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La scuola

Introduzione

Il connotato forse più importante del sistema scolastico attuale è costituito dalla sua massificazione. Mentre nei secoli passati l'istruzione è sempre stata appannaggio di poche classi privilegiate, attualmente ogni paese (compresi quelli del Terzo Mondo) tende ad allargare l'istruzione alla totalità della popolazione. Grazie a questa politica l'analfabetismo è quasi totalmente scomparso nei paesi industrializzati, anche se in questi stessi paesi si presentano nuovi problemi come l'abbassamento del livello scolastico, la disoccupazione intellettuale ecc. Va precisato che la tendenza generalizzata all'aumento della scolarizzazione si attua con modalità differenti, tese da un lato a preservare il livello delle competenze e dall'altro a facilitare il reale accesso all'istruzione alle fasce di popolazione più svantaggiate.

Nel processo di scolarizzazione gli Stati Uniti hanno anticipato notevolmente gli sviluppi europei. Si pensi, per esempio, che mentre nel 1900 circa il 7% degli americani aveva conseguito il diploma di scuola media superiore, nel 1920 la cifra era salita al 17%, nel 1940 al 50% e oggi supera l'80%. Ciò mentre in Europa solo il 20% dei giovani tra i sedici e i diciassette anni frequenta ancora la scuola e soltanto il 10% di tutti i giovani continua gli studi iscrivendosi all'università. Negli Stati Uniti è cresciuta rapidamente anche la percentuale di graduates (diplomati) che frequentano l'università: dal 4% del 1900 al 16% del 1940 al 57% degli anni '80. Il tasso di scolarità universitaria del 1980 vede l'Italia in una posizione intermedia rispetto agli altri paesi dell'Europa occidentale, col 25,1%: lo stesso della Francia, superiore a quello del Regno Unito (20,1%) e della Spagna (23,2%), ma inferiore a quello della Germania (27,6%). Decisamente più alto è il tasso del Canada (36,0%). I valori dei paesi in via di sviluppo sono invece nettamente inferiori.

Va notato che questi valori risultano relativamente significativi se non sono correlati al tipo di organizzazione scolastica e alla situazione economica del paese. Per esempio, il numero dei laureati di un dato paese può risultare inferiore a quello degli altri paesi, ma essere di fatto eccessivo per il sistema economico di quel paese. Bisogna inoltre considerare che alcuni paesi industrializzati come la Gran Bretagna e la Francia hanno generalmente puntato sulla valorizzazione degli alti livelli di istruzione, anche se ciò ha comportato la chiusura dell'accesso agli studi superiori agli studenti meno capaci. Fino alla fine degli anni '60 (la contestazione del '68, come è noto, ha avuto numerose ripercussioni sui sistemi scolastici) gli studenti britannici dovevano sostenere al termine della scuola elementare un difficile esame e sulla base dei risultati riportati venivano indirizzati verso due tipi di scuole molto diverse: le secondary modern schools (per una preparazione di tipo tecnico-professionale) e le grammar schools (di impostazione umanistico-classica, frequentate da pochi giovani che per lo più proseguivano gli studi all'università).

Un altro dato piuttosto significativo e da tenere in considerazione riguarda la percentuale di abbandoni rispetto alla popolazione scolastica. Il fenomeno viene indicato con il termine drop out, che designa appunto quanti non riescono a rispondere alle richieste del sistema scolastico. Questo dato risulta particolarmente elevato nelle università italiane; basti pensare che tra il 1970 e il 1983 l'università italiana ha prodotto 922 000 laureati a fronte di 1 744 000 abbandoni: quasi due abbandoni per ogni laureato. Qualcosa di simile si rileva anche presso il sistema universitario francese: nell'anno accademico 1977-78 le lauree conferite erano pari a un terzo dei neoiscritti del 1974. Il fenomeno risulta assai più contenuto nel Regno Unito e in Germania.

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