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véla

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Lessico

sf. [sec. XIV; latino vela, neutro pl. di velum].

1) Superficie di tessuto, di cotone, di tela o lana, di tessuto sintetico o misto, di forma e dimensioni variabili opportunamente sostenuta e distesa dall'alberatura di un'imbarcazione, usata per ricavare dal vento un effetto propulsivo; in varie loc.: sciogliere, spiegare, alzare, aprire le vele, accingersi a partire; calare, raccogliere, ammainare, mollare le vele, toglierle al vento e, fig., cedere, ritirarsi, abbandonare la lotta; far vela, dare la vela al vento, spiegare le vele e muoversi in una certa direzione; fig., andar via da un luogo; a gonfie vele, con il favore del vento e, fig., senza ostacoli, felicemente, con pieno successo. In alcuni casi il sing. ha valore collettivo: barca, nave a vela, che usa tale mezzo di propulsione (in contrapposizione a barca a remi, nave a vapore, a motore ecc.); sport della vela, praticato con i vari tipi di barche a vela. Per metonimia, imbarcazione di questo tipo, veliero: scorgere una vela all'orizzonte.

2) Per estens.: volo a vela, volo con alianti, così detto perché sfrutta la forza del vento.

3) In architettura, ciascuno dei quattro spicchi triangolari di una volta a crociera. Si hanno inoltre campanili a vela, volte a vela.

4) In astronautica, vela solare, sistema di propulsione spaziale in grado di spostarsi nel vuoto interstellare senza consumo di carburante, sfruttando soltanto la debole spinta dei fotoni solari su grandi superfici consistenti di sottili fogli di materiale plastico riflettente, il mylar alluminizzato, in grado di raccogliere la minima spinta impressa dai fotoni solari. La sperimentazione di vele solari è affidata a un programma denominato Cosmos, che dall'orbita terrestre deve dispiegare otto "petali", simili nella forma alle pale di un mulino a vento e montati in modo da poter essere orientati per ricevere secondo la migliore angolazione la spinta dei fotoni solari.

