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erasmiano

(ant. eràsmico), agg. [sec. XVI; dal nome di Erasmo da Rotterdam]. Proprio di Erasmo da Rotterdam; in particolare: pronuncia erasmiana, forma di pronuncia del greco classico sostenuta da Erasmo da Rotterdam nella sua opera De recta Latini Graecique pronuntiatione dialogus. Fino all'inizio del sec. XVI in Occidente era diffusa la pronuncia del greco adottata dai dotti bizantini affluiti in Italia a partire dalla fine del sec. XIV. La polemica sorse fra J. Reuchlin ed Erasmo (1519) il quale sosteneva, a differenza di Reuchlin, difensore della pronuncia bizantina, che i dittonghi ai, ei, oi si pronunciavano come effettivi dittonghi e la vocale eta valeva e e non i (etacismo). La scuola erasmiana fu seguita soprattutto nei Paesi calvinisti (Francia, Paesi Bassi, Inghilterra, ecc.) mentre quella reuchliniana si diffuse in quelli cattolici e luterani (Italia, Germania, ecc.). Fu nel sec. XIX, con il progredire degli studi di linguistica storica e comparativa, che la pronuncia erasmiana ebbe il sopravvento e fu adottata nelle università. Anche in Italia, dopo l'unificazione politica, la pronuncia reuchliniana fu abbandonata in favore dell'etacismo, che oggi nelle scuole è seguito con qualche variante. Le conoscenze acquisite del sistema fonematico greco permettono di affermare che la pronuncia erasmiana è però piuttosto convenzionale in quanto può essere valida non per tutta la grecità classica ma solo per alcuni periodi di essa e limitatamente a determinate aree dialettali.

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