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Grazia Deledda, figlia della Sardegna: la vita, la scrittura e la magia di una romanziera da Nobel

Si è identificata a tal punto con la sua terra che, scorrendo tra le pagine dei suoi romanzi, sembra quasi che la scrittura diventi pura trasfigurazione di colori, odori, paesaggi e sensazioni. Quando la scrittura diventa trasfigurazione, ecco che i romanzi di Grazia Deledda prendono le sembianze di un universo piccolo ma allo stesso tempo sconfinato. «Talvolta mi avviene di pensare con commozione, che se io conto qualcosa nella letteratura italiana, lo devo tutto alla mia Isola santa. L’ho nel cuore, come si ha nel cuore la casa della madre e del padre» ha detto la scrittrice parlando della sua Sardegna.

Perché è proprio la Sardegna il nocciolo narrativo dell'opera Deleddiana: la terra e i suoi odori, la vita quotidiana e l'immutabile impianto patriarcale della famiglia tradizionale, l'apparente ruolo subalterno delle donne sarde che, in realtà, rappresentano la vera forza di una società tutta al maschile.

Ma chi era Grazia Deledda? Una bimba curiosa, una ragazzina che corre al fianco del fratello per le campagne della Barbagia, un'adolescente attenta ad assorbire i discorsi dei grandi in una casa sempre aperta agli ospiti. Le piace leggere e sarà proprio la biblioteca paterna a rappresentare il primigenio motore di evasione dalla realtà.

Frequentate le scuole elementari, la piccola Grazia non si arrende al ruolo destinato alle donne della sua generazione, quello di angeli del focolare: con tenacia e caparbietà ottiene dal padre la possibilità ricevere lezioni private direttamente a casa. E' senza dubbio questa una delle prime vittorie di una donna diversa da tutte le sue coetanee, così diversa che riuscirà a emanciparsi anche dal punto di vista linguistico e, imparato l’italiano, lo utilizzerà per descrivere sia il suo mondo interiore che la terra nella quale nasce e cresce, una terra che profuma di incanto e magia.

A soli 17 anni Grazia Deledda pubblica il suo primo racconto che, intitolato Sangue sardo, viene pubblicato sulla rivista "L'ultima moda": un inizio in sordina, per una semplice donna sarda che, agli inizi del '900, scopre il sublime "vizio" della scrittura.

Dovrà passare qualche anno prima che la Deledda venga insignita del premio più ambito, il Nobel. È il 1926 e, per ritirare l'onorificenza, Grazia Deledda affronta un lungo viaggio: tre giorni ed ecco la piccola scrittrice sarda salire sul prestigioso palco. E' poco abituata alla mondanità ma la sua semplice genuinità fa immediatamente breccia tra gli astanti. Un cronista dell'epoca racconta così il momento: «poi, dopo un breve inchino e senza alcun sorriso profondamente emozionata risaliva a passi molto cauti la scalinata e riprendeva posto accanto agli altri premiati, mentre le veniva tributato l'applauso più lungo e più intenso di tutti. La sua personalità semplice e simpatica aveva chiaramente e completamente conquistato tutti i cuori».

Per descrivere l'universo evocato dalla scrittrice, tuttavia, non basta parlare della sua vita: donna schiva e taciturna, possiamo addentrarci nell'incredibile universo di Grazia Deledda solo scorrendo le pagine dei suoi numerosi romanzi. Ma da dove cominciare? Prendiamo avvio da "Cosima", una autobiografia romanzata e scritta in prima persona grazie alla quale potremo scoprire i retroscena di un'infanzia ricca di avvenimenti, di un'adolescenza all'insegna della curiosità e dell'amore per la scrittura di una donna destinata a diventare una grande romanziera.

Grazia Deledda, una donna che ha vissuto il suo tempo con il costante bisogno di emanciparsi: una donna che pur crescendo e abbandonando la tradizionale figura di angelo del focolare, ci racconta la sua Sardegna e un percorso di vita senza il quale non sarebbe mai diventata una delle più grandi scrittrici italiane del '900.

Foto © youtube

10/08/2015