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filièra

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Lessico

Sf. [sec. XVI; da filo].

1) Organo, tipico dei ragni e di alcuni bruchi (per esempio baco da seta), da cui esce il secreto delle ghiandole sericigene che, al contatto con l'aria, solidifica in fili sottilissimi.

2) Piastra metallica recante fori, utilizzata per la produzione di fibre sintetiche e artificiali per estrusione. Sono spesso in platino e sue leghe con oro, argento, iridio e palladio; il numero dei fori varia secondo il tipo di prodotto finito. Quelle per fibre tessili, per esempio, recano da un minimo di 350 fori, quando si devono produrre fibre a filo continuo, a 10.000-20.000 fori quando si produce tow per fiocco.

3) In metallurgia, piastra, detta anche trafila, in acciaio legato speciale a elevato tenore di carbonio o in lega di carburi di tungsteno e cobalto, nella quale viene sagomata la sezione del trafilato che si vuole ottenere. Presenta una conicità di invito all'entrata, seguita dal tratto di calibratura vero e proprio e da una lieve apertura conica all'uscita.

4) In tecnologia meccanica, utensile impiegato per realizzare la filettatura esterna di pezzi cilindrici di piccolo diametro. Secondo il valore del diametro del pezzo da filettare le filiere possono avere da un minimo di tre a un massimo di nove file di taglienti. Una filiera è costituita da un anello filettato internamente e nel quale i taglienti vengono ottenuti praticando scanalature longitudinali. Se l'anello è chiuso la filiera è detta rigida; se invece l'anello è aperto mediante un intaglio la filiera si dice elastica. Le filiere elastiche permettono di regolare il diametro definitivo della filettatura entro un certo intervallo; ciò si ottiene tuttavia a scapito della precisione della filettatura. Le filiere rigide permettono invece di realizzare filettature più precise e con una migliore finitura superficiale. Per lavorazioni su macchine utensili si usano filiere costituite da più utensili (pettini) provvisti di denti che possono essere spostati in senso radiale in relazione al diametro del pezzo da filettare. Al termine della lavorazione i pettini vengono allontanati automaticamente permettendo l'estrazione rapida della filiera.

5) Nei contratti a termine delle borse merci, avviso con cui il venditore trasmette al compratore la richiesta di pagamento e gli comunica la messa a disposizione di una merce.

Industria alimentare

Filiera controllata, certificazione di un prodotto basata su due concetti chiave: filiera e rintracciabilità. Tale certificazione attesta che, con ragionevole attendibilità, viene garantita e documentata lungo tutta la linea produttiva la rintracciabilità del prodotto e che sono gestiti in tutte le fasi i requisiti igienico-sanitari, secondo i criteri dell'HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Point). Il decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 155, che è il documento base per l'attività di autocontrollo igienico nei pubblici esercizi e nelle industrie alimentari, prevede che: “il responsabile dell'azienda alimentare debba garantire che la preparazione, la trasformazione, la fabbricazione, il confezionamento, il deposito, il trasporto, la distribuzione, la manipolazione, la vendita o la fornitura, compresa la somministrazione dei prodotti alimentari, siano effettuati in modo igienico”. La norma UNI 10854 del 1999 è il documento di riferimento in ambito nazionale per la realizzazione di un sistema di gestione per l'autocontrollo basato sul metodo HACCP. Tale metodologia è la più diffusa per valutare i rischi e i pericoli legati alla sicurezza igienica dei prodotti e dei processi e per stabilire adeguate misure di controllo.

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