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paleoantropologìa

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Descrizione generale

sf. [sec. XX; da paleo-+antropologia]. Disciplina basata sulla ricerca e lo studio dei reperti fossili interessanti l'evoluzione umana. Le basi di questa scienza vennero poste già alla fine del sec. XVIII, in seguito all'affermarsi della paleontologia. Nel 1838 J. Boucher de Pertes pubblicò il saggio De la création: essai sur l'origine et la progression des êtres, nel quale, nonostante lo scetticismo generale, basandosi sui risultati degli scavi condotti ad Abbeville, portò prove inoppugnabili sull'esistenza di un “uomo antidiluviano”. Nel 1856 venne scoperto, presso Düsseldorf in Germania, il primo cranio fossile, quello di Neanderthal, che, nonostante gli oppositori dell'epoca, divenne una prova certa dell'evoluzione anche per l'uomo. Nel 1863, a opera soprattutto del geologo inglese C. Lyell, venne effettuato un primo tentativo organico di sistematizzazione dei reperti paleontologici e archeologici attribuibili all'uomo fossile. In questa sintesi venivano riprese alcune ipotesi del paleontologo francese E. Lartet sull'interpretazione dei resti di Pliopithecus e Dryopithecus, che vennero posti quale base della radiazione adattativa dei Primati compreso l'uomo. L'influenza delle teorie evoluzioniste si estese a settori sempre più vasti del mondo scientifico e culturale, contribuendo non poco a gettare le basi della moderna paleoantropologia e stimolando in tutti i Paesi la formazione di società e di fondazioni scientifiche specializzate negli studi sulla preistoria.

Metodi d'indagine e applicazioni

Rispetto ad altre discipline antropologiche, la paleoantropologia possiede una sua problematica intrinseca in quanto, mentre lo studio dell'uomo attuale non trova difficoltà di verifica delle ipotesi attraverso una rigorosa metodologia sperimentale, le ipotesi e le teorie della paleoantropologia cercano una conferma attraverso un processo deduttivo-induttivo che, in quanto tale, porta a un relativo soggettivismo interpretativo. Ciò ha provocato, spesso, una proliferazione dei gruppi tassonomici (famiglie, generi, specie) non sempre giustificata, in quanto basata su valutazioni di resti fossili troppo frammentari e non comparabili fra loro. Si è così giunti alla necessità di affinare le tecniche di indagine per ottenere una semplificazione e una revisione generale delle classificazioni: l'esempio più eloquente è la riunione nell'unica famiglia Dryopithecinae di un gran numero di reperti fossili già classificati in famiglie e generi ben diversi fra loro. L'oggettività, e la relativa validità delle ipotesi, è attualmente possibile in quanto la paleoantropologia utilizza le più recenti acquisizioni della genetica delle popolazioni e si avvale largamente di metodologie e tecniche proprie di altre discipline (geologia, biologia molecolare, archeologia, biochimica). Di fatto, la paleoantropologia si presenta sempre più come una scienza interdisciplinare in quanto la varietà delle implicazioni, connesse sia con la ricerca sul terreno sia con lo studio e l'interpretazione dei reperti, richiedono l'impegno di diversi specialisti. Accanto alle ricerche classiche sul terreno, sono eseguiti studi di carattere anatomo-funzionale dei reperti che si avvalgono delle più sofisticate tecniche basate sull'uso di elaboratori. Inoltre, sono state perfezionate le tecniche di datazione con i radionuclidi che permettono determinazioni con un ridotto margine di errore. I risultati ottenuti in tal modo sono stati tali da rivoluzionare le passate conoscenze sulla presunta antichità dell'uomo portando a una notevole retrodatazione di tutti i reperti finora noti, tanto da far rivedere profondamente le ipotesi formulate sul processo dell'ominazione.

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