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misticismo

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Lessico

sm. [sec. XIX; da mistico].

1) Sotto l'aspetto teologico cristiano, tendente a una riduzione all'ortodossia delle varie esperienze mistiche, unione diretta con Dio conseguita su questa Terra da personalità religiose particolarmente devote; si tratterebbe, secondo san Tommaso, di una “conoscenza sperimentale di Dio”. Per estensione, aspirazione religiosa a una vita totalmente spirituale, interamente fondata sul puro esercizio ascetico.

2) Dottrina che afferma la possibilità di tale rapporto spirituale; mistica.

Religioni

L'interesse psicologico (e antropologico), rivolto necessariamente all'uomo, ha cercato di determinare la personalità bio-psichica del mistico, al di là dei contesti religiosi in cui si realizza come tale; ne è sortita una definizione del misticismo fondata sostanzialmente sulle manifestazioni psicotiche o parapsicotiche quali estasi, trance, allucinazioni, ecc. Né la teologia né la psicologia, comunque, contribuiscono a una definizione storico-religiosa del misticismo scientificamente valida. Non in tutte le religioni, infatti, gli episodi mistici sono riducibili alla figura di un'“unione con Dio”, perché non tutte le religioni sono incentrate, come lo è il cristianesimo, sull'idea di un dio. Né è detto che ogni manifestazione psicotica o parapsicotica, sia pure culturalmente espressa nell'ambito di una determinata religione, denunci la presenza di un fatto mistico: per esempio, lo sciamano è un operatore sacrale che agisce in stato di trance senza essere per questo un mistico. La qualifica storico-religiosa del misticismo non procede, in realtà, né da una qualsiasi rappresentazione della divinità, né dalle caratteristiche psichiche delle personalità mistiche; procede, invece, dal rilievo di una particolare soteriologia emergente dall'organizzazione significativa di vari elementi, d'ordine sia pratico (rituali) sia teorico (dottrinari). La soteriologia che permette di definire come mistico un qualsiasi fatto religioso è quella che propone il conseguimento di una “salvezza assoluta”, in contrapposizione a una “salvezza relativa” offerta dal sistema religioso nel quale il fatto mistico si realizza. Per “salvezza relativa” si intende una salvezza che sia tutta contenuta in una determinata condizione umana. Per “salvezza assoluta” s'intende invece una salvezza che voglia rompere ogni relazione con il sistema sociale e religioso in cui si svolge il fatto mistico che la esprime; una salvezza che è al tempo stesso una rinuncia al mondano e un superamento della condizione umana. Questa definizione del misticismo procede da una storicizzazione del termine e del concetto, nonché da una corretta distinzione tra il fatto mistico vero e proprio e i mezzi d'espressione del fatto misticostesso. La storicizzazione del termine e del concetto ci permette di considerare il misticismo non già come una realtà astratta dalla storia (quasi la manifestazione di una sacralità ontologicamente intesa, o, dal punto di vista naturalistico, quasi una componente della psiche umana), ma come una realtà tutta contenuta nella storia, e dunque come un prodotto culturale precisabile sia morfologicamente sia cronologicamente. In questi limiti il misticismo si definisce come un prodotto della cultura greca: è l'atteggiamento religioso degli iniziati ai misteri eleusini; questo atteggiamento, tendente al superamento della condizione umana prevista dalla religione greca, trova la sua forma canonica nei cosiddetti culti misterici che si diffondono in tutto il mondo ellenico ed ellenizzato (anche nella Palestina in cui sorse il cristianesimo) e ha la sua formulazione teorica nei cosiddetti testi orfici (in un certo senso l'orfismo fu per la Grecia sinonimo di misticismo); la “teoria” orfica (espressa sostanzialmente con miti) può diventare anche teoria filosofica, secondo il processo greco di logicizzazione dei miti: si giunge così al misticismo speculativo, o “teologico”, di un Cleante, un Plotino, ecc. A questo punto, muovendo da un modello storicamente determinato, è possibile parlare di misticismo anche per certe realtà storiche anteriori o posteriori o esteriori, rispetto al prodotto culturale greco; ma con la coscienza che si tratta sempre di una relativizzazione a questo stesso prodotto culturale. In una ricerca così indirizzata non si confonderà tra misticismo e mezzi di espressione del misticismo, questi essendo riducibili a due categorie: l'ascetica (astinenze, digiuni, mortificazioni, ecc.) e la psicotica (stati psichici anormali, anche indotti a mezzo di droghe, danze sfrenate, suoni di tamburi, ecc.). Sia i mezzi ascetici sia gli psicotici – del resto spesso interrelati: una pratica ascetica estenuante può condurre a una condizione psicotica, e una condizione psicotica può determinare un comportamento “ascetico” (rifiuto di cibo, astinenza sessuale, ecc.) – sono usati in funzione di una rottura della vita di relazione in vista di un'“anormalità” considerata come un'evasione dalla condizione umana. Ma non ogni volta che tali mezzi compaiono, designano con certezza un fatto mistico. L'“evasione” che essi realizzano è, in tanti casi, usata per altri fini: superamento di una crisi (riti di reintegrazione, di purificazione, ecc.), comunicazione con l'“alterità” (viaggio sciamanico nel mondo degli spiriti, acquisto di uno spirito protettore mediante una visione, culti di possessione, ecc.), passaggio da una condizione all'altra (iniziazioni tribali, iniziazioni a società segrete, iniziazioni sciamaniche, ecc.). Invece, il fatto mistico è designato quando il fine dell'“evasione” è la “salvezza assoluta”; in tal caso il superamento di una crisi diventa superamento della crisi inerente alla condizione umana, la comunicazione con l'“alterità” diventa identificazione con l'“alterità”, e il mutamento di condizione diventa liberazione dalla condizione umana.

Per il cristianesimo

C. Truhlar, De experientia mystica, Roma, 1951; V. Vezzani, Il misticismo cristiano e indiano, Milano, 1951; K. L. Patton, Man's Hidden Search. An Inquiry into Naturalistic Mysticism, Boston, 1954; E. Underhill, Mistycism, Londra, 1960; H. Serouya, Le mysticisme, Parigi, 1961; F. C. Happold, Mysticism. A Study and an Anthology, Londra, 1963; Autori Vari, La Mystique et les mystiques, Bruges, 1965; A. Stolz, La scala del Paradiso. Teologia della mistica, Brescia, 1979.

Per le altre religioni

W. R. Inge, Mysticism in Religion, Londra, 1948; A. Huxley, The Doors of Perception, Londra, 1954; Ph. de Felice, Foules en délire, extases collectives. Essai sur les formes inférieures de la mystique, Parigi, 1957; R. C. Zaehner, Mysticism Sacred and Profane, Londra, 1957; L. Gardet, Thèmes et textes mystiques, Parigi, 1958; L. Bordet, Religion et mysticisme, Parigi, 1959; D. Sabbatucci, Saggio sul misticismo greco, Roma, 1965; S. S. Hartman, C. M. Edsman, Mysticism, Stoccolma, 1970; F. C. Happold, Misticismo, Milano, 1987.