Marina

Una vela è di regola formata cucendo un conveniente numero di strisce di tessuto, chiamate ferzi; ciascun orlo dei ferzi è detto vivagno; i contorni delle vele sono rinforzati, spesso con un orlo cordato. Ciascuno dei lati delle vele (relinghe o gratili) ha nomi specifici: relinga d'inferitura è il bordo superiore allacciato al pennone o a un'antenna; relinga di lunata è quello inferiore e i suoi angoli, idoneamente rinforzati, sono detti bugne (a tali angoli si assicurano i cavi per tendere la vela, detti scotte o mure); relinghe di caduta sono chiamati i bordi laterali. L'insieme dei cavi, dei bozzelli ecc. necessari al movimento delle vele sono detti manovre. La scelta della vela varia secondo l'imbarcazione e i risultati propulsivi che si vogliono ottenere; complessivamente, i vari tipi di vele possono riunirsi in tre gruppi. Le vele quadre, di forma rettangolare o trapezoidale, si inferiscono di regola ai pennoni; esse hanno costituito e costituiscono il sistema di velatura più adatto ai grandi velieri, tuttavia non consentono di stringere il vento, in quanto nell'andatura di bolina questo può fare con l'asse longitudinale del bastimento un angolo non inferiore a ca. 6 quarte, cioè a 67º. Ciascuna vela quadra ha un suo nome proprio e viene orientata facendo ruotare il rispettivo pennone intorno all'albero mediante cavi detti bracci. Le vele latine, di forma triangolare, con l'angolo opposto al lato d'inferitura retto od ottuso, s'inferiscono alle antenne con il lato maggiore; esse consentono di stringere il vento anche a meno di 4 quarte, cioè 45º, ma non sono adatte, per la loro forma e la presenza delle antenne, a grandi velieri. Possono essere considerate vele latine i fiocchi, nonché quelle vele, di forma triangolare o quadrilatera, inferite agli stralli fra gli alberi, dette appunto vele di strallo. Le vele auriche, di forma quadrilatera, si inferiscono con la relinga superiore a un'asta (picco), la relinga di caduta prodiera si allaccia a un albero mentre quella inferiore può scorrere tramite anelli lungo un'asta orizzontale (boma); esse consentono di stringere bene il vento fino a 45º. La tipica vela aurica è la randa; altre vele sono: quelle dette al terzo e al quarto, con relinga prodiera libera e asta sospesa a un albero rispettivamente a un terzo e a un quarto della sua lunghezza; quella detta a tarchia, sostenuta da un'asta trasversale con il piede poggiante a un albero; le vele triangolari delle imbarcazioni da corsa (randa Marconi). Le vele latine, i fiocchi, le vele di strallo, le vele auriche e le rande Marconi sono dette genericamente vele di taglio. Sui bastimenti del passato, l'insieme delle vele addizionali bordate con vento debole costituiva la forza di vele o le vele di caccia (coltellaccio, coltellaccino, scopamare). L'insieme delle vele è detto velatura. L'azione del vento su una vela fornisce un'energica spinta propulsiva che varia con la posizione della vela rispetto alla direzione del vento; è massima con andature prossime al traverso, potendo in tal caso produrre velocità superiori a quella propria del vento (fino a una volta e mezzo per navi pesanti, al doppio per scafi plananti provvisti di deriva, fino a tre volte per i catamarani). La velocità decresce sia avvicinandosi all'andatura con vento in poppa (a fil di ruota) sia navigando di bolina stretta: quando l'angolo che forma il vento con la prora diventa inferiore a 40º, l'azione del vento si annulla e l'imbarcazione scivola di traverso sull'acqua (scarroccio). Questo si spiega con il fatto che il vento che colpisce la vela non è quello reale, ma è la risultante vettoriale della composizione del vettore vento reale con il vettore velocità propria della nave. Questo vettore rappresenta il cosiddetto vento di velocità, cioè il vento che colpisce in viso per esempio un motociclista, ed è uguale e contrario alla velocità del moto. La risultante dicesi vento apparente (talvolta anche vento relativo): il vento apparente è la risultante del vento reale e del vento di velocità, è cioè funzione dell'andatura seguita dalla barca. In fil di ruota, per esempio, i due vettori si sottraggono l'uno dall'altro e inevitabilmente la velocità della barca non può superare quella del vento. Al contrario si noterà che più ci si avvicina all'andatura di bolina più il vento apparente aumenta di intensità. Aumentano però anche le resistenze addizionali, soprattutto quelle aerodinamiche: questo il motivo per il quale sulle navi a vela le velocità di bolina non sono molto elevate. La possibilità per un natante sospinto da una vela appropriata di muoversi sull'acqua in direzione diversa da quella del vento per seguire la rotta scelta è conseguenza anche delle forme stesse dello scafo, che presenta una resistenza al moto laterale (lo scarroccio) molto maggiore che non al moto di avanzamento. La resistenza allo scarroccio viene aumentata negli scafi moderni, specialmente in quelli da competizione, da apposite appendici dette pinne, falsechiglie, derive. Poiché la densità dell'acqua è ben 810 volte maggiore di quella dell'aria le superfici di deriva possono avere area molto inferiore a quella della vela. Occorre anche osservare che per espletare una reazione laterale è necessario che la deriva si muova nell'acqua con un piccolo angolo rispetto all'asse longitudinale dello scafo, cioè alla direzione della prora. Quest'angolo, detto di scarroccio, esiste sempre navigando a vela, salvo che in fil di ruota: può essere piccolo, cioè inferiore a 1 o 2 gradi sulle andature di lasco e a elevate velocità, assume però valori attorno a 5º non appena ci si avvicina alla bolina stretta e aumenta ancora con moto ondoso contrario. Questo è il motivo per cui navigando a vela la prora, la direzione cioè in cui punta il natante, non corrisponde quasi mai alla rotta effettivamente seguita, e ciò indipendentemente dalla presenza di correnti: non di rado, se l'angolo sotto il quale si può stringere il vento è troppo piccolo, l'imbarcazione deve bordeggiare, cioè seguire una rotta a zig-zag per raggiungere sopravvento la meta prefissa. Quando il vento spira perpendicolarmente alla vela, la forza coincide con il centro di figura della vela stessa; se invece, come più spesso accade, il vento investe obliquamente la vela, l'effetto propulsivo sarà dato dalla componente diretta verso prua della spinta del vento sulla vela e l'altra componente, detta trasversale, non ha effetto utile. Poiché la componente propulsiva non passa per il baricentro della nave si generano forze e coppie di forze diverse, con diversi effetti sul moto della nave. Tali sono, per esempio, la coppia che produce il movimento rotatorio di accostata attorno all'asse verticale, la coppia che produce lo sbandamento, la coppia che fa immergere maggiormente la prua ecc. Nella navigazione a vela assumono particolare importanza le virate, dette anche viramenti di bordo: si chiamano di bordo in prora quando si effettuano puntando controvento, superando cioè con l'abbrivo l'angolo limite entro il quale il natante a vela non può avanzare. Passare da un'andatura più larga a una più stretta si dice orzare; passare da un'andatura più stretta a una più larga si dice poggiare. Le virate si dicono di bordo in poppa quando si effettuano passando per l'andatura in fil di ruota. Sui moderni velieri con vela di taglio la virata di prua non presenta di solito particolari difficoltà salvo che con onde molto alte che non permettono di superare l'angolo limite con l'abbrivo. La virata di poppa è invece più delicata perché durante l'abbattuta, cioè il passaggio da una mura all'altra, il boma della randa o delle altre vele bomate deve ruotare, cioè strambare, da un lato all'altro: con vento molto forte questa manovra può provocare avarie.

