Questo sito contribuisce alla audience di

Bahrein

Guarda l'indice

(Al Bahrayn, Mamlakat al Bahrayn). Stato dell'Asia sudoccidentale (757,5 km²). Capitale: Manama. Popolazione: 1.168.000 ab. (stima 2009). Lingua: arabo (ufficiale), inglese. Religione: musulmani (sciiti 60,9%, sunniti 20,3%), cristiani 9%, altri 9,8%. Unità monetaria: dinar di Bahrein (1000 fils). Indice di sviluppo umano: 0,895 (39° posto). Confini: Golfo Persico. Membro di: CCG, Lega Araba, OCI, ONU e WTO.

Generalità

Il territorio si compone di 33 isole, situate nel Golfo Persico, poco al largo della costa orientale della Penisola Arabica, tra la regione di Al Hasa e la penisola del Qatar. Al centro dell'arcipelago, la pianeggiante e sabbiosa isola di Bahrein, da cui lo Stato prende il nome, in passato importante nodo di scambio commerciale e marittimo tra l'antica Mesopotamia e l'India. Fiorente sede della civiltà islamica durante il suo periodo di massimo splendore (tra l'XI e il XV sec.), dominio portoghese prima e britannico poi, il territorio del Barhein fu rivendicato a più riprese anche dall'Iran, in virtù dell'antica presenza dei Persiani cacciati dall'isola all'inizio del Cinquecento. Più ricco e popolato degli altri Paesi del Golfo Persico, il Barhein è sempre stato considerato un punto strategico proprio per la sua posizione e per la cospicua presenza di giacimenti petroliferi. Molte delle controversie con i Paesi confinanti, come quella con il Qatar per la giurisdizione sulle isole Hawar, hanno spesso avuto al centro questioni legate allo sfruttamento delle risorse del sottosuolo, petrolio e gas naturale prima di tutto. Economicamente progredito, il Paese non è tuttavia riuscito a far seguire allo sviluppo economico una contestuale democratizzazione del regime politico, nonostante le richieste avanzate a partire dagli anni Settanta del XX secolo dai partiti progressisti che hanno a gran voce rivendicato, nei confronti dei sovrani e degli emiri al potere, maggiori aperture libertarie. Pena di morte, discriminazione nei confronti delle donne (che solo a partire dall'inizio del XXI secolo hanno acquisito la piena cittadinanza politica) e degli stranieri (per esempio per l'accesso alle cariche pubbliche), repressione del dissenso e delle manifestazioni pubbliche, controllo dei mezzi di comunicazione sono solo alcuni dei nodi critici che il Paese si trova ad affrontare nel suo cammino verso una più piena maturità sociale e politica.

Lo Stato

Già protettorato britannico, il Bahrein è una monarchia ereditaria dal 1971, anno in cui ha ottenuto – primo tra gli Stati del Golfo – l'indipendenza. Diventata monarchia costituzionale secondo la Carta fondamentale approvata nel 2002, prevede che l'esercizio dei poteri sia concentrato nella figura del sovrano (emiro); il primo ministro, di nomina regia, è assistito da un gabinetto composto da 11 membri. Il sistema legislativo è bicamerale: il re è affiancato da un Consiglio consultivo, sempre di nomina regia, e da una Camera dei Deputati, formata da 40 membri eletti con mandato quinquennale (in occasione delle prime elezioni, tenutesi dopo 27 anni, nel 2002, anche le donne hanno potuto esercitare il diritto di voto e di candidatura). Il sistema giudiziario in uso nel Paese si basa sulla legge islamica e sulla common law britannica; sono previsti tre gradi di giudizio (l'Alta Corte Civile d'Appello, la Corte di Sicurezza dello Stato e la Corte di Cassazione). La pena di morte è in vigore. Per quanto riguarda il sistema militare, le forze armate presenti sul territorio sono l'esercito, l'aviazione, la marina e la guardia nazionale. Il servizio di leva è volontario. Nel Bahrein l'istruzione è gratuita (il Paese è stato tra l'altro il primo, tra gli Stati del Golfo Persico, ad averla introdotta, insieme ad altre misure di protezione sociale come l'assistenza sanitaria) ma non obbligatoria. La scuola primaria dura dai 6 ai 12 anni, cui fa seguito un ciclo intermedio della durata di tre anni (dai 12 ai 14 anni). La scuola secondaria è anch'essa triennale (dai 15 ai 17 anni). L'istruzione superiore è impartita in diversi istituti, tra cui il Men’s Teacher Training College (1966), il Women’s Training College (1967) e il Gulf Technical College (1968). Le università presenti nel Paese sono l'Università del Bahrein (1978) e l'Arabian Gulf University (1988). Tra gli altri centri di formazione superiore si ricordano inoltre il Centre for Studies and Research, l'Institute of Banking and Finance e il Baisan Institute of Hospitality Management, tutti con sede nella capitale. Il tasso di analfabetismo del Paese nel 2007 era pari al 11,2%. Nonostante questo dato abbastanza contenuto rispetto a molti altri Paesi del continente, permangono ancora differenze nel livello di alfabetizzazione tra uomini e donne.

