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Amadigi di Gàula

(Amadís de Gaula), nome del protagonista e titolo con cui è noto uno dei più famosi romanzi cavallereschi, di cui tre letterature, la spagnola, la portoghese e la francese, si sono a lungo contese la paternità. La versione pervenutaci è quella redatta in castigliano e pubblicata a Saragozza nel 1508 da Garci Rodríguez (o Ordóñez) de Montalvo, che ai tre libri originali dell'Amadigi di Gaula ne aggiunse un quarto, quasi completamente suo, e una continuazione, Las sergas de Esplandián (1520; Le gesta di Splandiano). Nel romanzo sono visibili le tracce di stili diversi, ma non è stato possibile stabilire, sulla scorta dei dati esistenti, l'autore o gli autori. L'erudito spagnolo A. Rodríguez Moñino ha reperito alcuni frammenti di un manoscritto degli inizi del sec. XV che documentano l'esistenza di una versione castigliana anteriore a quella pervenutaci. Rifacendosi a motivi del ciclo bretone, l'Amadigi di Gaula si oppone all'ispirazione mistica e moralistica dei romanzi sulla ricerca del Santo Graal e mostra una galanteria cortigianesca e sensuale. Tema dell'opera sono gli amori di Oriana e di Amadigi di Gaula e le eroiche imprese del cavaliere. Assai belle le descrizioni degli incontri cavallereschi, dove alle fantasiose avventure si alternano realistiche descrizioni di brutali scontri fra cavalieri, giganti, mostri e maghi. Enorme fu la fortuna dell'Amadigi di Gaula in Europa. In Spagna ebbe numerose edizioni, imitazioni e continuazioni, di cui la più nota è l'Amadigi di Grecia di Feliciano de Silva (ca. 1492-ca. 1560), e fu apprezzato dallo stesso Cervantes. In Francia conobbe larga diffusione nella traduzione di Herberay des Essarts (1540-48). In Italia fu pubblicato a Venezia nel 1542 e fu liberamente rielaborato da Bernardo Tasso nel poema Amadigi (1560). In Portogallo ispirò l'omonima tragicommedia (1533) di Gil Vicente. La storia di Amadigi di Gaula ha ispirato anche la musica: ricordiamo la tragedia lirica di G. B. Lulli (1684), su libretto di Quinault, e l'opera omonima di Georg Friedrich Händel (1715).

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