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moviménto (sociologia)

mobilitazione collettiva, soprattutto di operai e studenti, che si è sviluppata fra la fine degli anni Sessanta e la prima metà degli anni Settanta del sec. XX e ha assunto un grande rilievo in sociologia perché rappresentava una nuova forma per comunicare uno stato di disagio. Si tratta di movimenti genericamente classificati di contestazione dell'ordine sociale dominante e dei suoi equilibri politici, che implicano una relazione conflittuale con i valori, le norme e i modelli di comportamento prevalenti nella società e nel sistema politico. Studiosi come il francese A. Touraine e l'italiano A. Melucci hanno in questo senso insistito sul carattere conflittuale come elemento distintivo dei movimenti rispetto ad altre forme di aggregazione sociale e ne hanno rivendicato la storicità, ridimensionando la tendenza a una lettura formalistica e astratta. Il terreno privilegiato dell'azione collettiva diviene proprio il sistema culturale, cioè la sfera della comunicazione sociale e dell'elaborazione di simboli e di significati capaci di esaltare l'identità del gruppo sociale mobilitato. Da questo punto di vista, i movimenti d'identità – si pensi ai temi della liberazione femminile, della rivendicazione etnico-linguistica, ma anche alle iniziative contro il nucleare e per la pace degli anni Ottanta – si sottrarrebbero al tradizionale schema evolutivo che interpreta i movimenti come un veicolo per l'inserimento nel sistema sociale o politico di fasce marginali o subalterne di popolazione (sull'esempio dell'istituzionalizzazione dei vecchi movimenti religiosi descritta da M. Weber o dello stesso movimento operaio). Veramente fondamentale risulta invece per la sociologia la capacità dei nuovi movimenti di produrre attraverso l'azione contenuti espressivi e di rappresentare quegli interessi collettivi non soddisfatti dall'ordine politico tradizionale e che richiedono una nuova forma di rappresentanza dentro e fuori dalle istituzioni. Queste letture dei movimenti, per la centralità attribuita alle categorie di conflitto, di identità e di azione sociale, si contrappongono all'approccio funzionalistico tradizionale, secondo il quale i movimenti insorgono come risposta finalizzata al ripristino di un ordine perturbato. Approccio per cui, per esempio, il fanatismo religioso fondamentalistico rappresenterebbe una risposta di adattamento alla secolarizzazione della società, e le insorgenze etniche una disperata difesa dalla minaccia di estinzione delle culture locali.