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ago

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Lessico

sm. (pl. aghi) [sec. XIII; latino acus].

1) Arnese usato per la cucitura e la foratura di materiali teneri che, nella sua forma più semplice (ago per cucire a mano), è costituito da una sottile asticciola d'acciaio appuntita da un lato e fornita dall'altro di un foro (cruna) per cui passa il filo: infilare l'ago, introdurre il filo nella cruna; fig.: cercare un ago in un pagliaio, affaticarsi inutilmente in un compito impossibile.

2) Foglia sottile e aguzza (specialmente delle Conifere).

3) Ant., pungiglione.

4) In chimica, cristallo appuntito.

5) Denominazione generica di vari organi o strumenti, che per la forma o l'uso richiamano in qualche modo l'ago per cucire: ago di radio, piccolo contenitore di radio usato nella terapia medica. In particolare: A) Lancetta metallica fungente da indice in vari strumenti: ago della bilancia, segmento mobile che indica l'equilibrio tra i due piatti oppure direttamente il peso nelle bilance a un solo piatto; ago magnetico, magnete permanente, costituito da una sottile barretta di acciaio che per azione di un campo magnetico si orienta nella direzione di questo, usato in bussole, declinometri, inclinometri, galvanometri, magnetometri. B) Ago di combustibile: elemento di combustibile nucleare a forma di barretta di diametro molto piccolo (vedi reattore). C) Nelle costruzioni: ago di Vicat, cilindro di ferro avente sezione retta di 1 mm² su cui agisce una pressione di 300 g; si utilizza per la prova di presa dei cementi. D) In fonderia: ago per formare, strumento costituito da un'asta metallica appuntita, con impugnatura in legno, usato per praticare dei fori nella terra, in modo da renderla porosa e facilitare la fuoruscita dei gas che si sviluppano al momento del riempimento della forma con metallo liquido (se questi gas non potessero uscire verso l'esterno si avrebbero soffiature, porosità e altri danni che comprometterebbero la bontà del getto).

6) Elemento strutturale delle dighe mobili formato da un panconcello o da una tavola larga 10-20 cm, lunga al massimo 4 metri.

7) Piccolo perno metallico che nelle serrature guida e consente di inserire le chiavi femmina.

8) In preistoria: ago crinale, termine che indica convenzionalmente lunghi spilloni di bronzo (supposti ornamenti di chiome) con testa di varie forme (rotonda, a disco, ad anelli, ecc.) che si trovano frequenti fra i resti pre e protostorici dell'Età del Bronzo e del Ferro. Sono noti specialmente quelli in osso, in corno di cervo e in bronzo provenienti dagli abitati della facies culturale terramaricola.

9) Pesce noto comunemente come aguglia.

Storia

L'origine degli aghi per cucire risale probabilmente al Paleolitico superiore. Erano ottenuti da spine di pesce o da frammenti di osso: i più antichi non avevano la cruna, la cui funzione era svolta da un piccolo gancio. Più tardi vennero fabbricati in bronzo; nel Trecento gli Arabi iniziarono a produrre aghi in acciaio la cui fabbricazione industriale cominciò in Europa solo dopo la metà del sec. XIX. Oggi vengono ricavati partendo da fili di acciaio legato di sezione adatta; le operazioni tecniche constano nella deformazione plastica a freddo, nella fresatura in pacco e nella barilatura; successivamente gli aghi vengono sottoposti a tempra in olio e rinvenimento in forno per conferire loro le caratteristiche di elasticità e di durezza richieste. A seconda degli usi variano la lunghezza, il diametro (ago da lana, da calza ecc.) e anche la forma della punta che può essere curva (ago da sellaio, da materassaio ecc.). Aghi di forma particolare sono usati nella fabbricazione manuale delle reti da pesca (aghi per reti). Gli aghi delle macchine per cucire, che permettono la formazione dei punti di cucitura incrociandosi ripetutamente con il crochet, differiscono da quelli per cucire a mano perché l'asta reca due scanalature longitudinali che accolgono il filo durante la discesa dell'ago nel tessuto; la cruna si trova sulla punta mentre l'altro estremo (tallone) è appiattito per poter essere inserito nel porta-ago.

Industria tessile

Nell'industria tessile, gli aghi delle macchine per maglieria consentono la formazione della maglia. Hanno forme e dimensioni diverse ma possono essere suddivisi in due categorie principali: aghi a becco e aghi a linguetta detti anche automatici. I primi sono costituiti da: tallone, stelo, becco e cavità e vengono fissati in serie su barre dette fronture; i secondi, formati da tallone, stelo, becco, perno, linguetta e cucchiaio scorrono singolarmente su placche fisse formanti le fronture.

Tecnica

Nelle ferrovie, gli aghi sono gli elementi mobili dello scambio che, a seconda della posizione, guidano la ruota sul binario diritto o su quello deviato. L'ago è ricavato da una sbarra di acciaio forgiato o da uno spezzone di rotaia profilato mediante piallatura e assottigliato a una delle estremità in modo da adattarsi perfettamente sotto il fungo della rotaia adiacente. Nell'ago si distinguono la punta, il tallone, o calcio, intorno al quale l'ago ruota, la corsa, cioè lo spazio che la punta percorre nel passaggio dall'una all'altra posizione.

Medicina

In medicina, strumento metallico a punta aguzza che può variare per tipo e dimensione a seconda del suo uso: ago da iniezione, di dimensione e calibro variabili, con punta a becco di flauto, viene fissato alla siringa in corrispondenza del cono; ago da ipodermoclisi, a differenza dell'ago da iniezione possiede più fori sulla sua superficie, allo scopo di facilitare il passaggio del liquido medicamentoso nel tessuto sottocutaneo; ago da sutura, usato in chirurgia per la sutura dei tessuti: può essere curvo, semicurvo o retto, con sezione cilindrica o triangolare e di lunghezza variabile; ago da aspirazione, lungo ago usato per drenare il liquido (siero, sangue, pus) accumulato in cavità naturali o neoformate; ago da biopsia, con estremità tagliente, viene usato per asportare frammenti di tessuto, eventualmente dotato di piccoli solchi longitudinali dove si raccoglie il tessuto durante la sua estrazione; aghi per radioterapia interstiziale, piccoli aghi di acciaio o di platino contenenti materiale radioattivo; vengono infissi nei tessuti sede di tumori maligni in modo da distruggerli, o comunque ridurne il volume attraverso le radiazioni emesse.

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