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Letteratura angloamericana

Le nuove tendenze della poesia

Fu attraverso il movimento dell'imagismo, sviluppatosi a Londra intorno al critico e filosofo bergsoniano T.E. Hulme e alla sua idea dell'hard dry image ("immagine dura, asciutta"), che la poesia cominciò a costruire, come in Inghilterra anche in America, un linguaggio moderno ed essenziale, costituito di immagini definite e lucide che escludevano ogni sentimentalismo, schema o "regola". Ne fu principale teorico Ezra Pound, che operò fra Parigi, Londra e l'Italia. Con lui si orientò nella costruzione di una nuova lingua poetica, caratterizzata dalla fusione di linguaggio alto, dotto e ricercato e registri colloquiali, Thomas Stearns Eliot, che emigrò in Inghilterra.

Hilda Doolittle (1886-1961), nata in Pennsylvania, fu introdotta da Pound nella cerchia degli imagisti e divenne la direttrice, a Londra, della rivista "The Egoist". Nel 1925 raccolse la propria opera poetica in The collected poems of H. D. (Poesie complete di H. D.), che mostra una scrittura rarefatta e a volte ermetica. Oggetto di attenzione della critica più recente è la produzione poetica scritta durante e sulla seconda guerra mondiale: Walls do not fall (I muri non crollano, 1944), Tribute to angels (Tributo agli angeli, 1945), e negli anni successivi Hermetic definition (Definizione ermetica, 1958) e il monologo drammatico Helen in Egypt (Elena in Egitto, 1961). Morì a Zurigo.

Amy Lowell (1874-1925), nata a Brookline, Massachusetts, dopo un primo volume di versi di contenuto e forme tradizionali (A dome of many-coloured glass, Una cupola di vetro multicolore, 1912) aderì all'imagismo. Ma non fu soltanto imagista: si ispirò ai simbolisti francesi e ai parnassiani e studiò le tendenze della musica contemporanea (rifluite nelle sue "prose polifoniche"), senza però saper trasmettere ai suoi versi un'autentica ispirazione.

Wallace Stevens

Wallace Stevens (1879-1955) fu influenzato da Ezra Pound, dall'imagismo, ma anche dai simbolisti francesi, da Poe e Whitman e dalle letterature orientali. Avvocato a New York, frequentò poeti, letterati e artisti del Greenwich Village. Pubblicò le sue prime poesie su riviste nel 1914.

La sua prima raccolta poetica, Harmonium (1923), conteneva liriche, per lo più brevi, che sono piccoli capolavori di tecnica, brillanti per acutezza, immagini e colore; vi comparivano già le tre costanti della sua poetica: il mondo reale, l'immaginazione e la poesia stessa. La poesia era per lui il frutto dell'unione dell'immaginazione e del mondo, la più elevata fra le attività umane. Il poeta sembrava assumersi il compito di creare una nuova religione adatta ai tempi, priva di qualsiasi stratificazione mitologica e capace di conquistare l'idea primigenia (the first idea), cioè l'essere in tutta la sua purezza originaria, cancellata con l'invenzione del mito, della religione, del linguaggio. Compito del poeta era proprio il recupero di questa idea primigenia e della realtà contemporanea, mentre la poesia diveniva un'epifania in grado di ricondurre l'essere umano alla verità dell'essenza.

Stevens si espresse in una prima fase con un linguaggio virtuosistico, intenso e preciso; in seguito tese all'astrazione, procedendo con una sintassi assai simile alla prosa. Negli anni Trenta egli intensificò la sua produzione poetica e uscirono: Ideas of order (Idee di ordine, 1935), The man with a blue guitar (L'uomo con la chitarra blu, 1937), Parts of a world (Parti di un mondo, 1942). Interessanti per la sua poetica i saggi raccolti in The necessary angel (L'angelo indispensabile, 1951) e in Opus posthumous (Opera postuma, 1957).

