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Togliatti, Palmiro

uomo politico italiano (Genova 1893-Yalta 1964). Conseguita la laurea in giurisprudenza nel 1915, aderì al gruppo di Ordine nuovo (1919) e fu uno dei protagonisti della fondazione del Partito comunista italiano (Livorno, 1921), del cui Comitato centrale divenne membro durante il II Congresso tenuto a Roma nel 1922; successivamente entrò nella direzione. Battuto il massimalismo di A. Bordiga alla conferenza nazionale del partito (1924), Togliatti fu eletto membro della commissione Esteri al V Congresso dell'Internazionale. Perseguitato dalla polizia fascista, che già l'aveva arrestato nel 1923 e nel 1925, riparò in URSS, quindi in Svizzera e in Francia, dove assunse la direzione del centro estero del partito. È di quel periodo, tra il VI e il VII Congresso dell'Internazionale, la tesi del “socialfascismo” sostenuta da Togliatti in linea con l'Internazionale; ma ancor prima del congresso del 1935, Togliatti procedette alla revisione che portò all'avviamento della politica dei fronti popolari. Eletto segretario del Komintern (1937), fu attivo in Spagna fino al 1939 con lo pseudonimo di Ercole Ercoli. Dopo la vittoria franchista, Togliatti riparò in Francia, ma il governo presieduto da E. Daladier lo fece arrestare e imprigionare nei primi mesi della seconda guerra mondiale. Tornato quindi a Mosca (1940), svolse dai microfoni della radio della capitale sovietica un'intensa propaganda antifascista con lo pseudonimo di Mario Correnti. Nel 1944 rientrò nell'Italia meridionale e, mentre si adoperava per la trasformazione del partito da organizzazione di quadri in partito nazionale di massa, si dimostrò al contempo pronto al superamento della pregiudiziale antimonarchica, punto fermo del CLN, rendendo in tal modo possibile la formazione di un governo di unità nazionale retto da P. Badoglio (svolta di Salerno). Ministro senza portafoglio con Badoglio e nel primo governo presieduto da I. Bonomi, vicepresidente del Consiglio nel secondo ministero Bonomi, fu poi ministro della Giustizia con F. Parri (1945) e con A. De Gasperi (1946-47). Segretario del partito dal 1945, fu gravemente ferito nel 1948 da un attentatore (lo studente venticinquenne A. Pallante), ma riprese ben presto la guida del partito e all'indomani del processo di destalinizzazione seppe attuare una politica più critica e possibilistica. Espressione coerente di tale impostazione fu l'ultimo documento politico lasciato da Togliatti, noto anche come il “testamento di Jalta”, in cui sono indicate senza riserve la nuova strategia delle vie nazionali al socialismo e la questione del policentrismo. Scrittore acuto, lasciò varie opere tra cui si ricordano Politica comunista (1945), A. Gramsci (1955), Il PCI (1958), La fondazione del gruppo dirigente del PCI (1962), La via italiana al socialismo (1964), Comunisti e cattolici (postumo, 1965).

Bibliografia

A. Pozzolini, Che cosa ha veramente detto Togliatti, Roma, 1970; I. De Feo, Tre anni con Togliatti, Milano, 1971; G. Bocca, Palmiro Togliatti, Bari, 1973; G. Cerretti, Con Togliatti e Thorez, Milano, 1973; L. Gruppi, Togliatti e la via italiana al socialismo, Roma, 1974; M. Spallone, Vent'anni con Togliatti, Milano, 1976; P.Di Lorenzo, Togliatti e la “doppiezza”, Bologna, 1991.