Questo sito contribuisce alla audience di

personalismo

Guarda l'indice

Lessico

sm. [sec. XIX; da personale].

1) Ogni teoria filosofica o politico-sociale che sostenga la preminenza dei valori della personalità individuale su quelli della collettività.

2) Nel linguaggio comune, tendenza, comportamento che dà eccessiva importanza a interessi e questioni personali.

Filosofia

Movimento di pensiero, che è venuto approfondendosi da Montaigne a Kierkegaard e ha trovato una propria sistematica in Francia nei primi anni Trenta a opera di E. Mounier, J. Maritain, D. de Rougemont, N. Berdajev, M. Nédoncelle e altri, raccolti intorno alle riviste Esprit e Ordre Nouveau. I primi impulsi al personalismo hanno origini lontane e vengono enucleandosi in quella filosofia della persona, che nei platonici si concretizza nella ricerca costante dell'unità e negli stoici diventa “autarchia”. Il cristianesimo portò al problema l'acuta analisi della persona divina del Verbo, che unisce in sé la natura divina e quella umana; il problema della responsabilità personale e dell'immortalità della singola anima di ogni uomo. Sant'Agostino e i suoi seguaci (agostinismo) giunsero all'affermazione che la mente umana è presente a se stessa nell'identità della persona. Il Rinascimento segnò un nuovo sviluppo della persona con la scoperta della soggettività, movendola in direzione del soggettivismo individualistico e della razionalità; nella diversità delle interpretazioni l'elemento unificante rimane la presenza dell'io a se stesso: Montaigne cerca l'uomo e approda all'individuo; Cartesio esamina la natura dell'io e la individua nel pensare; la filosofia inglese esprime tutta una serie di “soggettivisti”; Rousseau studia l'io innocente e colpevole; Kant precisa le dimensioni dell'io trascendente e riconosce alla natura della persona una finalità non riconducibile a semplice mezzo; Maine de Biran definisce il soggetto “sintesi delle iniziative fisiche e spirituali” e Kierkegaard lo presenta come affermazione di libertà. Proprio movendo dal concetto kierkegaardiano d'individuo, i pensatori del personalismo francese assunsero come pensiero centrale la persona, che sola in tutto l'universo riesce a comunicare con gli altri. Nel sec. XX il primo a occuparsi del personalismo in maniera sistematica fu C. Renouvier che nel 1903 col suo saggio Le personalisme si ricollegò tanto al pensiero leibniziano delle monadi, quanto al concetto di Kierkegaard per il quale il genere umano ha la caratteristica che il singolo è superiore al genere e l'uomo racchiude in sé la totalità infinita, mentre per i teorici del personalismo la persona è in continuo rapporto con la totalità. “Atto, presenza e impegno definiscono la persona e ciò che Cristo ordina di essere: il prossimo”. Essere il prossimo è il principio della partecipazione alla totalità, alla comunità. “Verso gli altri e in altri; verso il mondo e nel mondo”, prima ancora di “essere in sé” scrive E. Mounier nel Manifesto al servizio del personalismo (1936). Contro il concetto di massa, il personalismo esprime il concetto di partecipazione alla totalità, ponendosi come forza federativa. Si tratta di un capovolgimento totale, che mette fine alla borghesia (chiusa in uno sterile individualismo) e apre la strada alla riforma morale in cui “la persona è una vocazione creatrice”. Non l'individuo nello Stato, ma sono le persone a formare lo Stato. Poiché l'individuo è concepito dai giuristi a cominciare dall'insieme, i suoi diritti vengono a dipendere dal piacere dello Stato. Se invece le leggi sono fondate sulla persona debbono tener conto in primo luogo delle diversità personali, poi locali, poi regionali. “La persona”, scrive Rougemont in Politica della persona (1933), “non è mai al passo. Essa è agli ordini della sua vocazione, essa è la sola responsabile del suo rischio, soprattutto essa si sente più reale di tutta la realtà collettiva. Essa non crede al valore di un'unità ottenuta a spese delle unità concrete e della loro necessaria diversità. Essa vuole che lo Stato sia un'emanazione dell'uomo e non il contrario. Essa vuole che vi siano innanzitutto degli uomini umani, poi lo Stato al servizio di questi uomini. Là dove l'uomo vuole essere totale, lo Stato non sarà mai totalitario”. Tale è il principio base del personalismo che si è nutrito per altro del pensiero esistenzialistico tedesco, da M. Heidegger a K. Jaspers, del pensiero teologico di K. Barth, dello spiritualismo francese, da L. Lavelle a R. Le Senne a G. Marcel, e dell'ontologia razionale tanto del tedesco M. Scheler quanto del francese M. Blondel.

Pedagogia

In pedagogia, contro il concetto di “scuole di massa” ma anche contro ogni forma di individualismo liberalistico, il personalismo educativo propone una personalizzazione del sapere (e del rapporto didattico-educativo) nel senso che tale sapere si trasmette come comunicazione irripetibile tra chi insegna e chi apprende. Secondo certi autori un'espressione compiuta del personalismo educativo è da ricercarsi nell'agostiniano De Magistro. In Italia la pedagogia personalistica si alimenta della riflessione di filosofi cattolici quali Sciarra, Prini e Stefanini.