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Ròcca d'Evandro

comune in provincia di Caserta (70 km), 83 m s.m., 49,46 km², 3720 ab. (roccadevandresi), patrono: san Rocco (16 agosto).

Centro del Subappennino campano, sul versante sinistro della valle del fiume Garigliano. Di origine romana, nell'alto Medioevo fu noto come Rocca di Bandra (o Rocca di Vandra); in un documento del 961 se ne attesta la cessione da parte dei principi di Capua e Benevento al monastero di San Salvatore. Nel 1117 e nel 1343 fu devastato da terremoti. Nel 1504 appartenne a Ettore Fieramosca e nel 1528 a Federico Monforte, che si ribellò all'imperatore Carlo V; questi mandò il suo esercito a espugnare la rocca che poi donò a Vittoria Colonna. Nel sec. XVIII pervenne in feudo ai Caracciolo. Subì gravi danni nella seconda guerra mondiale e nel terremoto del 1980.§ La rocca che domina il paese (sec. XIII) acquisì le sue forme attuali nei sec. XVII-XVIII; ospita il Museo della civiltà del fiume e della cultura contadina, con reperti preistorici, romani e medievali. Nell'abitato sono le chiese settecentesche del Farneto e di Santa Maria Maggiore (che conserva un altare e un coro ligneo coevi). § L'agricoltura produce cereali, uva (vino galluccio DOC) e olive; è praticato l'allevamento ovino e bovino, con produzione lattiero-casearia. L'industria è presente nel settore dei materiali da costruzione.§ Nei dintorni sono il santuario di monte Camino e resti romani in località Mortola.

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