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pontéfice

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Lessico

sm. [sec. XIV; dal latino pontífex-fícis].

1) Sacerdote dell'antica Roma.

2) Titolo attribuito al vescovo di Roma. Usato un tempo anche per altri vescovi, con il sec. V divenne la denominazione ufficiale del papa: Gregorio Magno fu il primo a essere chiamato pontefice sommo.

3) Fig., capo di un partito, di un movimento, ecc.: Marinetti fu il pontefice del futurismo. Anche chi si atteggia a precettore autorevole e infallibile.

Cenni storici

I pontefici costituivano un “collegio” (collegium pontificum) di sei membri (poi portati a nove, a quindici e a sedici), retti da un pontefice massimo. Il collegio pontificale era depositario della tradizione romana religiosa, normativa e storica, e si occupava della compilazione di elenchi di divinità, di prescrizioni rituali e di norme giuridiche, di annotazioni annalistiche, cronologiche, ecc. In campo religioso consigliava al popolo romano come conservare la pax deorum, compiendo atti di culto pubblico e privato; nel campo del diritto un pontefice a turno preparava schemi di negozi giuridici, assisteva gli interessati nello scegliere e nell'adattare i moduli processuali più confacenti al loro caso, dava pareri su ogni questione giuridica sottoposta al collegio. Intorno al 254 a. C. il pontefice massimo T. Coruncanio (uno dei primi pontefici massimi plebei, fino ad allora solo patrizi) per primo cominciò a rispondere in pubblico alle questioni che gli venivano sottoposte. Occupati in questa attività “sapienziale”, i pontefici demandavano le azioni sacrali vere e proprie ad altri sacerdoti, facenti parte del collegium pontificum ed eletti dal pontefice massimo: un “re sacrale”, quindici flamini e sei vestali. Pur esercitando un'attività pubblica, i pontefici furono sottratti alle vicende politiche mediante la loro nomina per cooptazione e i comizi si limitavano a prendere atto della nomina. Quando un membro del collegio veniva a mancare, il nuovo membro era scelto e aggregato dai restanti. Ciò fino a quando la legge Domizia (104 a. C.) abolì la cooptazione e affidò l'elezione dei pontefici ai comizi tributi. Tuttavia si raggiunse un compromesso tra le esigenze civiche che pretendevano di uguagliare il pontificato a una qualsiasi altra magistratura e le esigenze religiose che ne volevano preservare la sacralità: l'elezione di un pontefice non era affidata a tutte e 35 le tribù, ma soltanto a 17 estratte a sorte, era come se si lasciasse la possibilità di un intervento divino capace di condizionare o di guidare la scelta umana. La legge Domizia fu abrogata da Silla e restaurata da Cesare. L'esautorazione dei comizi in età imperiale portò alla nomina dei pontefici da parte dell'imperatore e anzi, da Augusto fino a Graziano (375), gli imperatori rivestirono anche la carica di pontefici massimi.

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