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Autoabbronzanti: cosa sono e come funzionano

Sole, caldo e immancabile abbronzatura. Tre parole chiave che identificano il periodo in cui le giornate si allungano la stagione fredda si allontana. E se l'estate è senza ombra di dubbio la stagione della tintarella, è anche vero che oggi l'abbronzatura è diventata un vero e proprio fenomeno di costume.

Abbronzato è bello, tanto che anche durante i mesi invernali non è raro imbattersi in coloriti dorati e decisamente invidiabili, che vengono ulteriormente rafforzati durante la primavera, stagione in cui l'abbigliamento si riduce e le porzioni di pelle da mostrare in pubblico aumentano. Senza contare il fatto, poi, che un colorito dorato è anche un vero e proprio toccasana per l’autostima, fattore che agisce anche sul benessere dell'intero organismo.

Se, però, a mancare è la materia prima, ovvero i raggi solari, la cosmesi moderna arriva laddove la natura si ferma: l’uso degli autoabbronzanti è infatti oggi sempre più diffuso. In lozione, crema o gel, gli autoabbronzanti vengono utilizzati indistintamente sia da uomini che da donne in ogni stagione dell'anno, con un intensificarsi dell'uso proprio alle porte dell'estate.

Ma come funzionano gli autoabbronzanti? Il meccanismo su cui si basa questa tipologia di prodotto cosmetico prende spunto direttamente dal nostro organismo. In effetti le proprietà coloranti degli autoabbronzanti sono dovute all’azione di una sostanza presente naturalmente anche nel nostro corpo, comunemente nota come diidrossiacetone (Dha). 

Essa, legandosi alle cellule di cheratina, opera un cambiamento di colore dell'epidermide, facendole assumere il noto colorito dorato. La scoperta della sopracitata sostanza deve essere fatta risalire al 1920, quando alcuni studiosi stavano sperimentando il dolcificante destinato ai diabetici. Le proprietà coloranti hanno poi dovuto attraversare più di mezzo secolo di ricerca per arrivare ai risultati ottimali che conosciamo oggi.

Ecco perché il processo di causa-effetto alla base di questi prodotti cosmetici, benché simile nel risultato, è assolutamente differente da quello dovuto all'esposizione ai raggi solari. Se esporsi ai raggi solari, infatti, attiva la melanina, gli autoabbronzanti non agiscono affatto al livello di questo pigmento, andando bensì a innescare una reazione colorimetrica tra le proteine dello strato corneo della pelle e le molecole contenute all'interno del prodotto cosmetico.

A differenza dei lettini abbronzanti, questa sorta di abbronzatura fittizia sembra essere anche più sicura in termini di salute per il nostro organismo. Il Dha è stato infatti sottoposto a differenti ricerche che non ne hanno evidenziato alcun effetto tossico per la pelle. Come per ogni prodotto cosmetico, tuttavia, si raccomanda cautela.

Bisogna anche sottolineare che gli auto-abbronzanti non sono affatto un sostituto delle creme protettive. Ecco perché, anche se si decide di esporre il proprio corpo ai raggi solari, anche in presenza di prodotti autoabbronzanti, non bisogna dimenticare di applicare sull'epidermide i fattori di protezione contro i raggi UV.

16/05/2011

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