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poliandrìa

sf. [sec. XIX; poli-+-andria].

1) Termine coniato dall'etnologia evoluzionista per indicare una fase della scala evolutiva del matrimonio, caratterizzata dal rapporto matrimoniale di una sola donna con più uomini. In realtà un simile istituto matrimoniale non è mai esistito; è soltanto un costrutto ipotetico, secondo il metodo evoluzionista, ricavato da un rovesciamento dell'istituto poligamico che prevede il matrimonio di un solo uomo con più donne (poliginia), sulla base di labilissimi indizi (per esempio, la consuetudine presso alcuni popoli di lasciare alla donna la scelta dello sposo) interpretati come sopravvivenze di una condizione anteriore e opposta alla poliginia. L'idea di un istituto matrimoniale poliandrico, avanzata nel sec. XIX da Mac Lennan, che poneva la poliandria dopo una fase priva di matrimonio (agamia) e prima della poligamia, è stata ripresa per caratterizzare un costrutto sociologico irreale almeno nella sua formulazione originaria (Bachofen): il matriarcato.

2) In zoologia, condizione di una sola femmina che vive con più maschi (per esempio api e vespe).

3) In botanica, condizione dei fiori con apparato sessuale maschile costituito da più stami.