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Paternòpoli

comune in provincia di Avellino (32 km), 490 m s.m., 18,27 km², 2716 ab. (paternesi), patrono: san Nicola di Bari (6 dicembre).

Centro posto alla destra della valle del fiume Calore, circondato da oliveti e vigneti. Costituito da undici casali già esistenti in epoca longobarda, intorno al Mille appartenne all'abbazia di Montevergine, al conte normanno Guglielmo e poi ai Di Capua, ai Filangieri e ai Caracciolo. Dopo le guerre del sec. XV e la peste del 1656, rimase un solo casale protetto da un castello, di cui gli ultimi feudatari furono i Carafa. Fu gravemente colpito dal terremoto del 1980. § La parrocchiale di San Nicola (1522, ristrutturata nel sec. XVIII) ha nella facciata tracce di bassorilievi paleocristiani; custodisce la tela della Madonna della Consolazione, molto venerata e, nella sagrestia, sculture e reliquiari lignei (sec. XVIII-XIX). Nel Museo Civico sono esposti oggetti e strumenti della civiltà contadina (sec. XVIII-XIX). § L'economia si basa prevalentemente sull'agricoltura, con coltivazioni di viti, olivi (produzione di olio), cereali, frutta, foraggi e tabacco; è diffuso l'allevamento di bovini da latte. Ad aziende di piccole dimensioni, attive nei settori enologico (taurasi DOCG), calzaturiero e delle materie plastiche, si affianca l'artigianato del mobile.