziale minuscola), l'attività artistica, poetica: dedicarsi alle muse. Fig., l'ispirazione poetica, il tipo di poesia: la musa foscoliana; la musa tragica; anche persona o cosa ispiratori di poesia: Laura fu la musa del Petrarca. In particolare, la decima Musa, il cinema.

Mitologia

L'importanza delle Muse è commisurata dall'insopprimibile funzione religiosa della poesia nella cultura greca. Ai poeti era infatti affidato il campo “sapienziale” della religione. Le Muse variavano per numero e per concezione, secondo i luoghi e i tempi: i gruppi più noti erano quelli della Pieria (donde il nome di Pieridi) e della Beozia (localizzato sul monte Elicona). Così pure variava la loro genealogia: figlie di Zeus e di Mnemosine (Memoria), o di Armonia (come le Grazie o Cariti, con cui sono talvolta identificate), o, in funzione cosmologica, di Urano (Cielo) e Gaia (Terra). In età classica il loro numero venne fissato a nove e ciascuna venne messa in relazione a una particolare attività artistico-intellettuale, o “arte” in senso greco: Calliope (poesia epica), Clio (storia), Polimnia (canto sacro), Euterpe (musica: flauto), Tersicore (danza), Erato (poesia lirica), Melpomene (tragedia), Talia (commedia), Urania (astronomia).

Iconografia

La più antica raffigurazione superstite delle Muse è quella del cratere François (ca. 560-550 a. C.; Firenze, Museo Archeologico) dove esse partecipano al corteo degli dei precedute da Calliope che suona il flauto. Numerose sulla ceramica del sec. V a. C. le figurazioni di Muse con lira o cetra, isolate o con Apollo. Tra i rilievi di età ellenistica, la base di Alicarnasso e il rilievo di Archelao (entrambi a Londra, British Museum) presentano le Muse avvolte in lunghi chitoni dai morbidi drappeggi, alcune con gli attributi propri (come la cetra, la lira, il rotolo scritto, il globo, ecc.); derivanti probabilmente da un gruppo dello scultore rodio Filisco, ritornano in sculture a tutto tondo (Polimnia, Roma, Museo dei Conservatori). All'età ellenistica risalgono anche le Muse del noto gruppo dei Musei Vaticani (Sala delle Muse). Numerosissime le raffigurazioni di età romana, sia sulla ceramica aretina sia su sarcofagi; qui le Muse, contraddistinte dai consueti attributi, sono spesso con Apollo, Atena, e talora con poeti e filosofi. Le Muse compaiono anche su mosaici (mosaico di Monnus a Treviri) e su dittici eburnei tardoantichi (dittico d'avorio con letterati e Muse, sec. V, Parigi, Louvre). Il tema delle nove Muse raffigurate come fanciulle in vesti vaporose e veli, per lo più danzanti attorno ad Apollo ma anche in altri atteggiamenti, fu ripreso dall'arte rinascimentale e manieristica (dipinti di A. Mantegna, Il Parnaso, Louvre; L. Costa, Il regno delle Muse, Louvre; Romanino, Le Muse, Londra, National Gallery; Raffaello, Le Muse sul Parnaso, affresco della Stanza della Segnatura in Vaticano), dal classicismo secentesco (Erato e Polimnia, dipinto di E. Le Sueur, Louvre; Apollo servito dalle Muse, gruppo scultoreo di F. Girardon, Versailles) e in epoca neoclassica (R. Mengs, Il Parnaso, affresco, Roma, Villa Albani; A. Appiani, Il Parnaso, affresco, Milano, Villa Reale).