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melodramma

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Lessico

sm. (pl. -i) [sec. XVIII; melo-+dramma, cioè “azione scenica con musica e canti” ].

1) Genere teatrale nato a Firenze dagli esperimenti compiuti nella Camerata de' Bardi, come proposta di partecipazione essenziale della musica alla tragedia. Primi melodrammi sono considerati Dafne (1597) ed Euridice (1600) entrambi con testo di O. Rinuccini e musiche di J. Corsi e di J. Peri per il primo e di J. Peri per il secondo. I componimenti scenici di Metastasio, di solito chiamati melodrammi, spesso recitati senza musica, erano dall'autore definiti drammi.

2) In musica, composizione poetica in versi integralmente cantata e musicata: può considerarsi sinonimo di opera, che è tuttavia termine più generico e comprensivo, mentre melodramma si riferisce propriamente alla tradizione librettistica e musicale italiana dalla fine del Cinquecento all'Ottocento, sino a Verdi incluso. In questo senso il termine non si applica per esempio al dramma musicale wagneriano e, in genere, all'opera del Novecento. § Il melodramma è considerato dalla legge sul diritto d'autore come il risultato della collaborazione di due soggetti, il librettista e l'autore della musica, che sul melodramma esercitano un diritto di comunione, salvo alcuni casi in cui è consentito a ciascuno dei due autori di utilizzare autonomamente la propria opera.

3) Nel teatro europeo dei sec. XVIII e XIX, spettacolo popolare ricco di sorprendenti avventure e di colpi di scena, caratterizzato da una rappresentazione a tinte fosche e cariche.

Cenni storici

In Germania col termine melodrama si fa riferimento, con maggior pertinenza, al nostro melologo, genere non strettamente teatrale, ove la musica accompagna a mo' di commento la poesia e qualche volta anche la prosa. Il melodrama inglese e il mélodrame francese, abbreviato generalmente quest'ultimo in mélo, nacquero come spettacolo dal linguaggio semplice, rivolto essenzialmente agli spettatori delle classi meno abbienti delle metropoli. Questo genere cominciò ad aver fortuna in Inghilterra parallelamente allo sviluppo della civiltà industriale e in Francia in corrispondenza con la Rivoluzione francese e decadde a cominciare dalla fine del sec. XIX, ma i suoi personaggi e il suo repertorio entrarono nel cinema. Si possono considerare iniziatori del melodramma in Inghilterra M. G. Lewis, autore di The Castle Spectre (1797; Lo spettro del castello), e J. C. Cross, autore di The Genoese Pirate or Black Beard (1798; Il pirata genovese o Barbanera), e in Francia G. de Pixerécourt, autore di Victor ou l'Enfant de la forêt (1798), di Le chien de Montargis (1814) e di molti altri melodrammi che fin dal 1802 furono rappresentati con strepitoso successo anche a Londra, contribuendo in maniera determinante all'affermazione del genere oltre la Manica. Tra gli innumerevoli autori di melodrammi si ricordano gli inglesi Montcrieff (The Lear of Private Life, 1820, Il Lear della vita privata), D. Jerrold (Black-Eyed Susan, 1829, Susanna dagli occhi neri; The Factory Girl, 1832), Dion Boucicault (The Octoroon or Life in Louisiana, 1859) che portò il genere negli USA. Tra gli autori francesi si segnalano Ducange (Trente ans ou La vie d'un joueur, 1827), A. Bourgeois, Cormon e A. Dennery (Les deux orphelines, 1874, Le due orfanelle), P. Dennery (Gigolette, 1893; Les deux gosses, 1896, in collaborazione con P. Berton), Jules Dornay e X. de Montépin (La porteuse de pain, 1884, La portatrice di pane). Una stretta connessione esiste tra il melodramma e il romanzo d'appendice; nel 1843 a Parigi fu portata sulle scene una riduzione de Les mystères de Paris di E. Sue; molte furono anche le riduzioni dei romanzi di V. Hugo.

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