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Piètro, Lèttere di San-

due brevi composizioni attribuite all'apostolo Pietro dalla tradizione cristiana più antica. La prima si rivolge ai credenti che si trovano nella diaspora giudaica del Ponto, della Galazia, della Cappadocia, dell'Asia e della Bitinia. L'autore si annuncia subito con il proprio nome e qualifica: “Pietro Apostolo di Gesù Cristo” e, dopo un'azione di grazie a Dio, passa a parlare del dono divino della rigenerazione spirituale dell'uomo, che è fonte di gioia, anche se non disgiunta da prove. La fede vissuta infatti mentre è ragione di gloria per Dio produce salvezza nell'uomo. Come santo è Gesù Cristo così lo devono prendere a modello i suoi seguaci, perché il periodo dell'umana esistenza sulla terra è transeunte e deve essere vissuto nella fede alla quale succederà la certezza nella visione di Dio. Il cristiano è simile a un viandante che si affretta verso la sua meta, quindi non deve sovraccaricarsi di ricchezze, ma riporre la sua speranza solo in Dio. La salvezza è possibile a tutti e si realizza in modo comunitario: vivendo nella società del suo tempo, il cristiano deve essere sottomesso all'autorità e al padrone sopportando anche i soprusi e le ingiustizie. Risorto a nuova vita con il battesimo, il seguace di Cristo deve tagliar corto con il peccato e la vita pagana, perché la fine è prossima: né ci deve spaventare la sofferenza, perché breve sarà la sua durata e l'aspettativa deve essere colmata nell'amore del prossimo. Questo vale soprattutto per gli anziani, che hanno il compito di reggere il gregge del Signore. Sia la correttezza dello stile e della lingua sia l'uso di formule paoline hanno messo in discussione l'attribuzione a Pietro e alcuni studiosi hanno avanzato l'ipotesi che si tratti di un testo redatto da Sila o Silvano. La data di composizione oscilla fra il 60-66 e la fine del sec. I, secondo che si attribuisca all'uno o all'altro. La lettera II si compone solo di tre capitoli e si rivolge “a quanti hanno ricevuto in sorte una fede di ugual valore della nostra perché sicura risulti la loro vocazione ed elezione”; la loro fede dovrà essere accompagnata da tutte le altre virtù. L'autore afferma che la sua autorità a dare questo insegnamento proviene dal fatto che egli è stato testimone oculare della trasfigurazione del Signore. Sul popolo cristiano incombe un grave pericolo: la diffusione di false dottrine da parte di falsificatori della parola di Dio, che lasciano libero il freno a ogni licenza e ancor prima che con la parola con il loro cattivo esempio. Non temano però i cristiani, perché nell'ultimo dei giorni i pii saranno liberati e gli empi avranno il giusto castigo. Più vicino sarà il momento finale e più numerosi i cattivi saranno, ma Dio pazienta e ritarda solo per lasciare ancora a molti il tempo per convertirsi. Tuttavia nessuno si faccia illusioni, perché egli verrà come un ladro che non annuncia la sua venuta e dovrà quindi trovarsi nella pace della sua grazia. I cristiani crescano quindi “nella grazia e nella conoscenza di Nostro Signore ora e per il giorno dell'eternità”. La II lettera di Pietro è notevolmente diversa dalla prima e questo motivo assieme a quello della sua tardiva inclusione nel canone del Nuovo Testamento ha portato alcuni studiosi a rifiutare la sua paternità a Pietro; in questo caso la data della sua composizione potrebbe essere quella del 130 contro quella tradizionale indicata attorno al 66.

S. Zedda, Il messaggio spirituale di S. Pietro, Roma, 1962; U. Holzmeister, Vita Sancti Petri, Parigi, 1965; J. Moret, Simon, Bar Jona. Un Homme de foi, Parigi, 1967; G. Chevrot, Simon Pietro, Milano, 1991.