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Il fenomeno del Backpacking: viaggiare low-cost con il mondo nello zaino

La vita è un ponte. Attraversalo, ma non costruirvi alcuna casa” scriveva Bruce Chatwin in Le vie dei canti (1987).
Forse è proprio in questo proverbio indiano, enfatizzato da Chatwin nel suo libro, che si potrebbe ritrovare la filosofia di vita dei backpackers.
Non tutti viaggiano allo stesso modo: c’è a chi basta uno zaino in spalla e la voglia di partire alla scoperta del mondo.

Sono sempre di più le persone che decidono di lasciare la propria casa per periodi medio-lunghi e trascorrere mesi o anni in giro per il globo terrestre adottando uno stile di vita low cost; il che vuol dire soggiornare in ostelli, condividere spazi ed esperienze con tanti altri viaggiatori, utilizzare trasporti pubblici e acquistare biglietti di voli a basso costo per spostarsi da un luogo all’altro.

Il termine backpacking affonda le sue radici proprio nel tipo di “turismo” condotto da queste persone; ovvero una forma di viaggio internazionale low-cost e indipendente.

Chi sono i backpackers e cosa li spinge ad affrontare simili viaggi?
Proviamo a conoscerli da vicino e a capire come e perché un’avventura del genere può cambiare la vita.

Non vedrete mai backpackers soggiornare in alberghi lussuosi o aggregarsi a gruppi di turisti organizzati con relativa guida.
Essere un backpacker significa seguire anche quella che è la filosofia del termine: ovvero incoraggiare lo sviluppo e l’importanza dell’individuo, superare le barriere linguistiche, organizzarsi indipendentemente e assaporare quello che è il gusto della libertà senza conformarsi alla massa.

Il termine backpacker sembra essere nato all'inizio degli anni ’70 quando fu reso possibile acquistare i primi voli low-cost. Questo periodo determinò un grande cambiamento nel mondo del turismo: diventò comune per i giovani occidentali spostarsi verso il Sud-est asiatico e l’India, le rotte hippy d’allora.
Nello stesso periodo furono anche pubblicate le prime guide per viaggiare in modo economico: le budget guidebooks.

In anni recenti, invece, questo fenomeno è diventato una sorta di rito di passaggio in alcuni paesi occidentali: una specie di anno sabbatico che i ragazzi si prendono alla fine dell’università per dedicarsi al viaggio e all’esplorazione.
I backpackers, però, non sono solo giovani laureati alla ricerca di un’esperienza significativa prima di approcciarsi al mondo del lavoro. Non c’è un’età limite per decidere di partire: “E’ questione di atteggiamento”, dice un viaggiatore in Map for Saturday, un docu-film realizzato dallo stesso autore Brook Silva – Braga, che lasciò il suo lavoro all’HBO (Home box office) di New York per partire come backpacker e trascorrere un anno intero viaggiando.

Lui stesso afferma: “Tempo e denaro sono beni inversamente proporzionali; si ha bisogno di spendere uno per avere l’altro. E viaggiare a basso costo ti fa render conto che il tempo è più importante del denaro”.

Il backpacking è ormai conosciuto in tutto il mondo, ma è molto rilevante soprattutto nel Nord Europa, Australia, Nuova Zelanda e Canada. Tutti questi paesi agevolano i viaggiatori indipendenti con un’organizzazione accurata di ostelli e disposizioni per i viaggi low cost.

Essere backpackers è senz’altro un’esperienza che cambia il modo di vedere i beni materiali e permette di aprire i propri orizzonti, ma per affrontarla ci vuole una dose di coraggio non indifferente.
Non per tutti è facile pensare di partire da soli e sapere che le amicizie e le conoscenze che si fanno durante il tragitto possono durare un giorno, una settimana o un mese per poi finire con un “Ciao” che spesso è un addio.

I backpackers viaggiano soli, si incontrano e poi si dividono per seguire ognuno la propria strada con uno zaino pieno di vita.


Foto © Maridav - Fotolia.com

17/07/2013

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