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reggènza

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Lessico

sf. [sec. XVII; da reggente].

1) Ufficio e dignità di reggente. In particolare, l'istituto giuridico che negli ordinamenti monarchici regola l'esercizio della sovranità durante la minore età del re: tenere la reggenza. Per estensione, la durata della carica: una breve, una felice reggenza. Per antonomasia: la Reggenza, il periodo storico durante il quale fu reggente in Francia Filippo di Orléans.

2) L'insieme dei reggenti: consiglio di reggenza. Anche governo costituito da reggenti: la Reggenza di San Marino.

3) In grammatica, lo specifico costrutto sintattico richiesto da un elemento della proposizione: il verbo tedesco folgen e il verbo italiano semanticamente corrispondente seguire hanno una diversa reggenza: uno regge il dativo, l'altro il complemento oggetto.

Diritto

La reggenza ha carattere di supplenza ed è ordinata al fine di impedire una vacanza della corona. Il reggente non è un rappresentante del re, ma agisce in nome proprio come un organo dello Stato. L'istituto della reggenza è regolato da precise e minuziose norme: per esempio lo Statuto Albertino dichiarava reggente il parente più prossimo del re, che avesse compiuto almeno i 21 anni; in assenza di questo diventava reggente la regina madre; se anche questa mancava, il reggente era nominato dai ministri. Reggenti storicamente importanti furono: in Francia il duca Filippo d'Orléans per la minore età di Luigi XV; in Inghilterra il principe di Galles per il periodo (1811-20) della follia di Giorgio III; in Spagna la regina Maria Cristina per la minore età di Alfonso XIII (1885-1902). Si chiamò invece Consiglio di Reggenza quello che succedette alla morte di re Alessandro (1934) in Iugoslavia; caratteri particolari ebbe la reggenza dell'ammiraglio Hörthy in Ungheria, dopo la caduta dell'Impero austro-ungarico: una dittatura personale protrattasi per un lungo periodo.

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