Sport: generalità

La navigazione a vela, che richiede perizia di guida notevole, ha dato vita a competizioni agonistiche e poi a una vera e propria attività sportiva: la prima gara (regata) si svolse nel 1622, a Londra, sul Tamigi fra due sole imbarcazioni (vinse quella di Carlo II che superò l'imbarcazione del duca di York). Ma già dal sec. XVIII lo sport della vela si diffuse in altri Paesi. Il primo club, il Water Club of the Harbour of Cork, venne fondato nel 1720 in Irlanda; nel 1815 fu fondato lo Yacht Club di Cowes, che nel 1830 divenne il Royal Yacht Squadron; nel 1844 il New York Yachting Club; nel 1851 fu istituita l'America's Cup, per regate oceaniche fra grandi velieri, cui l'Italia prese parte per la prima volta nel 1983 con "Azzurra", arrivando in semifinale, poi, nel 1992, con il "Moro di Venezia", giungendo alla finale e, nel 1999-2000, ad Auckland in Nuova Zelanda, con "Luna Rossa", arrivando anche questa volta in finale. Nel 2003, sempre in Nuova Zelanda vince per la prima volta un'imbarcazione svizzera: Alinghi. In Italia la prima associazione venne fondata a Como nel 1842 con la denominazione di Regate Club, seguita dallo Yachting Club di Napoli (1873); nel 1879 sorgeva a Genova il Regio Yacht Club Italiano. I vari club velici confluirono poi nell'Unione Nazionale Marina da Diporto (dal 1927 al 1931), quindi nella Regia Federazione Italiana della vela (dal 1932 al 1945), divenuta nel 1946 Unione Società Veliche Italiane e dal 1959 Federazione Italiana Vela. Attualmente si disputano varie gare nazionali e internazionali; dal 1932 lo sport della vela è incluso nei giochi olimpici. Anche per la vela le competizioni vengono chiamate regate e vi partecipano imbarcazioni suddivise in classi raggruppate in: monotipi, per i cui scafi, secondo le varie classi, sono fissate in precedenza le caratteristiche del materiale da usare per la costruzione e le dimensioni; yacht a formula, costruiti con materiali diversi anche per una stessa classe ma che derivano la loro cosiddetta stazza lineare da una formula standard con R stazza lineare, L lunghezza in metri, d differenza tra il contorno effettivo e quello rettilineo dello scafo in corrispondenza della sua sezione maestra, S superficie velica in m² e F altezza del bordo libero inmetri. Possono essere ammesse alle gare imbarcazioni libere, purché siano anticipatamente stabiliti determinati handicap (o compensi) come in altri sport. Sono considerate imbarcazioni olimpiche: star (dal 1936), finn (dal 1952), flying dutchman (dal 1960), soling (dal 1972), 470 (dal 1976), tornado (dal 1976); a queste classi si è aggiunto dal 1984 il surf a vela. Esiste in Italia anche un'altra suddivisione che si basa sulle caratteristiche della costruzione degli scafi e che pertanto li suddivide tra scafi a deriva e scafi a chiglia fissa: tra i primi figurano il dinghy 12 piedi, il finn, le derive nazionali, il flying e il beccaccino; tra gli altri il 5,50 m, il dragone e la stella (star). Secondo le dimensioni dello scafo e la velatura il numero dei componenti l'equipaggio varia da due persone, per le imbarcazioni piccole, sino a otto per gli yacht a formula di 10 m e a un numero senza limite per quelli di maggiore dimensione. Tutte le regate veliche si svolgono generalmente su percorsi delimitati da boe; la partenza è preceduta 10 minuti prima da un avviso che consiste nell'esposizione di un distintivo o nell'alzare sull'albero dei segnali una bandiera recante il simbolo della classe in gara. L'avvertimento visivo è accompagnato da un colpo di cannone, un fischio o un suono di sirena. A cinque minuti di distanza segue il segnale di preparazione che consiste nell'esporre sull'albero delle segnalazioni una bandierina con la lettera “P” accompagnata da un altro segnale sonoro. Segue quindi la partenza. Le regate sono disciplinate dal regolamento dell'IYRU (International Yacht Racing Union) che ha la sua sede a Londra.

Sport: vela su ghiaccio

Lo sport della vela su ghiaccio è praticato con imbarcazioni provviste di vela costruite per scivolare sul ghiaccio a grande velocità. I battelli hanno in genere una base molto larga che poggia su tre o più pattini dei quali uno serve da guida ed è situato a poppa. Molto simile a quella delle imbarcazioni galleggianti è l'attrezzatura velica e la superficie della velatura, che varia dai 16 ai 72 m². Per le competizioni si distinguono cinque classi di battelli: per la A, B, C e “piccola”, o “inferiore”, la manovra è affidata a una sola persona, mentre per la classe “grande” a due persone. Questo sport è particolarmente diffuso in America e in Scandinavia. Tra le gare principali l'International Skeeter Regatta e l'International Hearst Ice Yachting.