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cortile

sm. [sec. XIV; da corte]. Area scoperta, delimitata da fabbricati, utilizzata per aerare e illuminare gli ambienti interni che vi si affacciano, per il passaggio di persone o il transito e la sosta di veicoli, ecc. Cortile esterno, spazio scoperto adiacente a una casa, per lo più colonica, cinto da un muretto o da basse costruzioni secondarie: una siepe di rose circondava il cortile in terra battuta; animali da cortile, pollame e altri ruspanti che vivono sull'aia. § Già presente nelle antiche civiltà (recinti dei templi egiziani e assiro-babilonesi, di alcuni edifici religiosi della Cina, dell'India, dell'Islam, dell'America precolombiana; atrio e peristilio delle case romane), il cortile si sviluppò per tutto il Rinascimento e il Barocco, per lo più delimitato da ballatoi o logge; nella Parigi ottocentesca di Haussmann divenne elemento tipico di abitazioni plurifamiliari. Talora sono detti cortili anche gli spiazzi sulla fronte di palazzi, ville reali, ecc. (cortile d'onore del castello di Versailles). Nelle moderne costruzioni i cortili sono sottoposti a regolamenti igienico-edilizi. § La legge esenta i cortili dall'obbligo di passaggio di acquedotti e scarichi, in quanto potrebbero arrecare pregiudizi di vario genere agli abitanti degli edifici che vi si affacciano.

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