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Elsa Morante, vita di una grande romanziera: quando la parola diventa alchimia

Una donna magnetica, una personalità incendiaria. Elsa Morante, una donna piena di contraddizioni che ha sempre lasciato trasparire poco del suo vissuto privato. Non è facile inquadrare colei che, ad oggi, rimane una delle più grandi scrittrici che l'Italia abbia mai conosciuto. Il privato della sua esistenza, che è sempre rimasto chiuso dietro il suo sguardo intenso, lo troviamo trasposto in letteratura: sono molteplici i romanzi in cui il lettore può scorgere il mondo interiore di una scrittrice in costante lotta con se stessa e con il mondo. Affermava costantemente il suo essere pur ricercando negli altri l'approvazione di un talento che faticava a riconoscere da sola.

Eppure per Elsa Morante la scrittura è sempre stata una necessità. Impara a scrivere e a leggere da sola, senza frequentare le scuole elementari E' nella sua casa al Testaccio che, bambina, dà vita a favole, filastrocche e racconti brevi. E' una bambina immensamente dotata, tanto che a soli 14 anni scrive "Caterì dalla trecciolina" che, nel 1942, diventerà un libro illustrato edito da Rizzoli. Nel 1952 esce "L'isola di Arturo", che le vale il premio Strega. E' fatta: Elsa Morante entra nell'olimpo dei letterati, capace di incantare lettori ed astanti con l'alchimia delle sue parole. A parlare di lei e a tessere le lodi del suo modo di romanzare è anche György Lukács, critico ungherese, che la definisce come la più grande scrittrice italiana a lui contemporanea: «il suo fascino più sottile si trova in un equilibrio lieve e stupefatto fra il candore magico, evocativo, di una memoria spontaneamente portata a condensarsi in simboli e una sinuosa, febbrile capacità di penetrazione psicologica». Eppure lei, fino alla fine, ha continuato a definirsi “uno scrittore”, al maschile. E a chi le rinfacciava l’uso del maschile a descrizione della sua professione, rispondeva, diretta: «il concetto generico di scrittrici come di una categoria a parte, risente ancora della società degli harem».

Elsa Morante, celebre i suoi incredibili romanzi e per la tumultuosa storia d'amore con Alberto Moravia, altro gigante della letteratura italiana. Quando si incontrano, lei è una scrittrice senza un soldo: Alberto Moravia, dall'altro lato, è un letterato affermato e riesce a darle la tanto agognata sicurezza economica. Si sposano nel 1941 e, quando comincia la loro vita insieme, la casa in via Sgambati diventa presto il principale punto di riferimento della vita letteraria romana. Eppure Elsa Morante non è felice e il rapporto con il grande scrittore è difficile: il suo carattere, prima le continue scappatelle prima e poi l'eclatante amore di lui per Dacia Maraini mettono a dura prova un matrimonio che diventerà solo formale. Separati in casa, solo dopo 25 anni di vita insieme Elsa Morante mette fine alla sua convivenza col grande scrittore.

Nonostante tutto continua a scrivere, ricomincia la sua vita affidandola nuovamente al potere della parola. A 62 anni pubblica il suo romanzo forse più discusso "La storia", seguito da "Aracoeli", altro manoscritto che la impegna molto. L'immagine di Elsa Morante, però, comincia a spegnersi. Eterna ragazza, vive male il passaggio del tempo sul suo corpo, tanto che, nel 1980 afferma «Io sono vecchia, sono aumentata di peso, ho i capelli bianchi, sono malata; io non voglio essere considerata una persona viva, io vorrei essere un fantasma, uno spettro». Sono proprio questi gli anni più duri, gli anni della malattia e del tentato suicidio. Morirà nel 1985, lasciando un vuoto incolmabile tra i suoi lettori.

Labbra sottili che sfiorano una sigaretta, occhi penetranti, che sembrano quasi viola, l'inconfondibile sguardo magnetico e le centinaia e centinaia di pagine che ha lasciato dietro di lei. Un ricordo indelebile per una delle scrittrici più importanti della nostra Italia del secondo dopoguerra.

Foto: blog.rai.tv

13/11/2015