Marianne Craig Moore

Marianne Craig Moore (1887-1972), nata a Saint Louis, Missouri, visse soprattutto a New York, dove diresse la rivista "The Dial" (1925-29). Figura di donna nubile quasi ottocentesca per lo stile di vita tranquillo, elaborò invece una poesia radicalmente nuova e d'avanguardia che ne fece una poetessa molto ammirata dai poeti suoi contemporanei e da quelli della generazione seguente. Sua idea ispiratrice era che la poesia, pur allontanandosi dal mondo reale, tuttavia lo ricreasse nelle proprie forme: le composizioni poetiche sono "giardini immaginari con veri rospi dentro". Nelle raccolte Poems (Poesie, 1921), Observations (Osservazioni, 1924) e Selected poems (Poesie scelte, 1935) offrì una poesia densa di osservazioni acute e precise, con un uso rigoroso ma anticonvenzionale della metrica e un gusto ironico e arguto, lontano da abbandoni sentimentali.

Edward Estlin Cummings

Edward Estlin Cummings (1894-1963), nato a Cambridge, Massachusetts, laureatosi ad Harvard, si arruolò volontario nella Croce Rossa durante la prima guerra mondiale. Si affermò come poeta d'avanguardia per l'abile innovazione formale, un delicato lirismo e la celebrazione dell'individuo in contrapposizione alla società di massa. La sua prima opera fu però il romanzo The enormous room (La stanza enorme, 1922), ispirato dall'esperienza di prigionia durante la prima guerra mondiale in un campo di detenzione francese sotto un'immotivata accusa di spionaggio; nel romanzo espresse in uno stile personalissimo l'ostilità per ogni forma di autorità. Diede vita a una poesia in cui l'uso della lingua comune prestava attenzione anche tipografica alla versificazione: egli sovvertì le regole tipografiche, la morfologia, la sintassi; i suoi esperimenti con le maiuscole o la loro totale assenza, la punteggiatura, la forma dei versi erano rivolti agli occhi, più che alle orecchie dei lettori. Per esprimere la sensazione di una vita in continuo movimento, scrisse poesie senza titolo, inizio e fine, fatte di versi frammentari. Tra le sue raccolte: Tulips and chimneys (Tulipani e camini, 1923), is 5 (è 5, 1926), Viva (1931), 50 poems (1940), 73 poems (1958).

Hart Crane

Hart Crane (1899-1932), nato a Garrettsvile, in Ohio, dopo un'infanzia difficile si trasferì a New York per coltivare i suoi interessi letterari. Rimase profondamente impressionato dalla contraddittoria bellezza della metropoli, ma incontrò molte difficoltà e fece diversi mestieri. Frequentò assiduamente i circoli letterari di avanguardia del Greenwich Village e studiò l'opera di T.S. Eliot e W. Whitman, subendone profondamente l'influenza. Crane era convinto che il poeta avesse accesso a un livello più elevato di conoscenza e si definì un seguace di Whitman nella tradizione profetica e visionaria americana. Il suo progetto era ambizioso: impadronirsi delle tecniche più avanzate e, senza sacrificarne la complessità e la ricchezza, capovolgerne la direzione, rendendole celebrative e profondamente integrate con la moderna vita americana. Questo è quanto cercò di fare nella sua opera più famosa, The bridge (Il ponte, 1930), poema epico e lirico che traeva spunto dal ponte di Brooklyn per farne il simbolo e il mito della nuova America, punto d'incontro fra presente e passato. La sua tecnica poetica si avvale dell'uso della metafora, che via via va sciogliendosi dalle connessioni e associazioni. Segnato da difficili rapporti con i genitori, dall'etilismo, dalle difficoltà di vivere la propria omosessualità, incapace di sostenere le difficoltà economiche che gli impedivano di svolgere l'attività di poeta, si suicidò gettandosi dalla nave che lo riportava in patria dopo un soggiorno in Messico.

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