Territorio: geografia fisica

L'arcipelago si compone di isole costituite in prevalenza da banchi sabbiosi e da formazioni coralline. Le principali sono Sitra (30,10 km²), Muharraq (24,31 km²), Umm Nasan (19 km²), Hawar (38 km²) e soprattutto Bahrein, la più vasta (572 km²), che raggiunge come punto massimo di altitudine i 134 m s.m. nel Gebel Dukhān. Largamente esposto agli influssi climatici del deserto arabico, l'arcipelago presenta estati assai calde (la media di luglio è di oltre 34 ºC) e inverni miti (media di gennaio di 17 ºC); scarsissime sono le precipitazioni, con meno di 300 mm annui.

Territorio: geografia umana

Nell'arco degli ultimi vent'anni la popolazione la popolazione è quasi raddoppiata, facendo registrare, nel censimento del 2001, oltre 650.000 ab. Il tasso di crescita è particolarmente elevato e le stime elaborate per gli anni successivi hanno evidenziato una tendenza sempre più positiva. Molto alta anche la densità (1.542 ab. per km²), con insediamenti concentrati soprattutto nei centri urbani, in particolare nella capitale Manama, nell'isola di Bahrein. Le altre città principali sono Al Muharraq, Rifa'a, Sitra, Hamad, Jiddhafs e Mina Sulman, con prevalenti funzioni commerciali (Mina Sulman in particolare è il principale scalo marittimo del Paese). Il Paese è abitato in prevalenza da arabi, ma un terzo circa dei residenti sono immigrati (specialmente da Pakistan e India) e costituiscono quasi la metà della forza lavoro, spesso oggetto di sfruttamento e soprusi. Vi sono anche minoranze di indiani, persiani e pakistani, qui insediati fin dai tempi antichi, data la posizione dell'arcipelago sulle rotte verso l'India. Inoltre petrolio e attività finanziarie non hanno mancato di svolgere un ruolo determinante, attirando anche americani ed europei di varie nazionalità.

Territorio: ambiente

Stato insulare a clima arido, il Bahrein ha saputo sfruttare le proprie risorse idriche per lo sviluppo dell'agricoltura. Queste politiche tuttavia hanno parzialmente compromesso la ricchezza del suolo, cosicché il Paese è annoverato tra quelli a rischio di desertificazione. Inoltre le fuoriuscite di petrolio nelle acque circostanti hanno danneggiato la barriera corallina e la fauna costiera e marina (dugongo, tartaruga ecc.). Le zone desertiche ospitano ancora la gazzella, la lepre, la lucertola e il topo delle piramidi; migliaia di uccelli migratori fanno tappa sulle isole in primavera e autunno. La Commissione pubblica per la protezione delle risorse marine, dell'ambiente e della fauna selvatica si occupa delle politiche ambientali del Paese ed è responsabile delle riserve naturali e faunistiche, che coprono l'11,2% del territorio.

