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Nabatèi

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Storia

(greco Nabatâioi; latino Nabataei). Popolazione di origine araba con centro a Petra, a SE del Mar Morto. I Nabatei assunsero connotati etnici e politici unitari negli ultimi tre secoli a. C. e nel sec. I d. C. Per l'epoca anteriore le fonti sui Nabatei sono pressoché nulle. Si può supporre che si sia trattato di una popolazione nomade che, seguendo il ritmo millenario dell'espansione degli Arabi verso il Settentrione, abbia occupato il territorio degli Edomiti e si sia successivamente sedentarizzata. I Nabatei giunsero quindi a occupare la Transgiordania, un tratto della costa del Mar Rosso e l'Arabia occidentale fino a el-Ḥigr. Nel 312 a. C. una spedizione inviata contro i Nabatei da Antigono non ebbe successo. Organizzatisi in monarchia, si ha la prima menzione di un sovrano nabateo (chiamato tiranno) nel 169 a. C.: Areta I. L'apogeo dei Nabatei va collocato tra la metà del sec. II e il 65 a. C., motivato soprattutto dal declinare della potenza dei Lagidi e dei Seleucidi: dopo Areta II (120-96 a. C.), Areta III (87-62 a. C.) sconfisse Antioco XII di Siria, l'ultimo re seleucide; s'impadronì così della Celesiria e di Damasco e pose l'assedio a Gerusalemme (65 a. C.); ma Scauro lo costrinse a desistere. Dopo un periodo di decadenza, dovuto in massima parte alle direttive di politica estera di Roma che si concretarono nella creazione del regno giudaico di Erode, i Nabatei ripresero vigore sotto Areta IV (9 a. C.-40 d. C.); durante il suo regno Damasco era in mano nabatea; la caduta di Gerusalemme del 70 d. C. ampliò la zona di potere dei Nabatei e segnò anche la conclusione dei conflitti continui dei Nabatei con lo Stato giudaico. I Nabatei erano riconosciuti alleati del popolo romano ed erano considerati un regno cliente, che inviava regolarmente le sue truppe in appoggio agli eserciti romani; tuttavia il regno venne annesso da Traiano nel 106 d. C., diventando la provincia di Arabia.

Arte

L'arte dei Nabatei è attestata nella Penisola Araba e nella regione siro-palestinese tra il sec. II a. C. e il sec. II d. C. Di particolare interesse sono le tombe rupestri di Petra e Hegra (oggi Medā in Ṣaliḥ, 400 km a NW di Medina) le cui facciate, più o meno complesse, comprendono essenzialmente un portale e una decorazione terminale a pinnacoli oppure a gradini convergenti al centro e poggianti su un alto fregio. Le oltre 500 facciate rupestri di Petra, che nel sec. II d. C. ebbero particolare grandiosità, hanno permesso anche di seguirne l'evoluzione stilistica: a un primo periodo fortemente influenzato dalla Siria seguì un altro in cui prevalsero gli elementi ellenistici e romani, anche se affiorò un chiaro gusto locale. La restante arte nabatea è più scarsamente documentata; si possono ricordare gli scavi degli abitati di Mampsis e di Oboda, nel Negev, il tempio di Khirbet et-Tannur in Giordania, ricco anche di sculture, e alcuni santuari rupestri (Gebel Rām, Qaṣr Kunyym Sa'īd, Ruwāfa). La ceramica nabatea, caratterizzata dalla sua sottigliezza e dalla decorazione a motivi in rosso scuro su fondo più chiaro, è di produzione palestinese.

Media

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