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càrie

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Lessico

sf. inv. [sec. XVII; dal latino caríes, putredine del legno].

1) Alterazione progressiva, a carattere distruttivo, di un tessuto osseo o cartilagineo.

2) In botanica, degenerazione patologica di tessuti vegetali che si trasformano in masse pulverulente in seguito all'azione di parassiti fungini.

3) Per estensione e fig., putrefazione, corruzione.

Medicina: carie delle ossa

La carie delle ossa del corpo è conseguente a un processo infiammatorio cronico, soprattutto di tipo tubercolare; può provocare una forma di carie secca, prevalentemente negli arti superiori, con lesioni lamellari e distacco di frammenti ossei, e una forma di carie fungosa caratterizzata da comparsa di un abbondante tessuto di granulazione che presenta successivamente fenomeni di colliquazione e formazione di ascessi freddi. La localizzazione di queste forme di carie è abbastanza tipica: alle coste, alle vertebre, ecc. La terapia è quella antitubercolare e chirurgica qualora esistano gravi lesioni ossee.

Medicina: carie dei denti

La carie dei denti (carie dentale) "Per il disegno vedi il lemma del 5° volume." "Vedi disegno vol. V, pag. 456" colpisce soprattutto i popoli ad alto tenore di vita con un'incidenza piuttosto elevata; le cause che la determinano sono ancora poco note, ma in genere i fattori principali consistono nella deposizione della placca alimentare che si arricchisce di componenti salivari e costituisce un terreno molto favorevole allo sviluppo di una flora batterica che altera il naturale equilibrio batterico nella cavità orale. È preceduta quasi sempre da una parodontopatia o alterazione patologica dei tessuti di sostegno del dente, cioè gengive, legamento alveolodentale, cemento radicolare, osso alveolare. La carie inizia dallo smalto, che presenta decalcificazione e disgregazione ( superficiale); successivamente si estende in profondità ( penetrante), con interessamento dapprima delle zone più superficiali della dentina, con decalcificazione e distruzione dell'impalcatura organica e inorganica, infiammazione della polpa (pulpite), gangrena pulpare e successiva infiammazione dei tessuti del periodonto. La terapia tende all'eliminazione totale dei tessuti colpiti, alla ripulitura della cavità cariosa e all'otturazione mediante resine, cementi al silicio (per incisivi, canini), amalgame d'argento, oro (premolari, molari).

Botanica: carie del frumento

Detta anche buffone, volpe o golpe, è causata dalla Tilletia tritici, fungo basidiomicete il cui micelio invade le cariossidi del frumento riducendole in sacchetti di polvere nerastra di odore sgradevole costituiti dalle spore del parassita. Le cariossidi cariate rimangono apparentemente intatte, in quanto sono avvolte dalle glume e dalle glumette, ma le spighe rivelano il loro stato patologico poiché, essendo molto leggere, rimangono erette in modo innaturale e caratteristico. La malattia viene diffusa principalmente dal vento, che trasporta le spore del fungo, ma anche il letame può costituire un veicolo d'infezione. Si combatte disinfettando i semi con prodotti a base di solfato o di carbonato di rame. La carie della segala, provocata dalla Tilletia secalis, è malattia analoga alla precedente; è piuttosto rara in Italia e viene combattuta con gli stessi mezzi. La carie dell'olivo è detta anche rogna.

Botanica: carie del legno

La carie del legno è dovuta ad alcuni Funghi della divisione Basidiomiceti che provocano la distruzione progressiva del tessuto legnoso sia in tronchi di piante arboree viventi sia in quelli di alberi abbattuti o nel legname posto in opera. Se ne distinguono due specie: carie bianca o marciume bianco, nella quale tutti i componenti del legno sono aggrediti dal fungo e assumono un aspetto spugnoso e biancastro. A seconda delle specie vegetali colpite si distinguono p. es. la carie bianca del legno di quercia (provocata dallo Stereum hirsutum su piante sia morte sia viventi), la carie bianca delle Conifere (dovuta al Trametes radiciperda, il cui micelio penetra attraverso le radici delle piante viventi), ecc. Carie bruna (o rossa), o marciume bruno (o rosso), nella quale solo la cellulosa viene alterata mentre la lignina rimane relativamente intatta: il legno assume un aspetto simile al carbone e mantiene apparentemente la sua struttura, ma alla minima sollecitazione si frantuma producendo una sostanza rossastra tannica. Questa carie si sviluppa per lo più nel legname in luoghi umidi; numerose le forme, fra le quali la carie bruna delle Conifere e latifoglie, dove l'agente specifico è Coniophora cerebella, e la carie bruna del legno in opera, in cui la specie fungina responsabile è Serpula lacrymans (=Merulius lacrymans).

G. Carbognin, Le carie dei denti decidui, Padova, 1941; L. Bonora, A. Valentini, Carie dentaria, Quarto Inferiore, 1979; A. F. Valentini, Organo dentale e malattia cariosa, Quarto Inferiore, 1988.