Economia

Queste isole hanno sempre goduto, rispetto ai Paesi del Golfo Persico, di una certa prosperità: la presenza di numerose sorgenti d'acqua dolce consente una fiorente agricoltura (datteri, pomodori, agrumi e altra frutta, riso, ortaggi); questa, cui un tempo si associava un discreto allevamento, ha però risentito, oltre che della concorrenza degli altri settori, della crescente salinità del suolo; i banchi di ostriche perlifere sono tra i più ricchi del Golfo Persico (la relativa pesca è però oggi nettamente in declino); infine la posizione strategica favorisce il commercio marittimo, già rilevante sin dall'antichità. La scoperta, avvenuta nel 1932 ad Awali, nell'isola di Bahrein, e lo sfruttamento del petrolio hanno radicalmente trasformato l'economia del Paese; tale comparto ha dato però motivi di preoccupazione, in parte legati alla caduta dei prezzi sul mercato internazionale ma soprattutto derivati dalla prospettiva di un prossimo esaurimento dei giacimenti, a cui si è cercato di ovviare, da un lato, anche ricorrendo a politiche di conservazione e contenimento della produzione, nonché all'impiego di altre risorse; dall'altro, rilanciando la ricerca di giacimenti sottomarini a N e a W dell'arcipelago. Più della produzione petrolifera conta in realtà la grande raffineria di Awali, tra le maggiori del Medio Oriente, che lavora in gran parte greggio proveniente dall'Arabia Saudita. Oltre che nei comparti legati all'estrazione e alla lavorazione del petrolio, il settore secondario è inoltre attivo soprattutto in campo chimico, petrolchimico e metallurgico, con una fonderia di alluminio che ha raggiunto un livello di rango mondiale. Nel quadro dello sviluppo economico e sociale del Paese si inserisce il processo d'industrializzazione del Bahrein, che oltre ai suoi numerosi complessi alimentari (tra cui uno per la lavorazione del pesce), ai cementifici e alle moderne industrie manifatturiere, ha investito nel settore delle telecomunicazioni (per garantire al Paese il suo ruolo di importante piazza finanziaria) e alla costruzione di un impianto per la dissalazione dell'acqua marina a Hidd, alimentato da una nuova centrale elettrica. Ulteriori fonti di ricchezza derivano dallo sfruttamento del gas naturale (utilizzato anche nella produzione di energia elettrica), e soprattutto le attività finanziarie, stimolate nel 1975 dalla decisione di permetterne lo svolgimento in regime di offshore: da allora il Bahrein rappresenta uno dei canali per l'investimento dei petrodollari arabi nel mercato mondiale. In funzione di tale ruolo è stata approvata l'istituzione di una borsa al servizio della più vasta regione circostante (allo stesso scopo è stata costruita anche un'università comune). Nel 2000, a seguito della censura da parte dell'OCSE che ha segnalato il Bahrein come uno dei “paradisi fiscali”, il Paese ha provveduto a varare norme antiriciclaggio. Il commercio con l'estero si svolge soprattutto con l'Arabia Saudita, gli Stati Uniti, il Giappone e, nell'Unione Europea, Gran Bretagna e Germania. Le principali merci d'importazione sono manufatti, macchinari elettrici e per l'industria petrolifera, prodotti tessili; tra quelle d'esportazione, oltre naturalmente al petrolio e all'alluminio, figura un'elevata percentuale di merci riesportate. Nel corso dei decenni passati, i rapporti commerciali e le comunicazioni del Paese verso l'esterno hanno tratto un impulso considerevole anche dalla costruzione dell'autostrada che collega l'Arabia Saudita al Bahrein (1986), che ha così cessato di essere propriamente un'isola. Privo di ferrovie, il Paese gode di un efficiente sistema di infrastrutture legate al trasporto su strada, cui si aggiungono il porto commerciale di Mina Sulman, il terminale petrolifero di Sitra e l'aeroporto di Al Muharraq. La ripartizione della popolazione attiva (complessivamente pari a più della metà del totale) indica il buon grado di sviluppo raggiunto dal Paese: solo una minima parte degli abitanti del Bahrein è occupato nelle tradizionali attività, agricoltura e pesca, più della metà lavora nell'industria (petrolifera, edile, manifatturiera ecc.) e la restante quota è impiegata nel terziario. Il PIL registrato nel 2009 è stato di 20.214 ml $ USA, attestandosi intorno a una variazione di circa il 2,9%. Anche la ricchezza pro capite degli abitanti ha subito un aumento marcato: in particolare, dal 2000 a oggi, è quasi raddoppiata (19.455 $ USA, 2009).

