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ambóne

sm. [sec. XVI; dal greco ambṓn-ṓnos]. Elemento architettonico facente parte dell'arredo liturgico dell'aula cultuale . Posto sempre nella zona presbiteriale, era destinato a ospitare, nell'ambito della funzione religiosa, il lettore, il cantore o il predicatore. Strutturalmente è composto di una piattaforma elevata, sorretta per lo più da colonne, e cinta da parapetti che possono prolungarsi sulla scala d'accesso. Nato probabilmente in Oriente (dove serviva per l'incoronazione degli imperatori), uno degli esempi più antichi proviene da Salonicco (sec. V, Museo Archeologico di İstanbul), mentre famoso per la sua grandiosità fu l'ambone di S. Sofia a Costantinopoli (inizi sec. VI). In Italia, uno degli esempi più antichi è nel duomo di Ravenna (ambone di Agnello, metà sec. VI). Con l'evoluzione della liturgia, venne inserito nel recinto della schola cantorum e raddoppiato: uno posto a cornu epistulae e l'altro a cornu evangelii. Diffusissimo per tutto l'alto Medioevo fino al Romanico (notevoli gli amboni dei Maestri Cosmati in S. Maria in Cosmedin e S. Clemente a Roma), con l'avvento degli ordini predicatori si sviluppa come pulpito, strutturalmente simile ma posto nella navata centrale, a più diretto contatto con i fedeli.

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