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Strage di Capaci: una ferita ancora aperta nel cuore dell’Italia

“In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello stato che lo stato non è riuscito a proteggere”.

Giovanni Falcone pronunciò queste parole consapevole forse del suo destino, un destino che lo portò alla morte il 23 maggio del 1992. Proprio lui, coraggioso “servitore dello stato”, magistrato eroico che lo stesso stato non riuscì a proteggere da quella mezza tonnellata di tritolo piazzata sull’autostrada Palermo - Mazara del Vallo all’altezza del comune di Capaci.

Il terribile attentato viene appunto ricordato come "Strage di Capaci" e portò alla morte non solo del magistrato Giovanni Falcone (alla guida dell’auto) ma anche di sua moglie Francesca Morvillo e dei tre agenti della scorta Rocco Dicillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro. Una voragine di trenta metri che squarciò e ferì l’Italia e che segnò l’inizio di quello che è stato un periodo caratterizzato da altri attentati di stampo mafioso volti a minare le istituzioni e a colpire fisicamente i fautori della lotta alla malavita organizzata.

D’altronde, chiari segnali di avvertimento erano giunti già a partire dagli anni ’80 quando venne a costituirsi un pool anitmafia tra i cui membri figuravano appunto i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e che portò, nell'estate del 1985, all’omicidio di Giuseppe Montana e Ninni Cassarà, stretti collaboratori dei due giudici. Proprio a partire da questi due attentati si cominciò a temere anche per la vita di Falcone e Borsellino.

Le tensioni si accentuarono maggiormente in seguito al celebre maxiprocesso di Palermo (iniziato il 10 febbraio 1986 e conclusosi il 19 dicembre 1987) ai danni di Cosa Nostra che si chiuse con la condanna di 360 dei 400 imputati. La strage di Capaci fu dunque il tragico e, forse inevitabile, epilogo di una concreta e profonda lotta alla mafia cui alcuni eroici magistrati avevano dato inizio intenzionati ad andare avanti, esclusivamente per il bene del Paese.

Tuttavia, a distanza di vent’anni, le indagini non hanno portato a chiarire quali siano stati i veri mandanti dell’attentato. Quel che è certo è che gli esecutori materiali della strage furono cinque tra cui il boss Giovanni Brusca. In tempi più recenti, grazie alle confessioni del pentito Spatuzza, sulla strage di Capaci si sono aperti nuovi scenari che nel 2008 hanno portato la Cassazione a condannare dodici persone ritenute, tra l’altro, i mandanti dell’omicidio di Paolo Borsellino avvenuto il 19 luglio del 1992.

L’opinione pubblica non ha mai dimenticato e non dimenticherà Giovanni Falcone che ogni anno, il 23 maggio, è ricordato con manifestazioni commemorative e azioni concrete di informazione anche nelle scuole affinché le nuove generazioni siano al corrente di uno dei peggiori fatti di cronaca che sconvolsero il nostro Paese.

23/05/2012

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