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tenóre

sm. [sec. XIV; latino tenor-ōris, da tenēre, tenere, durare].

1) Modo di agire, di comportarsi; atteggiamento, andamento: non si può continuare con questo tenore;tenore di vita, modo di vivere, con riferimento alle possibilità economiche e al modo di utilizzarle. Anticamente, cammino, direzione.

2) Contenuto e tono di un discorso, uno scritto e simili: il tenore della domanda rivela una necessità urgente; a tenore di, non comune, ai sensi di, in base a: diritto spettante a tenore di legge. Anticamente, notizia: “Il corpo suo ancor vi sta nascosto / che mai non se ne seppe alcun tenore” (Boccaccio).

3) Quantità, espressa percentualmente in peso, di un elemento, di una sostanza, di un composto presenti in una lega, una miscela, un miscuglio e simili

4) La voce maschile più acuta, caratterizzata da un'estensione che partendo di solito dal do₂ si spinge fino al do4 e talvolta anche oltre. Nei primi due secoli della storia del melodramma italiano il tenore non ebbe i caratteri e la funzione protagonistica (affidata a castrati e a voci femminili) che assunse poi nel sec. XIX. In Francia, dove non si usavano castrati, si definirono due tipi di voce tenorile, chiamati haute-contre e taille; in Italia il tenore aveva una tessitura baritonaleggiante e ricopriva prevalentemente ruoli di caratterista, spesso comici. Nuova importanza assunse il tenore nella tarda opera buffa settecentesca e soprattutto in G. Rossini: uno dei primi ruoli in cui si definì il mito del tenore romantico fu quello di Arnoldo nel Guglielmo Tell (1829), contemporaneamente a fondamentali contributi di V. Bellini e G. Donizetti. L'identificazione del tenore come primo amoroso e protagonista, spesso in rivolta contro un ordine iniquo, si definisce anche con una trasformazione dell'impostazione della voce nel registro acuto, con l'abbandono del falsettone e l'uso dell'emissione di petto. Essa è valorizzata nella vocalità tenorile verdiana; un diverso tipo di tenore propose R. Wagner nella maturità (Heldentenor) e ulteriori trasformazioni di questo tipo vocale – sempre mantenuto su un piano protagonistico – vennero determinate dagli operisti francesi e italiani di fine secolo. Nel sec. XX si assiste a un uso assai vario della voce tenorile, con una tendenza a demitizzare la posizione privilegiata ottocentesca, conferendole tratti ironici, grotteschi, malvagi o imbelli.

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