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Primati

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Generalità

sm. pl. [sec. XIX; da primate]. Ordine (Primates) di Mammiferi, caratterizzato dal più elevato livello delle facoltà psichiche nel mondo animale; vi appartiene biologicamente anche l'uomo, qui non descritto. Comprende placentatiplantigradi pentadattili, fondamentalmente conformati per la vita arboricola, con pollice e alluce quasi sempre opponibili (quadrumani); infatti la maggior parte delle specie è forestale, ma un numero non esiguo si è adattato a vivere anche in altri ambienti (per esempio su terreno roccioso come le scimmie cinocefale). Caratteristico dell'ordine è il notevole volume del cranio in rapporto al corpo, con faccia appiattita, soprattutto nei Platirrini, e con encefalo molto sviluppato, soprattutto nei Pongidi; le orbite sono rivolte più o meno in avanti; i denti, salvo poche eccezioni, sono 32÷36; l'utero può essere semplice o bicorne; la gestazione varia tra 140 e 270 giorni (ca. 50 giorni nelle tupaie) e generalmente si ha un solo piccolo per parto; le due mammelle sono in posizione pettorale, ma negli Strepsirrini (come per esempio i Lemuridi) e nei Tarsiformi ve ne sono altre (2 o 4) in posizione ventrale. Gli arti sono, in generale, lunghi, conformati per la vita arboricola, con palme e piante delle estremità nude; dato che radio e ulna non sono saldati, i Primati possono compiere notevoli movimenti di supinazione e pronazione dell'arto anteriore. Il regime alimentare onnivoro è prevalentemente frugivoro e fitofago. Il motivo biologico fondamentale che ha improntato la loro evoluzione è l'adattamento alla vita arboricola, che in essi ha conseguito alcune forme tra le più specializzate fra i Mammiferi sebbene persistano anche caratteri di indubbia primitività, quali l'arto pentadattilo e la presenza della clavicola. L'ordine si suddivide nei sottordini degli Strepsirrini e degli Aplorrini. Questi ultimi sono a loro volta divisi negli infraordini dei Tarsiformi, dei Platirrini e dei Catarrini. Con l'eccezione dell'uomo le varie specie sono distribuite soprattutto nelle zone calde del globo, eccettuata l'Australia.

Origine

L'origine dei Primati va ricercata con grande probabilità in un ceppo di insettivori primitivi, con tendenze arboricole, di cui attualmente sono un probabile esempio le tupaie, tradizionalmente considerate Insettivori, ma che nelle più recenti classificazioni sono invece incluse tra i Primati come gruppo primitivo. I Primati sono presenti già nei depositi dell'antico Terziario con numerosi fossili ascrivibili al gruppo delle Proscimmie (ora suddivise negli Strepsirrini e nei Tarsiformi). Tra questi, i gruppi di maggiore successo furono Tarsiformi, Lemuridi e forme affini, comparsi fin dall'inizio dell'Eocene nel continente Laurasia; resti ossei di forme simili agli attuali Lemuridi si rinvengono ancora nei terreni oligocenici mentre successivamente scompaiono per riapparire nei terreni del Quaternario del Madagascar. Anche i resti fossili dei Tarsiformi risalgono all'Eocene superiore dell'America settentrionale e dell'Europa (Tetonius, Pseudoloris). Le vere scimmie, con i Simioidei compaiono, invece, nell'Oligocene africano del Fayyûm (Parapithecus, Propliopithecus), si diffondono e si differenziano poi nel Miocene: con i generi Neosaimiri e Cebupithecia, della Colombia, si differenziano i Platirrini; con i generi (Pikermi, Grecia) e Dolicopithecus (Montpellier, Francia) si differenziano i Catarrini; con il genere Limnopithecus (isola Rusinga, lago Vittoria, Kenya) si differenziano i Pongidi che nel Miocene medio si diffondono in Europa e Asia (Dryopithecus), Africa (Proconsul). Ancora discussa l'origine del genere che a partire dal Pliocene è rappresentato da forme fossili ben caratterizzate (Australopithecinae, Homo erectus) probabilmente derivate da forme umanoidi presenti già dal Miocene (Ramapithecus).

Bibliografia

R. M. Yerkes, A. W. Yerkes, The Great Apes, New Haven, 1953; T. Sanderson, The Monkey Kingdom, Londra, 1957; I. Devore (a cura di), Primate Behavior, New York, 1965; H. Hofer, A. H. Schultz, D. Starck, Primatologia, vol. I, Basilea-New York, 1966; A. Jolly, Lemur Behaviour, Chicago-Londra, 1966; H. Kummer, Primate Societies, Chicago, 1971; L. A. Rosenblum, Primate Behavior, New York, 1970, 1971; F. K. Jouffroy, M. H. Stack, C. Niemitz, Gravity posture and Locomotion in Primates, Firenze, 1990.