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hussitismo

(anche ussitismo), sm. [da hussita]. Movimento religioso-politico sviluppatosi in Boemia attorno alla predicazione di Jan Hus. Il rogo bruciò il corpo di Hus, ma non le idee da lui professate, anzi il riformatore diventò per i Cechi un santo nazionale e la protesta per la sua morte assunse il carattere di ribellione di tutta la nazione. Si formarono allora due partiti: i moderati, con l'Università di Praga, la borghesia e la nobiltà, noti come utraquisti (o calicisti) perché assunsero a emblema della loro ribellione la comunione sotto le due specie del pane e del vino anche per i fedeli, aderendo per il resto alle dottrine hussite; gli estremisti, che abitavano nella città di Tabor (donde il loro nome di taboriti), e che andarono ben oltre le dottrine di Hus rifiutando la transustanziazione, l'adorazione dell'ostia, la venerazione dei santi, il culto delle immagini, la confessione, le indulgenze e la gerarchia ecclesiastica. Applicando inoltre il pensiero della Bibbia contro i nemici di Dio, passarono nel Paese come un ciclone distruttore contro il clero corrotto e quanti erano accusati d'empietà, portando il flagello del loro castigo anche al di là delle frontiere. Il Concilio di Basilea riuscì a far accettare ai moderati utraquisti i Compactata di Praga (1433), facendo loro qualche innocua concessione e li impegnò in una lotta senza quartiere contro i taboriti, che nel 1434 furono sconfitti a Lipany. Dopo questa sconfitta i taboriti abbandonarono le loro tesi più estremiste, ma accentuarono la purezza della fede e il rigore nei costumi. Nel 1453 il re Jiří Poděbrad li privò del loro centro di Tabor e da allora essi si dispersero in tante piccole sette. Fra queste si distinse la setta di Petr Chelčichy, dalla quale uscì Rehor, il fondatore dei Fratelli Boemi. Ottenuto il villaggio di Kunwald, essi costituirono una comunità sotto la legge di Dio, conducendo vita semplice, senza distinzioni sociali, alieni da funzioni pubbliche e contrari alla guerra. La comunità si accrebbe e trovò in Luca di Praga (m. 1528) il teologo che seppe darle una struttura definitiva nella dottrina, nella liturgia e nella sua costituzione.

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