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Maghreb

nome con cui, nel mondo arabo, si designa l'insieme di alcuni Paesi dell'Africa nordoccidentale (Marocco, Tunisia e Algeria). Cerniera tra l'Africa e l'Europa – e pertanto, da sempre, regione di grande importanza strategica – il Maghreb trova la propria unità in caratteri geografici apparentemente superati dalle diversità politiche e dalla stessa vicenda coloniale: da un lato, il determinismo fisico, che contrappone la ristrettezza delle vallate e delle fasce costiere irrigabili alla difficile accessibilità dei massicci montuosi e delle aree desertiche interne; dall'altro lato, il comune substrato etnico berbero, marginalizzato e tuttavia indomabile, che estende l'identità regionale, oltre allo spazio occupato da Marocco, Algeria e Tunisia, anche alla Mauritania, al Sahara Occidentale e alla Libia. Ne scaturisce una territorialità endogena che ha trovato i propri fulcri nelle comunità locali centrate laddove (le città “interne” di Fès e Meknès, a W; di Tlemcen, Tiaret e Costantina, a E) era possibile integrare la pastorizia dell'Atlante e del Tele con l'arboricoltura del pedemonte e le colture cerealicole della pianura. L'organizzazione della rete urbana e viaria ha finito per aprire questo spazio attraverso le “porte” marittime e sahariane, divenute, in epoche differenti e in maniera più o meno stabile, nuovi elementi di aggregazione che hanno favorito le penetrazioni esterne e, dunque, la formazione di nuove territorialità, questa volta prevalentemente esogene. La penetrazione araba, iniziata già nel sec. VII , si adeguò dapprima al modello endogeno: lo dimostra la fondazione della stessa Fès o di Marrakech; ma la seconda invasione (sec. XI) ebbe effetti dirompenti, scardinando le strutture agricole dell'interno e avviando un processo di nomadizzazione che dall'Alto Atlante e dai rilievi subsahariani si estese alla sezione settentrionale del grande deserto. Ma anche la fascia mediterranea ne restò coinvolta: le popolazioni locali si rifugiarono nelle zone montuose (per esempio la Cabilia) e le città (come Bona e Bugia, le odierne Annaba e Béjaïa) si trasformarono in basi per le incursioni piratesche verso le coste europee. Nel complesso, il controllo delle città sul territorio veniva a sfumare e il particolarismo religioso si affermava come opposizione a un potere centralista, imprimendo alla struttura geopolitica del Maghreb un carattere ancora oggi riemergente nell'integralismo islamico. La colonizzazione europea sembrò portare un elemento di riunificazione nella geografia maghrebina, e non tanto per la dominante presenza francese, quanto per l'apparente razionalizzazione del settore primario, che tuttavia si tradusse nella sovrimposizione dell'agricoltura europea a quella, residua, locale attraverso gli accorpamenti fondiari, con la conseguente emarginazione di grandi masse autoctone di senza-terra. Ciò ha dato origine a un fenomeno patologico di urbanesimo, senza che le città esprimessero funzioni economiche tali da assicurarne una crescita equilibrata. Le vicende storico-territoriali spiegano, in buona misura, la divaricazione delle strategie di sviluppo successive all'indipendenza degli Stati maghrebini: mentre l'Algeria privilegiava il modello del “polo industriale”, fondato sulla siderurgia e la raffinazione degli idrocarburi, trasformando le risorse naturali e favorendo la creazione di un tessuto produttivo diffuso intorno alle grandi agglomerazioni (Orano, Annaba, Skikda, Arzew, la stessa Algeri), la Tunisia e il Marocco si orientavano piuttosto verso l'esportazione delle materie prime e l'industrializzazione basata su capitali esteri, attratti anche dal basso costo della manodopera e certo meno attenti alle esigenze dello sviluppo locale. Ne è derivato un quadro economico la cui diversificazione e scarsa integrazione deprime le potenzialità del Maghreb nel contesto africano e mediterraneo. Libia e Mauritania appaiono ormai del tutto estranee alla regione maghrebina: la prima per la radicale chiusura politica, la seconda per il netto spostamento del baricentro sulla regione saheliana, dopo il conflitto perdente con il Marocco, per il controllo del Sahara Occidentale, a sua volta rimasto in una posizione politico-amministrativa incerta. Le tensioni religiose, particolarmente gravi in Algeria, contribuiscono a ridurre la capacità di integrazione e il peso economico del Maghreb che, da una posizione geografica di centralità, rischia di trovarsi nuovamente in condizioni di dipendenza e di emarginazione dai quadri internazionali più dinamici. In arabo, al-Maghrib (Occidente).