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relìquia

sf. [sec. XIV; dal latino reliquíae-ārum, da reliquus, restante].

1) Lett., ciò che rimane di qualcuno, di qualche cosa dopo la sua scomparsa; resto: “lievi reliquie ... delle passate età” (Leopardi); “se pia la terra... sacre le reliquie renda / dall'insultar de' nembi” (Foscolo). Anche fig.: “le reliquie delle speranze sue” (Guicciardini). In particolare, frammento del corpo o degli abiti di un santo o di un beato, venerati dalla Chiesa. § Sono reliquie insigni il corpo intero o una parte notevole di esso, come il capo, il braccio, il cuore, ecc. In senso esteso reliquie sono gli oggetti che ebbero relazione con Gesù Cristo e i Santi durante la loro vita: tra esse hanno speciale importanza e venerazione le reliquie della S. Croce e della Passione. Affinché possano avere culto pubblico, è necessario che ne sia sicura l'autenticità mediante un documento rilasciato dall'autorità ecclesiastica. Dopo l'Editto di Costantino invalse l'uso di porre sotto gli altari o vicino a essi il corpo di un martire o di un santo, a indicare lo stretto legame tra il sacrificio di Cristo e quello del cristiano che ha testimoniato la fede con il martirio o con una vita santa. L'uso è ancora in vigore, purché si tratti di reliquie autentiche e insigni. Queste non possono essere conservate in edifici od oratori privati o in case private.

2) Per estensione, ciò che resta di una persona da cui ci si è separati, di un periodo che si è concluso: conservare le reliquie della propria gioventù, del primo amore.

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