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afta

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Medicina

sf. [sec. XIX; dal greco áphtha, infiammazione, pustola]. Ulcerazione superficiale non sanguinante delle mucose orali, di quelle genitali e della cute. L'afta vera e propria è preceduta da una piccola area di arrossamento e da una vescicola che dopo la rottura si ulcera; in rapporto all'estensione la cicatrizzazione avviene entro 15-20 giorni. Può recidivare facilmente anche parecchie volte l'anno.

Veterinaria: afta epizootica

Malattia acuta, molto contagiosa, di origine virale (Picornavirus): colpisce tutti gli animali a unghia divisa (ovini, caprini, suini, bovini, cammelli, antilopi, elefanti); eccezionalmente anche l'uomo può essere contagiato. I casi sporadici rilevati interessano tuttavia chi lavora a diretto contatto con gli animali ammalati, come gli allevatori e i veterinari. In essi la malattia si presenta in forma leggera con sintomi simili all'influenza e con la comparsa di vesciche sulle mani e in bocca, ma non arriva mai a mettere in pericolo la loro vita. Durante l'epidemia del 1967 ci fu un solo caso accertato di infezione all'uomo. La carne degli animali contagiati, in teoria, potrebbe essere consumata senza alcun rischio, in quanto il virus viene ucciso durante la cottura. Il protocollo europeo contro l'afta prevede tuttavia la distruzione delle loro carcasse per evitare la diffusione del contagio. Un'altra epidemia, partita dalla Gran Bretagna nel febbraio del 2001, si è diffusa rapidamente anche nell'Europa continentale con focolai in Portogallo, Danimarca, Paesi Bassi, Belgio e Francia e decine di migliaia di capi sono stati abbattuti. L'Italia è rimasta immune dal contagio. Per evitare la diffusione del morbo, i singoli Paesi europei e le autorità comunitarie di Bruxelles hanno stabilito una serie di misure di prevenzione, e precisamente l'embargo per le esportazioni di animali e di prodotti derivati dalle zone contaminate, l'isolamento delle fattorie interessate, il blocco degli spostamenti di bestiame vivo attraverso le frontiere fino al marzo 2001, la disinfezione di alcuni veicoli. Per difendersi dalla malattia esiste un vaccino, che i Paesi europei (e con essi la maggior parte delle nazioni a livello mondiale) tuttavia non somministrano perché toglierebbe automaticamente la qualifica di zona non a rischio di afta, compromettendo ogni possibilità di esportazione nei Paesi extracomunitari. Gli animali ammalati eliminano il virus in alcuni giorni; quelli guariti rimangono portatori per alcuni mesi. Nell'ambiente esterno il virus eliminato ha una certa resistenza e può essere diffuso anche a distanza per mezzo di attrezzi, animali, persone, volatili, ecc. Il virus aftoso penetra nell'organismo attraverso ferite, anche piccolissime, della cute e dell'apparato digerente. Nel punto di penetrazione il virus produce una vescicola, detta primaria, che in genere sfugge all'osservazione, quindi passa nel sangue provocando febbre. Dopo un'incubazione brevissima, che varia da 2 a 14 giorni, il morbo si localizza nella bocca, sulla lingua, sulla mammella e nello spazio interungueale, e si manifesta sempre sotto forma di vescicole che facilmente si rompono provocando ulcere e cicatrici. Altre localizzazioni sono il miocardio e i pilastri del rumine. Nei bovini la malattia evolve con febbre, inappetenza, scialorrea, diminuzione del latte, vescicole e ulcere boccali, podaliche e della mammella. Per gli animali non c'è cura e, benché l'afta epizootica abbia un basso livello di mortalità, quelli colpiti dall'infezione devono essere abbattuti, in quanto rischiano di restare portatori del virus. A volte la malattia può complicarsi per l'insorgere di infezioni secondarie e per la mancata assunzione di alimento causata dalla presenza di vescicole e ulcere a livello buccale; in questi casi si può avere la morte dell'animale. Una forma di infezione aftosa cosiddetta maligna, può comparire nei giovani animali, in assenza di lesioni vescicolari. In questi casi è frequente l'esito mortale associato a miocardite, gastroenterite o broncopolmonite. L'afta, una volta superata, può lasciare dei postumi riferibili ad alterazioni endocrine e del sistema ipotalamico ipofisario: ipertricosi (pelone), disturbi della lattazione e della fecondità, lesioni miocardiche e diabete mellito. Molto importante è la profilassi, consistente nell'abbattimento degli animali infetti, nella realizzazione di un cordone sanitario per isolare la zona infetta, nella disinfezione di stalle e attrezzature e nella somministrazione di vaccini.

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