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lèbbra o lébbra

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Lessico

(lett. lèbra), sf. [sec. XIII; greco lépra, scaglia, squama].

1) Malattia infettiva cronica, endemica nelle regioni tropicali o subtropicali.

2) Fig., piaga morale, vergogna, corruzione.

3) In patologia vegetale, nome di alcune malattie delle piante causate da parassiti fungini, come per esempio la lebbra delle olive (vedi cilindrosporiosi) e la lebbra delle barbabietole, quest'ultima dovuta all'azione di Urophlyctis leproides, fungo ficomicete che provoca la formazione di grossi tumori radicali.

4) Fig., fenomeno di deterioramento e di rovina, che si manifesta specialmente su opere architettoniche, sculture e simili.

Medicina: generalità

La lebbra è diffusa in Asia, in Africa e in America Meridionale. Pur trasmettendosi per contagio diretto, i fenomeni immunitari ne limitano la diffusione anche nelle aree endemiche e persino tra conviventi; tuttavia sono obbligatori la denuncia e l'isolamento del malato. La lebbra è dovuta all'azione patogena del Mycobacterium leprae, scoperto da A. Hansen fin dal 1873 ma coltivato in vitro solo nel 1965. Clinicamente la malattia ha un periodo d'incubazione inavvertito che può anche essere molto lungo (da qualche settimana fino a 30 anni); pure il decorso è molto lungo e giunge, se non curata in tempo, nella maggior parte dei casi a un esito mortale. La terapia, un tempo basata esclusivamente sull'olio di chaulmoogra, si avvale oggi di preparati a base di sulfoni per via sia generale sia locale sulle lesioni superficiali e di rifampicina (antibiotico). Per la profilassi sono molto importanti le misure di difesa preventiva che consistono nell'isolamento del malato e nel trattamento chemioterapico fino a quando non è più portatore di germi. Nei Paesi in cui la malattia è endemica esistono luoghi di cura specializzati, detti lebbrosari. Nel 1997 i casi di lebbra nel mondo sono stati stimati intorno a circa 1.150.000, dei quali poco meno di 900.000 sotto trattamento.

Medicina: sintomatologia

Dal punto di vista morfologico, dopo un periodo d'invasione più o meno lungo, che spesso, ma non sempre, si accompagna a sintomi generali (febbre irregolare, malessere, brividi, cefalea, vertigini, ecc.), la lebbra si può presentare in modo vario, con sintomatologia riconducibile a tre (secondo altri autori due) forme cliniche: lepromatosa o tuberosa, nervosa, mista. La lebbra lepromatosa o tuberosa o nodulare è caratterizzata dalla comparsa sulla faccia e sul lato estensorio degli arti di macchie, che in parte, lentamente, si trasformano in noduli (lepromi) isolati, poi talora confluenti, interessanti spesso anche le mucose; fanno seguito ulcerazioni con frequenti estese distruzioni, necrosi, mutilazioni, riassorbimento di falangi, caduta dei peli (non dei capelli). Nella lebbra nervosa, alle chiazze eritematose seguono formazioni granulomatose, localizzate specialmente lungo i tronchi nervosi; ne conseguono disturbi della sensibilità, prima termica, poi dolorifica e più tardi tattile; specialmente colpiti sono i nervi auricolare, cubitale e peroneo. La lebbra mista è caratterizzata da manifestazioni comuni alle due forme già descritte; qualche volta si localizza nei polmoni con infiltrazioni simili a quelle tubercolari o nell'intestino; inoltre può interessare fegato, milza, testicoli.

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