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Pulcinèlla (maschera della Commedia dell'Arte)

maschera della Commedia dell'Arte che ebbe la sua maggior fortuna nei sec. XVII e XVIII nei teatri napoletani e romani, nonché a Parigi. Il nome sembra derivare dalla forma dialettale napoletana “pollicino” (pulcino) con cui venivano chiamati i giullari che si servivano di una pivetta per rendere chioccia la voce. La maschera nera adottata da Pulcinella, con il naso adunco, può ricordare l'animale. Il costume tradizionale è quello degli abitanti del contado napoletano, costituito da un ampio camiciotto bianco, stretto in vita e rimborsato sui fianchi, con larghi pantaloni bianchi, cappello a cono, anch'esso bianco. La nascita di Pulcinella segnò l'avvento di una comicità napoletana, contrapposta, in una felice e dinamica libertà espressiva, a quella, che può dirsi padana, delle altre maschere. Il carattere, infatti, si presenta orientato piuttosto verso una comicità disincantata e spensierata, in cui notevole parte viene lasciata alla mimica e alla danza. Interessante è la straordinaria disponibilità verso il mondo esterno che Pulcinella esprime passando attraverso i più complicati e paradossali avvenimenti. Primo eccezionale interprete di Pulcinella fu Silvio Fiorillo. Altri famosi interpreti furono Michelangelo Fracanzano, che probabilmente l'introdusse in Francia nel 1685, dove assunse il nome di Polichinelle, e Andrea Calcese, detto Ciuccio, nel sec. XVII; Vincenzo, Filippo e Giuseppe Cammarano, il romano Bartolomeo Cavallucci nel Settecento; Pasquale Altavilla, Salvatore e Antonio Petito, Giuseppe de Martino nell'Ottocento e, nel Novecento, Ettore Petrolini, Achille Millo, Eduardo De Filippo. Intorno alla maschera prese vita un tipo di composizione detta “pulcinellata”, difficilmente definibile sul piano letterario, molto in voga dal Seicento all'Ottocento.