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Lessico

agg. (pl. m. -chi) [sec. XX; dallo spagnolo pícaro]. Che appartiene o si riferisce al pícaro: romanzo picaresco; letteratura picaresca (anche picaresca, sf.).

Letteratura

Sebbene sia ormai un luogo comune far iniziare il genere picaresco, forse il più famoso della letteratura spagnola, dal celeberrimo Lazarillo de Tormes (1554), è più storicamente esatto riconoscere il prototipo nel romanzo Guzmán de Alfarache (1595-1604) di M. Alemán, sia perché vi è comunemente usato il termine pícaro (sulla cui etimologia si continua a discutere, sebbene sembri probabile la parentela col verbo gergale picar, nel senso di rubacchiare) sia perché alla morte di Filippo II (1598) prima ancora della letteratura, l'intera vita spagnola si era repentinamente rivelata “picaresca”. La miglior chiave della letteratura picaresca si trova in documenti anteriori o coevi, come le autobiografie di soldati avventurieri quali Alonso de Contreras, Miguel de Castro, Tiburcio Redín o Diego Duque de Estrada; negli Avisos, ossia gazzette, di Borrionuevo e Pellicer, nelle “Lettere di Gesuiti”, nelle stesse biografie di scrittori come Cervantes, Espinel, Alemán, Lope de Vega, nel Viaje entretenido di A. de Rojas, ecc. Alla fine del sec. XVI 150.000 vagabondi circolavano per le strade di Spagna. Gli scrittori, dunque, non inventarono dal nulla la realtà picaresca, e nemmeno la filosofia che la sottendeva, fatta di folle orgoglio, disprezzo totale del mondo e della società, anarchismo, stoicismo, pessimismo, disinganno, culto estetico della bravata e del bel gesto temerario: “trascrissero”, con più o meno talento, la realtà di cui erano parte. Ciò spiega il rapido rigoglio del genere nella prima metà del Seicento, specie nel trentennio intercorrente fra il Guzmán de Alfarache e la stupenda Historia de la vida del buscón llmado Don Pablos (1626; Storia della vita del paltoniere chiamato Don Paolo) di Quevedo, ormai parodia del genere; vi si raggruppano infatti tutti i testi più significativi, da Rinconete e Cortadillo (esempio di letteratura picaresca sia pure non in senso stretto ma certamente ascrivibile al genere per i suoi valori dialogici) di Cervantes a La pícara Justina (1605) attribuito da alcuni a López de Ubeda, a La hija de Celestina (1612) ed El sagaz Estacio (1620) di Salas Barbadillo, dalle Relaciones de la vida del escudero Marcos de Obregón (1618) di V. Espinel a El donado hablador (1626) di J. Alcalá Yáñez. In minor numero i testi importanti posteriori: La garduña de Sevilla (1642) del fecondo Castillo Solórzano; l'Estebanillo González (1646) e le Novelas ejemplares y amorosas (1637-47) di María de Zayas. Prima della metà del secolo la letteratura picaresca era diventata stanca retorica, ma aveva varcato i confini di Spagna, diffondendosi, attraverso traduzioni e imitazioni, in Francia, in Italia, in Germania, in Inghilterra. Una fortunata ripresa europea del genere dava ancora, nel 1715-35, il celebre Gil Blas de Santillana di Lesage.

Bibliografia

A. Del Monte, Il romanzo picaresco, Napoli, 1957; idem, Narratori picareschi spagnoli del 500 e del 600, Milano, 1965; F. Rico, La novela picaresca y el punto de vista, Barcellona, 1970; M. Molho, Introducción al pensamiento picaresco, Salamanca-Madrid, 1972.