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etnometodologìa

sf. [sec. XX; da etno-+metodologia]. Indirizzo sociologico legato in gran parte agli studi di H. Garfinkel. Nei suoi lavori, Garfinkel presuppone che le comunicazioni fra individui e gruppi sociali – dal linguaggio al sistema delle norme e delle obbligazioni – non siano mai esplicite e di decifrazione intuitiva come l'apparenza suggerirebbe. L'etnometodologia si sforza, perciò, di svelare le regole non dichiarate che presiedono ai nostri comportamenti della vita quotidiana. Particolare interesse viene così rivolto ai linguaggi non verbali – dalla mimica all'abbigliamento, dalle strategie di seduzione a quelle di competizione al gioco – sino alla costruzione di situazioni (happening) in cui il normale andamento delle relazioni di gruppo viene artificialmente sconvolto. Uno dei testi più importanti, che ha segnato il nuovo percorso di ricerca dell'etnometodologia è La realtà come costruzione sociale di P. Berger e T. Luckmann, in cui emergono le linee di base dell'etnometodologia. In particolare, gli etnometodologi ritengono di fondamentale importanza lo studio degli scopi dell'azione nella prospettiva di quelli che sono considerati gli attori sociali. Centrale, quindi, nell'analisi etnometodologica, è lo studio dei processi dell'interazione sociale, processi nel corso dei quali emergono le procedure attraverso cui gli attori organizzano e definiscono gli obiettivi delle loro azioni e grazie alle quali, inoltre, sono in grado di progettare e pianificare le loro azioni future in vista di ulteriori scopi. Dal punto di vista dell'etnometodologia, le norme e i principi sociali in base ai quali gli attori definiscono e progettano un comportamento, non sono cristallizzati una volta per tutte, ma possono essere soggetti a una continua riformulazione in relazione a un ordinamento morale e sociale più elevato che l'attore assume come punto di riferimento – ma non come norma rigida – nella formulazione dei suoi obiettivi e nei comportamenti adatti alla loro realizzazione. Per questo si può affermare che il principio di base della riflessione teorica e della pratica etnometodologica è che la realtà sociale non è un “fatto” – come si è ritenuto a lungo nelle prospettive sociologiche di stretta derivazione durkheimeniana – ma un processo, continuo e indefinito, soggetto alla continua variazione delle azioni quotidiane degli attori sociali. Questo principio diventa, nella misura in cui è assunto in modo radicale, una critica severa alle metodologie e ai concetti fondamentali della ricerca sociale tradizionale. Nella etnometodologia la lingua assume una notevole rilevanza. Infatti è attraverso questa che gli attori sociali offrono interpretazioni e resoconti delle azioni e realizzano l'ordine sociale. Il significato degli enunciati cambia al mutare della situazione e quindi il contesto è un fattore essenziale per la comprensione di ciò che viene detto. L'approccio etnometodologico, inoltre, offre diversi punti di incontro con l'etnografia della comunicazione, ad esempio il pensiero che l'interpretazione della realtà da parte dei componenti di una determinata cultura proceda da presupposizioni sottintese e condivise e che spetti allo studioso il compito di indagarle.