Storia

Nel 1507 i Portoghesi occuparono le isole, che peraltro un secolo più tardi caddero nella sfera d'influenza persiana. Nel 1783 s'impadronì del Bahrein l'attuale famiglia regnante con l'aiuto di tribù arabe provenienti dalla Penisola Arabica. Dal 1820 al 1970 Bahrein fu protettorato inglese, ma l'Iran continuò ad avanzare pretese e nel 1957 proclamò Bahrein quattordicesima provincia iraniana: fu solo nel 1970 che il governo di Teheran, dopo che una missione delle Nazioni Unite aveva appurato che la maggioranza degli abitanti del Bahrein era favorevole all'indipendenza, rinunciò a ogni proposito di annessione. Raggiunta la completa indipendenza nel 1971, il Bahrein è entrato a far parte della Lega Araba e dell'ONU. Dopo la promulgazione di una Costituzione, si sono svolte (dicembre 1973) le elezioni per l'Assemblea legislativa che però è stata disciolta, nell'agosto 1975, dall'emiro ʽĪsa ibn Salmān al-Khalīfah. Nel 1981 il Bahrein è stato uno dei Paesi fondatori del Consiglio per la Cooperazione del Golfo, un organismo avente finalità sia economiche sia militari. Nel corso degli anni Ottanta il piccolo emirato portava infatti avanti un processo di integrazione economica e militare con i Paesi arabi moderati della regione, ma si apriva anche a maggiori rapporti con gli Stati Uniti ai quali, in occasione della guerra del Golfo (1991), permetteva l'utilizzazione di basi militari. Nel Paese, che analogamente all'Arabia Saudita, avviava nel 1992 un cauto processo di modernizzazione politica con l'istituzione di un Consiglio consultivo di nomina sovrana, si esprimeva tuttavia l'opposizione di una minoranza sciita attiva sin dai tempi della rivoluzione iraniana. Proprio negli anni Novanta tale minoranza si faceva sempre più visibile anche in rapporto alla collocazione decisamente filoccidentale del Bahrein che nel 1994, insieme agli altri Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo, riduceva il boicottaggio nei confronti di Israele. In particolare, gli sciiti chiedevano il ripristino dell'Assemblea legislativa sciolta nel 1975 e, sul finire del 1994, davano il via a manifestazioni di protesta in alcuni centri del Paese. Ma la polizia dell'emiro ʽĪsa ibn Salmān al-Khalīfah reagiva duramente sparando sui manifestanti senza che ciò riuscisse a frenare l'attività degli oppositori. Nemmeno le dimissioni (giugno 1995) del governo in carica, a vent'anni dalla svolta autoritaria, inducevano l'opposizione sciita a recedere dalla richiesta di convocazione del Parlamento. L'emiro si rifiutava, però, di accogliere la richiesta e di fronte all'acuirsi della tensione, rilanciata nei primi mesi del 1996 dall'esecuzione di un giovane sciita, accusava l'Iran di fomentare l'opposizione al fine di destabilizzare il Paese. Nel 1997, in seguito a queste tensioni, la sottocommissione ONU per la prevenzione delle discriminazioni e per la protezione delle minoranze accusava il Bahrein di abusi sistematici nel campo dei diritti umani (torture ai prigionieri, esecuzioni sommarie ed eccessivo ricorso al carcere per le donne). Nel 1999, dopo la morte del sovrano, l'emiro ʽĪsa ibn Salmān al-Khalīfah, saliva al trono il figlio Ḥamad bin ʽĪsa al-Khalīfah, che si impegnava a mantenere la linea politica intrapresa dal padre e, in particolare, a non compromettere i rapporti con l'Occidente. Nel luglio dello stesso anno, comunque, il nuovo sovrano come primo atto del suo regno, decretava la scarcerazione del leader dell'opposizione, Shaikh ‘Abd al-Amīr al-Jamri, velato segnale di apertura verso la democrazia. Alle elezioni parlamentari del 2006 i movimenti influenzati dai religiosi hanno ottenuto 29 seggi su 40 (17 sciiti, 12 sunniti); stesso risultato nel 2010 con un seggio in più guadagnato dagli sciiti. Nel febbraio 2011, sulla scia delle manifestazioni popolari del Maghreb, l'opposizione sciita organizzava una serie di violente proteste, per chiedere una svolta democratica e la liberazione dei prigionieri politici. Un mese più tardi l'Arabia Saudita inviava un contingente militare di mille uomini per riportare l'ordine nel Paese, dove le manifestazioni continuavano da più di un mese.

