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Campionési, Maèstri-

scultori, lapicidi e architetti lombardi, operanti nell'Italia settentrionale fra la seconda metà del sec. XII e la fine del XIV. Diversamente dai Magistri Antelami, non costituirono una maestranza ufficialmente riconosciuta, ma furono in seguito accomunati per una visione dell'arte che si rifaceva a moduli di estrazione romanica. Provenienti dalla zona di Campione (lago di Lugano) e dall'antica diocesi comasca, i Maestri Campionesi dovettero educarsi prevalentemente presso i maestri provenzali, come dimostrano alcune opere superstiti: le sculture del pontile del duomo di Modena (1160-75), di Anselmo da Campione, e gli otto Apostoli (1185-87) nella navata sinistra del duomo di Milano. Altre opere si trovano nel duomo di Parma (arca sotto l'altare maggiore, ca. 1190) e in quello di Basilea (Storie di S. Lorenzo, ca. 1200). Una corrente modenese di questi maestri è rappresentata dal Re Magio del Museo di S. Stefano a Bologna, dal Personaggio scrivente del Museo di Palazzo Ducale di Mantova e dal citato altare di Parma, gruppo integrato dalla produzione di Ottavio, figlio di Anselmo, costituita dai rilievi della Porta Regia del duomo di Modena (1209-31). Nel sec. XIII le opere dei Maestri Campionesi in Toscana presentano caratteri provenzaleggianti e ricordi paleocristiani. Di questo periodo va ricordato in particolare Guido da Como, autore, insieme al fratello Lanfranco, del fonte battesimale del battistero di Pisa (1248) e del pulpito di S. Bartolomeo in Pantano a Pistoia (1250). Le Storie di S. Regolo (nartece del duomo di Lucca), attribuite a Lanfranco, rivelano un artista notevole, di raffinata sensibilità. Le opere del sec. XIV rivelano inoltre una scarsa adesione alle nuove proposte gotiche. L'opera più significativa del periodo, la Madonna col Bambino (Chicago, Art Institute), presenta caratteri affini a quelli di Arnolfo di Cambio. A Ugo da Campione, del quale si hanno scarse notizie, vengono attribuiti: l'arca di Guglielmo Longhi (ca. 1319, ora in S. Maria Maggiore a Bergamo), vicina ai modi di Guido da Como; sei statue della loggia degli Osii a Milano (1330), con aperti richiami al realismo nordico; il paliotto d'altare dell'antica cattedrale di Como (1317). Giovanni da Campione apre invece la via dell'evoluzione in direzione gotica, attraverso apporti di Giovanni di Balduccio e influenze nordiche. È la via seguita da Bonino da Campione, una delle personalità più notevoli dei Campionesi. L'ultimo di essi, Matteo, che operò nel duomo di Monza mostrando segni evidenti dell'influenza di Bonino, morì nel 1396.

C. Baroni, Scultura gotica lombarda, Milano, 1944; G. De Francovich, Benedetto Antelami, parte II, Firenze, 1952 (con bibl.); F. De Maffei, Le Arche Scaligere, Verona, 1954; J. Pope Hennessy, Italian Gothic Sculpture, Londra, 1955.