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ninfa

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Lessico

sf. [sec. XIV; dal latino nympha, che risale al greco nýmphē].

1) Secondo la concezione religiosa greca, ciascuno degli spiriti femminili popolanti i luoghi naturali, cioè non abitati né coltivati.

2) Fig., fanciulla dotata di grazia e bellezza eccezionali; frequente in personificazioni poetiche.

3) Al pl., le piccole labbra della vulva.

4) Stadio giovanile degli Insettieterometaboli, caratterizzato, rispetto allo stadio precedente di neanide, dalla comparsa degli abbozzi alari. Il termine può anche essere usato come sinonimo di pupa.

Religioni

Le ninfe erano considerate come divinità inferiori, e talvolta addirittura mortali, anche se dotate di una vita molto più lunga dell'umana. Secondo il loro campo d'azione vi erano: le ninfe dei boschi (le Driadi), delle acque (le Naiadi), dei monti (le Oreadi), ecc. Alcune ninfe sono ricordate nei miti con nomi personali, che talvolta designano una località. Erano credute pericolose, come pericoloso o “selvaggio” era il mondo che esse personificavano: le ninfe acquatiche per esempio facevano impazzire, per cui si diceva nymphòlēptos (preso dalle ninfe) chi usciva di senno. Le ninfe formavano il corteo di Artemide, la grande dea del mondo “selvaggio”. Esse sono rappresentate giovani e belle, vestite, come nel vaso François, o più raramente nude (coppa di Fineo a Würzburg), in unione con Dioniso (affresco di Pompei, fregio dell'altare di Pergamo), spettatrici come divinità locali di sagre mitologiche (sarcofagi di Endimione e Atteone) o in atto di danzare (rilievi attici dalla fine del sec. V a ca. tutto il IV). Le ninfe comparivano, insieme ad altre divinità, anche in opere di grandi artisti greci: si ha notizia di un gruppo di Prassitele e di un dipinto di Apelle.

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