Cultura

La posizione del Bahrein nel Golfo Persico, vera e propria cerniera fra Egitto, Mesopotamia e India, ha influenzato profondamente fin dall'antichità il costume nazionale, che si rivela di gran lunga più aperto e cosmopolita rispetto agli altri Stati della penisola arabica. Pur abitato fin da tempi remoti, come testimonia la ricca area archeologica di Qal'at al-Bahrain (iscritta nella lista del patrimonio UNESCO nel 2005), che testimonia una presenza umana ininterrotta a partire dal IV millennio a. C. fino all'età moderna, il Paese conserva poche tracce del suo passato: la moschea di Suq al-Kahamis a Bilad al-Qadim, risalente almeno in parte al VII-IX secolo, alcune moschee del XV-XVII secolo e case di architettura tradizionale. L'emirato conta su una importante tradizione musicale folclorica, nel cui patrimonio spiccano i fidjeri, ovvero i canti di lavoro dei pescatori di perle. Il governo del Paese è impegnato nella salvaguardia delle antiche tradizioni artigianali, quali la produzione di ceramiche o di canestri di foglie di palma, in cui si sono specializzate le maestranze dei vari villaggi. La ricchezza prodotta dall'estrazione del petrolio ha permesso la fioritura di un grande numero di istituzioni culturali, quali il Bahrain National Museum (sito a Al Muharraq), che ospita importanti collezioni archeologiche ed etnografiche, e il Beit Al Qur’an (Manama), depositario di una fra le più notevoli raccolte di esemplari manoscritti del Corano, che ben testimoniano lo sviluppo dell'arte calligrafica nell'Islam in territori compresi fra la Cina e la Spagna. La vivace vita artistica dell'isola ruota intorno a un piccolo numero di gallerie private. Le tradizioni gastronomiche del Bahrein non si discostano da quelle comuni a tutto il mondo arabo: i piatti più abituali sono il makbus, carne o pesce accompagnati da riso speziato, e il classico hamburger shawarmah. Il caffè è molto diffuso: è possibile assaggiarne diverse varietà aromatizzate, nei coffee shop (spesso riservati ai soli uomini) o nelle case private, offerto in segno di ospitalità.

Bibliografia

A. Wilson, The Persian Gulf, Londra, 1928; A. Faroughy, The Bahrain Islands, New York, 1951; M. Tweedy, Barhain and the Persian Gulf, Ipswich, 1952; S. H. Longrigg, Oil in the Middle East, Londra, 1968; Autori Vari, Die arabischen Länder, Lipsia, 1970; B. Gérard, J. Del Grave, Le Bahrain, Boulogne-Billancourt, 1974.